Quando John Elkann non era disposto a firmare per il secondo posto…

Questione di giorni. O di ore. Poi dovrebbe avvenire l'annunciato cambio di allenatore alla Juventus: nel solco tracciato dalle dichiarazioni di fine ottobre di John Elkann…
13.01.2010 08:18 di Thomas Bertacchini   vedi letture
Quando John Elkann non era disposto a firmare per il secondo posto…
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Da Napoli al Napoli. Dagli inizi della splendida carriera di calciatore nella sua città, alla (probabile, quasi certa) fine della prima esperienza da allenatore. Destino crudele, quello di Ferrara. Al di là dell’utopia di un progetto-Juventus che dopo poche giornate aveva dato segni di cedimento, tra lui e Leonardo (i due nuovi volti del "guardiolismo all’italiana") chi sembrava si trovasse in una situazione migliore alla partenza del campionato era il primo. Una campagna acquisti onerosa contro la cessione di Kakà e l’addio di Maldini; una squadra ritoccata nei settori dove era necessario intervenire (e con Cristiano Zanetti) in confronto ad un gruppo orfano di alcuni big e squilibrato verso l’attacco; tredici punti nelle prime cinque gare contro i sette dei rossoneri, conditi con uno 0-4 nel derby con l’Inter ed il contorno della sostituzione ritardata, mancata e polemica di Gattuso (poi espulso). Il giocatore che - in questi mesi - ha dato i maggiori segni di nervosismo a Milanello: grazie all’intervento della società (Galliani) tutto è stato risolto. La società: quella che è mancata a Ferrara e che invece ha sostenuto il brasiliano nei momenti peggiori.
Juventus-Milan: la quantità (attuale) contro la qualità. Ha vinto la seconda: pronostico rispettato. Si accumulano infortuni a ripetizione: anche la sfortuna si accanisce dove lo staff bianconero non ci mette del suo. Confermato (una volta tanto) lo schema utilizzato a Parma: 4-4-2. Più coperti, meno propensi - però - all’offensiva. Stavolta ai rossoneri non ci sono voluti tre calci di rigori per vincere (come contro il Genoa): sono bastati tre calci d’angolo. Il solo Chiellini si salva dalla desolazione generale. Marchisio, all’altezza dei guardalinee, serve poco. Meglio i brasiliani del Milan (e mancava Pato…) di quelli della Juventus. Sei sconfitte nelle ultime otto gare ufficiali: media da retrocessione (ed in Champions League è andata proprio così). Due "zuccherini" (le vittorie su Inter e Parma - più gustoso il primo) con il bonus di un pareggio ben retribuito: quello con gli arabi dell’Al Ittihad, in amichevole. Almeno lì non si è perso.
I risultati, alla fine, sono quelli che contano: in loro funzione e nella frenesia di non perdere contatto con l’Inter, non si è mai cercato la via del gioco. Se la bellissima partita contro la Sampdoria è stata in parte rivalutata dal crollo che i blucerchiati hanno subito nelle giornate successive, la gara a Marassi con il Genoa è rimasta quella della prima metà di stagione dove la Juventus ha mostrato più compattezza, atteggiamento aggressivo e fluidità di manovra.
A dodici punti di distanza dai nerazzurri e a quattro dal Milan non rimane che sgomitare con il Napoli e guardare dallo specchietto retrovisore Roma e Fiorentina. Nel recupero dei viola contro i rossoneri, a questo punto, è meglio augurarsi quantomeno un pareggio. Il risultato ideale? Un successo del Milan.
In vista dell’incontro di coppa Italia contro il Napoli si fa la conta dei superstiti: tra i pochi arruolabili anche Marchisio, che però è squalificato. Si aggregheranno i giovani: qualcuno, invece, dovrebbe arrivare dal mercato di riparazione. In una fascia sinistra dove Molinaro correva ma non crossava e Grosso non corre e non crossa più, Criscito sta crescendo bene a Genova: al momento attuale sarebbe più utile alla causa bianconera lui piuttosto di Palladino. Entrambi sono in comproprietà con il Genoa, così come il ricercato Lanzafame (in prestito al Parma) con il Palermo. Condivisibili le lamentele di Ghirardi sulle pressanti attenzioni della Juventus: non faccia però confronti con quello che era accaduto la scorsa estate. Allora non c’era Bettega, e chi potrebbe allenarlo adesso non sarà più Ferrara ma un tecnico a cui verranno consegnati giocatori con determinate caratteristiche.
Tolto Lavezzi entra Denis: potrebbe non bastare a fermare un Napoli che dal cambio dell’allenatore (Donadoni, grazie a chi di dovere per avercelo messo anche in nazionale) non si è più fermato. Nessuna sconfitta in dodici giornate, ventisei punti e l’aggiunta di Dossena dove si avvertiva la necessità di un acquisto: i cambi di rotta, sotto il Vesuvio, hanno portato beneficio. Anche se Pierpaolo Marino non era la causa di un inizio campionato sballato.
Superata, in un modo o nell’altro, la gara contro i partenopei si tornerà a giocare per il campionato. A Verona, casa Chievo, con un attacco spuntato: causa squalifiche e infortuni giocherà sicuramente Del Piero. Difficilmente verrà schierato dall’inizio il rientrante Iaquinta: in un terreno come quello dove ha vinto l’Inter (del pugno di Quaresma) nel giorno dell’Epifania, potrebbe rappresentare un rischio troppo grosso. Si tratterà, comunque, di una delle scelte difficili di cui si occuperà il nuovo allenatore bianconero. Di sicuro da noi non avrà modo di annoiarsi. L’obiettivo? John Elkann, a fine ottobre, aveva dichiarato che non avrebbe firmato per il secondo posto. Tutti avevano interpretato queste parole come una sfida lanciata all’Inter per la vittoria dello scudetto. Invece, con il passare del tempo, si è capito quale fosse il reale obiettivo della società: il terzo posto. Che perdoni i suoi tifosi: non avevano capito. Pensavano di tifare per la Juventus.