IL TERZO TEMPO - Mister, le è chiaro dove si trova? Sarà lo scudetto dei demeriti altrui. Tante incertezze il futuro prossimo e remoto
Che non fosse il miglior momento della stagione, lo si intuiva. Che la Juventus sprecasse il sesto match ball stagionale stagionale contro un’Udinese appena fuori dalle beghe della retrocessione, no. I friulani hanno fatto la loro partita: attendista, ordinata, colpendo la Juventus nei suoi punti deboli, ormai noti a tutti, ed hanno conquistato una meritata aritmetica salvezza. Terzini in grave difficoltà, con Alex Sandro triste emblema degli imbarazzi nelle retrovie, centrocampo incapace cronicamente di contrastare gli avversari, lasciando spesso la difesa in balia delle scorribande nemiche. Attacco asfittico e leggero, prigioniero dei lampi di genio dei suoi fuoriclasse.
Nelle scorse stagioni, quando la Juventus centrava qualche pareggio indesiderato, contro le cosiddette “piccole”, qualcuno rimproverava ad Allegri che “non sempre la giocata del singolo arriva a risolverti la partita!” Questa stagione è stato un continuo rincorrersi di gare risolte dai singoli, senza un’ombra di gioco o di organizzazione tattica. Sono nove i punti in meno rispetto alla scorsa stagione (prevedibile), trentotto i gol subiti (inaccettabile), ben diciotto i punti persi da situazioni di iniziale vantaggio (preoccupante). Sono i dati allarmanti di una squadra priva di tenuta mentale oltre che fisica. Si dirà, come spesso fa con ridondanza Sarri davanti ai microfoni: è un campionato anomalo, si gioca senza tifosi ed ogni tre giorni, in condizioni climatiche proibitive. Qualcuno allora mi dica da quale pianeta arrivano i giocatori di Milan, Atalanta, Sassuolo e compagnia bella, perché non sembrano affatto toccati da queste presunte, debolissime attenuanti.
Lo scudetto arriverà con tutta probabilità domenica sera, o addirittura prima, visto che le principali avversarie di Madama faticano a stare al passo. Ma sarà, senza ombra di dubbio, lo scudetto meno bello di questo straordinario novennato: per il Covid, per gli stadi vuoti, ma soprattutto perché la Juve non è più la Juve. Bella non è mai stata, ma perlomeno non si vantava o non pretendeva di esserlo. A dire il vero, a fatica ricordo una squadra così brutta. Talmente brutta da non sembrare vera. Bisogna rimandare la memoria ai tempi neri di Zaccheroni e Del Neri, tristemente tornati alla memoria per l’analogia delle reti subite quest’anno. Sarà più lo scudetto dei demeriti altrui che dei meriti dei vincitori, che proprio ieri festeggiavano i 3000 giorni consecutivi da campioni d’Italia. Attribuisco a questi demeriti gli scatti isterici e le spie di nervosismo dei vari Conte, Gasperini, Inzaghi, incapaci di cogliere la palla al balzo in una stagione in cui le zebre hanno perso più colpi del normale. Negli anni passati, una caduta della Juventus faceva rumore, oggi (una sola vittoria nelle ultime cinque gare) sembra la normalità.
Messo in cassaforte il tricolore, le nubi di addensano sul futuro: quello immediato (la Champions) e quel che c’è un po’ più in là (la prossima stagione). Il progetto ingloberà i già certi Arthur e Kulusevski; probabile anche il rientro alla base di Luca Pellegrini, vista la moria di terzini. Certi partenti Higuain, Pjanic ed il desaparecido Khedira. La rosa dovrà essere formata in tempi brevi, ma sui giornali si leggono nomi da brividi soprattutto se accostati a certe cifre. Paratici, Nedved ed il presidente Agnelli avranno l’ingrato compito di ringiovanire la rosa senza indebolirla, possibilmente cercando di accontentare un allenatore che, sinora, non ha ancora capito fino in fondo cosa sia la Juventus.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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