LA GRANDE BUGIA DELLO STADIO DI PROPRIETÀ

15.05.2019 10:20 di Massimo Pavan Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
LA GRANDE BUGIA DELLO STADIO DI PROPRIETÀ

Ci sono cose che si dicono solo e soltanto se si conoscono i fatti e noi i fatti li conosciamo molto bene. La Juventus ha cominciato a muoversi sullo stadio di proprietà negli anni novanta con Romy Gai e Carlo Diana e lo sappiamo bene perché proprio in quegli anni realizzai proprio una tesi dal titolo: “Come una società di calcio entra nel settore dell’entertainment”, con una conjoint analysis per individuare i profili giusti per uno stadio di proprietà e quali servizi aggiungere dal ristoro alla palestra al servizio negozi e nursery. Una ricerca come tante altre, che la società fece in quegli anni mentre i competitors in Italia dormivano sonni pensando solo al mercato.

Già allora la Juventus era avanti grazie alle intuizioni di Umberto Agnelli ma anche di Antonio Giraudo e Luciano Moggi, intuizioni completate da Blanc e Andrea Agnelli sotto la cui gestione si è inaugurato lo stadio, opera perfetta, per qualcuno piccola, per noi ideale per essere sempre pieno. 

Ci viene da ridere nel pensare a regali come sostiene qualcuno, si parla di 75 milioni, la Juventus aveva pronto il progetto dello stadio nuovo ma e’ stata mandata in B rallentando la crescita e creando un gap con le principali squadre europee che già allora erano suoi competitors. La Juventus con la b ha perso 5 anni e 200 milioni l’anno fate voi il calcolo, è abbastanza semplice. 

Fanno ridere certe accuse come se fossero regali, la Juventus si è guadagnata tutto e se ha ottenuto lo stadio e’ grazie a programmazione e lavoro cosa che in bianconero è la base ed unica via per arrivare ai successi.   

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