ESCLUSIVA TJ - CERAVOLO: "Juve vincente sempre sul campo. Moggi un amico"
Franco Ceravolo inizia la sua carriera da dirigente nel 1984, nell'area tecnica del Napoli, dove rimane per quattro stagioni. Nel 1988 passa al Torino, dove resta fino al 1992, conquistando un Campionato Primavera. Dopo una parentesi di un anno alla Roma, nel 1994 torna a Torino sponda Juventus, dove rimane dodici anni con l'incarico di Responsabile Tecnico e Capo degli Osservatori. Con il settore giovanile bianconero vince quattro Tornei di Viareggio di cui tre consecutivi, due titoli italiani Primavera, tre Coppe Italia Primavera, tre titoli nazionali "Berretti", un Campionato Italiano Allievi, un Campionato Italiano Giovanissimi. Tra i giocatori da lui scoperti e lanciati nel calcio ad alti livelli ci sono Gennaro Gattuso, Domenico Criscito, Claudio Marchisio e Sebastian Giovinco. Ha lavorato anche come consulente esterno a Modena e come Direttore Generale a Crotone e Spezia. Nel 2007 diviene il responsabile dell'Area Tecnica del Queens Park Rangers in Inghilterra, dimettendosi il 18 dicembre 2007 per motivi familiari. Nel 2008-2009 costruisce da Direttore Sportivo la rosa del Livorno promosso in Serie A. Considerato dalla maggior parte degli addetti ai lavori uno dei migliori talent scout del mondo, oggi parla in esclusiva a TuttoJuve.com:
Cosa ha rappresentato per te la Juventus?
“Un pezzo di vita. Un’esperienza unica, dodici anni molto importanti dai quali ho ricevuto tanto ma ho dato anche molto. Lavorare per una delle società più importanti al mondo penso che sia il coronamento di una carriera per qualsiasi persona. La Juventus ha un fascino particolare, quando vai via non vedi già l’ora a distanza di poco tempo di volerci subito ritornare. Le emozioni provate qui, non le provi da nessun’altra parte”.
Hai lasciato la Juventus dopo lo tsunami di Calciopoli. Ha un po’ danneggiato la tua immagine? Che idea ti sei fatto, poi, di questa vicenda dopo l’uscita delle nuove intercettazioni?
“La Juventus ha sempre vinto sul campo, i fatti parlano chiaro. Noi lavoravamo ininterrottamente dalle 9 di mattina alle 2 di notte per rendere altamente competitiva la squadra e i risultati ci davano ragione, erano il frutto di un lungo e faticoso lavoro. Io, poi, tendo a sottolineare che non sono stato coinvolto assolutamente da Calciopoli. Ero solo stato tirato in ballo nel processo Gea, dove peraltro sono stato assolto con formula piena. L’uscita delle nuove intercettazioni, inoltre, è l’ennesima prova che la Juve non ha commesso nulla di illecito, anzi cercava di difendersi nelle sedi opportune così come facevano tutti gli altri”.
Ti senti ancora con Luciano Moggi?
“Non vedo il motivo per cui non dovrei continuare a farlo. Gli amici non li dimentico mai, soprattutto in questi momenti. Se sono arrivato fino alla Juve il merito è anche di certi dirigenti e io sarò sempre grato a loro della grande opportunità che mi hanno concesso. Sarebbe strano il contrario, anzi non capisco come facciano oggi certe persone del mondo del calcio a rinnegare certe amicizie. Nel calcio moderno c’è molta ipocrisia, poca riconoscenza. Si perde sempre più credibilità”.
Parliamo ora della Juventus di quest’anno. L’ingresso di Andrea Agnelli in società ha portato molto entusiasmo tra i tifosi e i risultati sono evidenti. Come giudichi attualmente l’operato della società?
“Sicuramente il ritorno alla presidenza di un Agnelli è qualcosa di importante. Io conosco molto bene Andrea e posso dire che è una persona competente, umile e molto professionale. Riporterà in breve tempo la Juventus ai vertici del calcio italiano e mondiale. La presenza di Marotta e Paratici nello staff, poi, è una garanzia. In breve tempo, infatti, hanno costruito una squadra competitiva pur non spendendo molto sul mercato. Per cui al momento i giudizi sono altamente positivi”.
Pensi quindi che lo scudetto sia un obiettivo possibile?
“L’organico della Juve non ha nulla da invidiare a nessuno. E’ dotato di tanti campioni e può dire la sua fino alla fine. Il Milan, ovviamente, parte leggermente favorito dopo il grande mercato di quest’anno e soprattutto per la presenza di Ibrahimovic, che sposta da solo gli equilibri di una squadra. Per quanto riguarda l’Inter invece è difficile ripetersi anno dopo anno, è fisiologico”.
Per quanto riguarda il mercato, invece, ritieni giusto che la società valuti una cessione di Buffon per fare cassa e reinvestire i soldi per rinforzare l’organico oppure non venderesti mai uno come lui?
“Buffon se ritornerà quello di prima è ancora il portiere più forte del mondo. Pertanto ci penserei due volte prima di privarmi facilmente di lui. Storari sta facendo bene, ma il vero Buffon non si discute assolutamente. Vale come un attaccante”.
Nella tua lunga carriera da dirigente, c’è stata anche l’esperienza in Inghilterra al Qpr. Che ricordi hai di quel periodo?
“E’ stata un’esperienza costruttiva, che rifarei sicuramente, finita prematuramente solo per problemi extracalcistici. La gente in Inghilterra vive il calcio serenamente, non ci sono mai polemiche durante la settimana, lo stadio è pieno di famiglie. Lì il calcio è vissuto come una festa, è come andare al cinema la domenica. Abbiamo ancora molto da imparare in tal senso dal calcio inglese, soprattutto per quanto riguarda gli stadi di proprietà. Solo la Juventus in Italia ha capito l’importanza di avere una propria casa, condizione necessaria per riavvicinare il pubblico al calcio e allontanare così tutte quelle problematiche legate alla violenza”.
Cosa vuoi dire in particolare ai tifosi bianconeri?
“I tifosi devono essere molto fiduciosi per il futuro perché questa società ha tutte le carte in regola per imporsi fin da subito. E poi, come già detto in precedenza, la presenza di Andrea Agnelli garantisce affidabilità, ambizioni e ritorno al successo. Il futuro è tutto dalla parte dei bianconeri. Con presidenti di queste qualità, poi, tutto è ancora più facile”.
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