PER UN FUTURO DEGNO DEL PASSATO

Ritorno dell'Europa League: dopo il 2-1 dell'andata ad Amsterdam, anche con una sconfitta di misura la Juve passerebbe il turno. Ma i bianconeri non devono accontentarsi. L'Europa League porta alla finale di Supercoppa Europea, non va dimenticato.
25.02.2010 09:40 di Thomas Bertacchini   vedi letture
PER UN FUTURO DEGNO DEL PASSATO
© foto di Alberto Fornasari

"Quella contro il Racing Santander è stata la peggior partita del Barcellona sotto la gestione Guardiola". Parole e musica di Johan Cruyff. Il direttore d’orchestra che incassa i fischi è il giovane "Pep", suo giocatore ai tempi in cui era l’olandese a guidare i blaugrana dalla panchina. L’incontro, per la cronaca, è finito 4-0 per il Barça. Ciononostante il mister accetta, senza nessuna sceneggiata, la dura critica. Coppa del Re, campionato spagnolo, Champions League, Supercoppa di Spagna, Supercoppa UEFA, Mondiale per club: da maggio a dicembre del 2009, sei trofei vinti in sette mesi. Chapeau: per la classe dimostrata nelle vittorie e nell’accettare le osservazioni. Non è tutto oro quello che luccica (negli altri paesi): ma c’è da imparare. E sino a quando ci saranno esempi sbagliati, nel nostro campionato si continuerà ad indietreggiare come i gamberi. Guardiola, inoltre, come i Trapattoni, i Lippi e i Capello bianconeri: non ci si deve mai accontentare.

Si chiama Europa League, non è la Champions League: meno introiti, meno fascino, musica diversa. Porta prestigio, per chi la vince: non come la coppa "vera", però. Quella dalle "grandi orecchie". Quella che ti pone in cima al Vecchio Continente, che ti fa guardare gli altri dall’alto verso il basso e che ti permette di realizzare un "filotto": finale per la Supercoppa UEFA e partecipazione al Mondiale per Club. Supercoppa UEFA, peraltro, che si gioca con la vincente dell’Europa League. A furia di piangere su quello che poteva essere e non è stato, forse, ci si è dimenticati di questo particolare.

Non ci si deve accontentare del 2-1 sull’Ajax a domicilio (il loro): è troppo pericoloso. Bisogna giocare per vincere, anche se una sconfitta di misura (1-0) garantirebbe ugualmente il passaggio al turno successivo. Questa squadra, al momento, non è in grado di gestire una singola partita: figuriamoci due (andata e ritorno). Comunque si sta lentamente ritrovando. Nel frattempo, Buffon si blocca (adduttori coscia destra) mentre Camoranesi si sblocca, e torna ad essere nuovamente disponibile. Nella partita contro il Bologna, a Torino, durante il girone di andata (27 settembre 2009, risultato finale 1-1) iniziarono ad avvertirsi i primi problemi alla macchina messa a disposizione di Ciro Ferrara: da quel momento in poi, da fuoriserie è diventata un’utilitaria di lusso nell’arco di due mesi e mezzo circa. Nell’incontro successivo, contro il Palermo, ci fu il primo tonfo. Fragoroso. Al ritorno, i bolognesi sono stati "sistemati" con un uno-due firmato Diego e Candreva: il "nuovo" che avanza. Anche guidato dal "vecchio": senza un Del Piero così, la vittoria sarebbe stata una chimera. Sfumata la Champions League, la speranza è di prendersi ora delle rivincite in Europa League. Nell’attesa di confermare il quarto posto in campionato e puntare Milan o Roma. Nel caso una delle due abbandonasse anticipatamente la rincorsa all’Inter.

Inter, Inter e Juventus, Juventus e Inter: lontanissime in Italia (14 punti), divise in Europa da due competizioni diverse. Ma quello che succede ad una finisce sempre con interessare l’altra. Storia di una rivalità sempre esistita, accesissima a più riprese, esplosa definitivamente durante e dopo Calciopoli. L’Inter (di oggi) che gioca a fare la Juventus (di ieri), con risultati diversi: l’interismo che si confonde con l’isterismo. Storie di mani incrociate per mimare le manette, di fazzoletti bianchi, di frasi ingiuriose agli arbitri, di pressioni agli ispettori federali ai bordi del rettangolo di gioco, di risse nel tunnel che conduce agli spogliatoi, di espulsioni giuste, assurdamente prese ma duramente contestate. Storie, queste, come esempio, che si sono consumate tutte in una sera. In un tranquillo sabato di follìa. Con il dessert della telefonata domenicale (Moratti-Abete). Se questa è la punta dell’iceberg del campionato italiano, non ci si chieda perché all’estero non siamo più seguiti.

E la Juventus? (Ora) Sorride, si compiace di una sorta di (mini-)crescita, si coccola e si lascia coccolare dalla calma e dalla compostezza di Zaccheroni: dopo gli ultimi mesi di terrore, tutto quello di positivo che arriva è il benvenuto. La strada da percorrere è ancora lunga, lunghissima. L’arrivo (il ritorno) di Bettega è stato il primo passo. Che qualche frutto inizia a portare. Ma non si possono, attualmente, fare paragoni con altre realtà vincenti: bisogna ancora vivere alla giornata.
Adesso si pensi a sculacciare i giovani lancieri, e si continui a costruire un futuro degno del passato. Gli interismi (e gli isterismi) si lascino a chi di dovere: c’è differenza tra il guardarsi i piedi e guardare l’orizzonte. Va bene la rivalità: ma non deve essere un limite. Di avversari, non ne esiste uno (o una) soltanto: quella, è una mentalità da provinciale. Non da Juventus. L’unico obiettivo da raggiungere è tornare ad essere se stessi. Cioè i migliori.
Perché chi sa vincere non si deve accontentare mai.