Milik racconta il suo calvario: "Due anni terribili, Agata la mia luce"

Milik racconta il suo calvario: "Due anni terribili, Agata la mia luce"TuttoJuve.com
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di Alessio Tufano
L'attaccante della Juventus ha parlato del lungo periodo di inattività all'emittente radiofonica polacca Rmf

Intervenuto ai microfoni dell'emittente radiofonica polacca Rmf, Arkadiusz Milik ha raccontato il proprio calvario, segnato dagli infortuni che lo hanno costretto a rimanere lontano dal campo negli ultimi due anni: "In tutto questo tempo la mia compagna Agata mi ha sostenuto e mi ha dato forza quando non ne avevo più. Ho pianto davanti a lei, guardandola negli occhi, lei mi abbracciava e rimaneva lì. Le sarò sempre enormemente grato".

"Sarò sempre grato alla mia compagna, grazie a lei non mi sono arreso"

L'attaccante ha spiegato quanto sia stato complicato affrontare quei mesi, al punto da faticare ancora oggi a descrivere le emozioni vissute. "Quel periodo è stato così pesante che faccio fatica a descriverlo. Se entrassi davvero fino in fondo in ciò che ho provato, probabilmente inizierei a piangere. Agata è stata il sole durante le giornate buie. Depressione è una parola importante e non direi di essere stato clinicamente depresso, ma ho attraversato cadute emotive molto profonde e difficili da gestire. Noi calciatori, soprattutto gli attaccanti, pensiamo spesso che tutto ruoti intorno a noi. Poi guardi il film al quale hai sempre partecipato e ti accorgi che continua senza di te. Sei seduto di lato come spettatore e nessuno presta più attenzione a te. Mancano adrenalina, eccitazione, dopamina e la cosa che ami".

Il dramma delle continue ricadute

A rendere ancora più pesante quel periodo è stato il susseguirsi di speranze e ricadute, in un ciclo che sembrava non avere fine. "Ogni volta ricominciava lo stesso ciclo: speranza, allenamento, sorriso, nuovo infortunio, caduta profonda. Poi ancora speranza, ritorno, nuovo stop. A un certo punto pensavo: 'Non ce la faccio più'. Dentro di me, però, c’è sempre stata una voce che mi diceva di continuare nonostante il dolore. Il calcio è ciò che amo, la mia passione e la vita che conosco. Arriverà un giorno nel quale deciderò consapevolmente di appendere gli scarpini. So che al mondo esistono problemi molto più gravi dei miei. Nonostante tutto, la vita mi ha dato più di quanto potessi sognare. Per questo continuerò a lottare per tornare al calcio e al livello che avevo. Sento di potercela fare e voglio provarci