Quant’è lontano quel 2011…

Quant’è lontano quel 2011…TuttoJuve.com
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
domenica 13 settembre 2015, 11:00Primo piano
di Francesco Carini
Questo è l’anno in cui Allegri dovrà dimostrare il suo vero valore, come fece Conte da neotecnico bianconero 4 anni fa. Intanto è notte profonda

«Clamoroso allo Stadium, Chievo in vantaggio». Questo è quello che avrebbe recitato Sandro Ciotti al quinto minuto del match disputato dalla Juventus ieri sera contro il Chievo. Clamoroso, ma non troppo, considerando l’inizio di stagione da incubo della Vecchia Signora.

La squadra non ha alcun gioco e riesce a ripartire solo su iniziativa dei singoli. Il rigore è stato concesso su una bella iniziativa di Cuadrado, ma non esiste né spettacolo, né affiatamento. Come attenuante c’è sicuramente l’eccessivo numero di cambiamenti, che hanno visto stravolto l’assetto tattico e il volto di Madama, ma, ad essere sinceri, ci si aspettava molto di più. Un punto in tre gare è un’onta per qualunque compagine, in particolar modo per una società che ha speso più di 100 milioni di euro. L’organico messo a disposizione del mister livornese manca probabilmente di qualche pedina, anche se ci sarebbe la fila di allenatori pronti a barattare i propri giocatori con quelli che si allenano quotidianamente a Vinovo.

Sono venuti a mancare tre elementi di carisma ed esperienza come: Tevez, Vidal e Pirlo, soprattutto l’assenza di Mozart sta pesando come un macigno, considerando che Marchisio è sì un jolly, però non rende come potrebbe fare in posizione avanzata. Purtroppo ci si è concentrati troppo sulla figura del trequartista, dimenticando in pieno quanto sia stato fondamentale l’arrivo di Andrea nel 2011 e come ci si dovesse concentrare a ritrovare sul mercato un degno sostituto (anche se i suoi livelli restano inavvicinabili).

Quando Conte arrivò 4 anni fa, furono acquistati: Lichtsteiner sulla fascia, Pirlo con la fama di giocatore finito, Vidal da promessa, Giaccherini come tuttofare e Vucinic in qualità di Top Player. Gli undici che andarono in campo disintegrarono il Parma alla prima giornata, al battesimo dello Stadium, ribaltando ogni pronostico e vincendo uno scudetto impensabile ad inizio anno, proprio ai danni del Milan allenato da Allegri. Quella squadra non si conosceva da prima, ma aveva un gioco spettacolare per gli uomini a disposizione, e le pecche ostentate dal reparto offensivo erano solo  frutto di una rosa che non contava campioni del calibro di Ibrahimovic, Pato o Cassano.

Adesso, a distanza di circa 1500 giorni, ci ritroviamo con degli ottimi giocatori che vanno in campo privi di un’impronta che ne identifichi lo stile di gioco. Si rimprovera ancora a Conte l’eliminazione subita a Istanbul nel dicembre 2013, dopo aver raggiunto i quarti l’anno precedente con Matri e Quagliarella in campo contro il Bayern (futuro campione d’Europa). Le critiche piovvero e giungono ancora senza ritegno, non contando che il lavoro del pugliese si è visto anche la stagione scorsa e che anche Ancelotti, alias Mister Champions, nella sua esperienza torinese fu eliminato nel 2000 in un girone composto da: Amburgo, Panathinaikos e Deportivo de La Coruña.

Grande merito deve essere dato ad Allegri per aver continuato e limato la passata stagione il lavoro effettuato dall’attuale CT della nazionale sulla corazzata da lui costruita, ma non si può tacere sul fatto che il vero valore del toscano si vedrà a partire da quest’anno, con una squadra da modellare come ha fatto il suo predecessore nel 2011. Ai posteri l’ardua sentenza… Intanto si attende una risposta da Juve e non da campioni allo sbaraglio. Historia docet!

© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport