LO STRANO CASO DEL SIGNOR AMAURI

Da salvatore di una nazionale priva di un attaccante di peso, ad emarginato. Perchè "straniero", juventino e non più utile. Crollato come la Vecchia Signora, ora torna in nazionale...
07.08.2010 13:15 di Thomas Bertacchini   vedi letture
LO STRANO CASO DEL SIGNOR AMAURI
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© foto di Filippo Gabutti

Ed eccolo lì: Amauri Carvalho de Oliveira, professione attaccante, cittadino italiano a partire dallo scorso marzo, convocato da Cesare Prandelli per l’impegno amichevole della (nuova) nazionale di martedì prossimo a Londra contro la Costa d’Avorio.
Completerà il reparto offensivo, in compagnia dei vari Borriello, Giuseppe Rossi, Quagliarella e - finalmente, per il "popolo" che lo richiedeva da tempo a gran voce - Cassano e Balotelli.

La lista non è stata stilata da Marcello Lippi. A scorrerla, però, non sembrerebbe così: sei giocatori della Juventus (tanto per ricordare: manca "almeno" un Buffon, ad integrare la truppa…) ed uno solo dell’Inter (che, oltretutto, sta per trasferirsi in un’altra società). Va detto, a onor del vero, che si tratta di una semplice amichevole prima degli impegni ufficiali (qualificazione agli Europei del 2012), e che Gilardino e Pazzini, il nuovo CT, li conosce benissimo.

All’inizio della scorsa stagione il ruolo di prima punta della nazionale era vacante: lo stesso Gilardino era partito al rallentatore, Pazzini non forniva le dovute garanzie, Toni stentava nel Bayern Monaco. Rimanevano in tre: Lippi, Amauri e i media italiani, in attesa di quella benedetta cittadinanza che non arrivava mai. C’era un mondiale da difendere con le unghie e con i denti, dopo Mauro German Camoranesi (lo volle Trapattoni) era arrivato il momento di un’altra eccezione alla "regola".

Poi… "In questo momento non mi sento in ballottaggio con Amauri perchè io sono italiano e lui è brasiliano. Devo confessare che questa situazione un po' mi dà fastidio. Capisco se uno è mezzo italiano e mezzo brasiliano, un conto è se non è proprio per niente italiano". Così Pazzini, lo scorso mese di novembre del 2009, diede il benvenuto alla possibile convocazione dell’attaccante della Juventus. Ringalluzzito dall’arrivo dei primi assist decisivi di Cassano, la sua stagione stava per cambiare decisamente volto. Era arrivato il momento di “parlare chiaro”, e di respingere altri pretendenti a quella maglia.

Divamparono le (ovvie) polemiche. Perchè "sì" a lui e "no" agli altri (Thiago Motta e Zarate)? Forse perché è juventino?
Rispose Giancarlo Abete, presidente della FIGC: "Oggi il parametro di riferimento è la cittadinanza. Un giocatore, se è cittadino italiano, ha tutto il diritto di essere convocato in Nazionale. C'è una politica della federazione che tende a non allargare oltre misura la presenza di giocatori non nati in Italia. Lo stesso CT Marcello Lippi ha detto più volte che si trattava di una situazione limitata a pochi calciatori. Non vogliamo perdere la nostra identità, ma non vogliamo nemmeno discriminare".

Se ieri il parametro di riferimento era la cittadinanza, oggi lo è la Germania ottima protagonista del mondiale sudafricano. Quella giovane, ma anche multietnica.
"Gli stranieri? Se hanno la cittadinanza italiana e giocano bene, non vedo perché non possano essere convocati in nazionale" (Cesare Prandelli, 1° luglio 2010).
Dichiarazioni rilasciate, ovviamente, con il benestare di Abete.
Tra Uruguay, Argentina e Brasile, sono una ventina (almeno) i giocatori cui si potrebbe attingere per rinforzare la nazionale azzurra laddove si dovesse ritenere necessario farlo.

Amauri, nel periodo in cui Pazzini rilasciò quelle dichiarazioni, smise di segnare. La Juventus di "giocare". Entrambi iniziarono a perdere: partite, convinzione, prestigio agli occhi del mondo intero.
Da possibile salvatore della patria ad emarginato di lusso. Giusto (per chi scrive) non renderlo partecipe della spedizione sudafricana agli ordini di Marcello Lippi.
Paradossale, adesso, leggere come venga considerata "normale", dai media, la sua convocazione: i due goals segnati in Irlanda allo Shamrock Rovers, la ritrovata brillantezza fisica e l’interesse manifestato da Mourinho ed il Real Madrid nei suoi confronti sono bastati a cancellare mesi di critiche feroci.

Ma ora potrebbe "servire" di nuovo: come "apertura" verso nuove convocazioni, sino al prossimo momento difficile, alla consacrazione di un altro attaccante, o magari fino ad una vittoria in una competizione importante di una nazionale diversa dalla Germania attuale (quindi, con tutti i giocatori originari di quel paese).
In quel caso passerebbe di moda l’idea di un gruppo di giocatori multietnico che si potrebbe tranquillamente integrare con chi è nato nella nostra penisola, si tornerebbe a difendere l’italianità nel senso più letterale (e stretto) della parola e tutti rinnegherebbero quanto detto nel passato. A Prandelli, ovviamente, verrebbe rinfacciato il suo aver militato, da calciatore, nella Vecchia Signora.

E se invece la nuova Italia dovesse rivelarsi vincente? Basterebbe contare i giocatori provenienti dalla Juventus. Anche se a qualcuno darebbe fastidio.