Il “metodo Erasmus” nel mercato Juve: prestiti, obblighi e scelte forzate

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di Massimo Pavan

Il “metodo Erasmus” nel mercato Juve: prestiti, obblighi e scelte forzate

La Juventus si trova oggi a fare i conti con un nodo strutturale che condiziona in modo profondo le strategie di mercato. Tra diritti che rischiano di trasformarsi in obblighi, attenzione massima ai costi e impossibilità di commettere errori, il club bianconero è chiamato a muoversi con grande cautela.

Il problema non è solo individuare i giocatori giusti, ma trovare profili sostenibili dal punto di vista economico. La Juve, in questa fase, non può permettersi investimenti definitivi rischiosi e per questo motivo è fortemente vincolata alla formula del prestito, spesso senza obbligo di riscatto.

Ed è qui che nasce quello che può essere definito il “metodo Erasmus” del mercato Juve: servono calciatori validi, disponibili a trasferirsi solo per sei mesi, accettando il rischio concreto di dover rientrare alla base al termine della stagione. Una condizione tutt’altro che semplice da accettare, soprattutto per giocatori già affermati o con una situazione familiare stabile.

Il caso En-Nesyri è emblematico. L’attaccante marocchino aveva dato il proprio assenso a un trasferimento alla Juventus, ma solo a titolo definitivo, non in prestito. Il club di appartenenza era disposto a lasciarlo partire per sei mesi, ma il giocatore non era convinto di fare le valigie per un periodo così breve, con l’incognita di un ritorno immediato. Una scelta comprensibile: non tutti sono disposti a vivere un’esperienza temporanea senza garanzie sul futuro.

Diversa, invece, la situazione legata a Kolo Muani. Il giocatore sarebbe favorevole a tornare in un ambiente che conosce e dove si era trovato bene, anche perché a Parigi lo spazio è limitato. Tuttavia, il vero ostacolo resta il Paris Saint-Germain, poco incline a riaprire un dialogo con la Juventus dopo una trattativa estiva dai contorni tutt’altro che semplici.

In sintesi, la Juventus è oggi alla ricerca di calciatori utili alla causa, ma che siano anche disposti ad accettare una “esperienza a tempo”, una sorta di Erasmus calcistico di sei mesi, con il rischio di dover poi rientrare al punto di partenza.

Un’opzione più semplice per i giovani, meno per chi ha famiglia, contratti importanti e stabilità da tutelare. Ed è proprio questo il grande limite del mercato bianconero attuale: non solo trovare talento, ma trovare disponibilità.

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