ESCLUSIVA TJ - Giovanni Trapattoni: "Juve-Milan sfida aperta ad ogni risultato. Il calcio offensivo è la loro dottrina. Gundogan tosto, ma dipende da Allegri..."

ESCLUSIVA TJ - Giovanni Trapattoni: "Juve-Milan sfida aperta ad ogni risultato. Il calcio offensivo è la loro dottrina. Gundogan tosto, ma dipende da Allegri..."TuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
martedì 17 novembre 2015, 09:00Primo piano
di Mirko Di Natale

Tredici stagioni alla guida della Juventus, un palmares ricco di successi e trionfi che colloca Giovanni Trapattoni tra le leggende viventi di questo sport. Ha vinto tutto ciò che nel mondo del calcio si poteva vincere, ha allenato i migliori calciatori e ha insegnato questa disciplina in tante diverse nazioni. Con lui al timone, i bianconeri sono stati il primo club a vincere tutto sia a livello europeo che a livello intercontinentale. La Redazione di Tuttojuve.com, in occasione di Juventus-Milan, ha contattato telefonicamente, in esclusiva, il doppio ex dell'incontro ed attuale commentatore 'Rai Sport' per avere un suo parere a riguardo:

Buongiorno mister, che partita sarà Juventus-Milan?

"Son due squadre dagli importanti valori tecnici che, tutto sommato, hanno una classifica ravvicinata e non per niente è definita una classica del calcio italiano. Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, auguriamoci che le paure non influiscano tra i calciatori in campo. Anche se ci sono delle differenze ben evidenti tra le due formazioni per quanto riguarda i calciatori e le loro qualità, l'incontro è aperto ad ogni tipo di risultato".

Quale giocatore vede decisivo sabato sera?

"Son tutti decisivi a quel livello perchè ci sono delle giocate individuali molto importanti. Sul collettivo, entrambe le squadre mettono in mostra le loro qualità; giocano un calcio moderno e molto offensivo".

Non c'è una favorita, dunque, tra Juventus e Milan?

"Sì, certamente. A mio giudizio sarà una sfida molto equilibrata, ci sarà molta distensione nell'arco dei novanta minuti. Le due squadre sono ben messe".

Dal punto di vista tattico, secondo lei, quali scelte i due mister dovranno fare?

"La Juve ha nel suo dna lo spirito d'iniziativa che la caratterizza, Mihajlovic nel suo carattere dimostra di non aver paura di nessuno. Sarà la forma, la condizione dei giocatori - la Juve ha qualche problema in più negli infortunati -, le giocate decisive che possono indirizzare la partita. Sul piano tattico si conoscono molto bene, il calcio offensivo è la loro dottrina. Mi auguro una partita spettacolare perchè entrambe sono capaci di crear spettacolo".

Pensa che l'attacco della Juventus sia poco pungente?

"Va a momenti. Ho fatto dei campionati in cui la squadra che ha sempre vinto il campionato italiano faceva 18-20 gol a testa e altri anni in cui i giocatori singolarmente segnavano di meno. Come Bettega. Non è un involuzione, ma può succedere. La squadra è capace di realizzare e non credo non ci sia questa opportunità. Una tattica molto attenta, purtroppo, preme molto su una certa libertà".

L'insicurezza apparente della difesa juventina è dovuta a qualcosa in particolare?

"No, assolutamente. Hanno preso dei gol un po' strani, ma il portiere è una garanzia. La Juve non ha questa apparente paura, ha giocatori che sanno il fatto suo come Chiellini. Ha un bel centrocampo e ha uno degli attacchi più importanti; magari è il momento di condizione oppure, magari, subiscono delle critiche che possono renderli un po' più facilmente influenzabili".

Quale consiglio potrebbe dare ai giocatori più giovani della rosa bianconera?

"Non vedendoli ogni giorno, non conosco i difetti di Morata. Conosco più le sue qualità. E' l'allenatore che deve infondere alla sua rosa quella sicurezza per poter farli esprimere al meglio".

Pensa che la Juventus potrebbe recuperare lo svantaggio in campionato?

"Son convinto che possa rientrare, anche se ha un po' di avversarie davanti. Fosse solo una. Non è facile raggiungerle tutte. Chi la sta convincendo di più? La Fiorentina gioca un bel calcio spumeggiante. Adesso il campionato entrerà nel vivo, ma la primavera sarà il momento della realtà".

Ilkay Gundogan o Ezequiel Lavezzi, chi vedrebbe meglio a Torino?

"Gundogan gioca in Germania e li sono abbastanza tosti. Il fatto di giocare in un campionato anche fisico è molto importante perchè in Italia c'è un pochino più di tecnica, ma l'attitudine fisica è un aspetto da non trascurare. Dipenderà molto dalle esigenze dell'allenatore, anche perchè gli inserimenti in una squadra non sono sempre così semplici".

Lei che è stato un allenatore tra i più vincenti nel mondo, si è mai chiesto quale potrebbe essere il segreto?

"Non c'è un metodo vincente. Ognuno esprime la sua personalità, il proprio carattere e quella che è stata la propria esperienza professionale. Dopo di che, cresci. Allegri, ad esempio, ha avuto una carriera importantissima ma Conte, magari, ha fatto qualcosa di più. Sulla base di cosa è stato il tuo passato, gli avversari incontrati e le loro caratteristiche, puoi trasmettere ai giocatori il comportamento da tenere. Perchè in Inghilterra c'è un certo calcio, in Francia un altro e in Germania un altro ancora. Anche se ci son giocatori internazionali, nello specifico contano molto le caratteristiche presenti nelle varie nazioni: in Germania è difficilissimo, in Inghilterra è altrettanto eterogeneo. In Italia, invece ci si conosce un po' di più. Le parole di Evra sul calcio italiano? Sì sono d'accordo con le sue parole. E' una nazione (l'Italia ndr), forse la prima, che sul piano tattico ha portato varianti e attenzioni, cose che in altri paesi come Inghilterra e Germania hanno sempre avuto un comportamento libero. Noi, con le nostre furbizie, li abbiamo sempre sorpresi".

E' uno dei pochi che si può vantare di aver allenato Inter, Juventus e Milan. Secondo lei, all'epoca, allenare una grande squadra era pressante come attualmente?

"E' pressante perchè, forse, son subentrate squadre come Lazio, Roma, Napoli. Allora Juventus, Milan ed Inter erano le tre squadre che andavano per la maggiore. Oggi queste squadre dispongono di grandi giocatori e questo le rende più competitive, si è creato, infatti, un certo equilibrio e la classifica lo testimonia".

Leggevo in una sua precedente intervista che ricordava, con piacere, la Coppa Campioni '63 del Milan. Alla Juve, invece, quale trionfo ricorda con più piacere?

"Ricordo tutte le partite vinte, specialmente le coppe, dove hai affrontato avversari dai grandi valori tecnici che erano molto potenti. Non c'è un successo in particolare, perchè uno vale l'altro a quei livelli".

Si ringrazia Giovanni Trapattoni per la gentilezza e l'enorme disponibilità dimostrata in occasione di questa lunga intervista.

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