Dybala a Repubblica: "Alla Juve ho imparato la voglia di vincere, volevo far quindici gol ora devo farne di più"
Parlo Dybala parla a Repubblica partendo da Gattuso fino a Messi: "Mi ha guidato solo per pochi mesi ma sì, mi ha insegnato a prenderle. In allenamento mi metteva trequartista e lui mediano: se lo saltavo, mi stendeva. Così ho imparato a gestire il contatto, a difendermi col corpo, ad anticipare gli interventi. Poi è arrivato Iachini che mi vedeva punta. Se non sei allenato non ce la fai. Prendete Cuadrado: sembra leggero ma le botte le assorbe, non lo butti giù. Messi lo studierò. Conoscerlo è l’unico sogno che non ho avverato, perché quando mi hanno convocato nell’Argentina lui non c’era. Non gli ho mai parlato, non gli ho mai giocato contro ma lo seguo in ogni cosa che fa, da lui credo di poter imparare tantissimo anche a livello umano. Per noi giovani argentini, il riferimento è lui. Al contrario di Maradona, non ha vinto il Mondiale e lo attaccano. Però io i paragoni non li faccio: avevamo Diego, abbiamo Leo e ci lamentiamo pure? Criticare Messi: pazzi siamo. Domani ci sarà Messi. Godiamocelo, godiamoci Agüero, Di Maria: allenarmi con loro è una fortuna e un’emozione. Quando giocherò con Messi credo che gli darò la palla anche se avrà attorno cinque avversari. Al cento per cento mi senti argentino, anche se a guardarmi sembro straniero, con questi occhi chiari. Quando ho dovuto scegliere non ho avuto dubbi, non ho mai fatto calcoli, so che nell’italia o nella Polonia avrei avuto meno concorrenza, ma io voglio giocare nell’Argentina e se non ci riuscissi dovrei farmi delle domande, non cambiare bandiera. Non sarei felice in una nazionale che non sento mia, con un inno che non è il mio, con colori che non sono i miei. Il mio amico Franco Vazquez ha la mamma italiana. Io di italiano ho solamente un passaporto grazie a una bi- snonna di cui non so nulla. Lui si sente italiano, io no».
Il papà: "Non c’era allenamento cui non mi accompagnasse. La malattia è stata lunga, la morte l’ho capita mesi prima che arrivasse. Mi manca moltissimo, però la sua assenza mi ha dato forza, maturità. Sono molto legato alla mia famiglia, mia madre è qui a Torino con me, ma sapevo che se volevo fare carriera non dovevo più dormire a casa, così a quindici anni sono andato a vivere nel pensionato del club. In Argentina si diventa uomini prestoc Io mi ero immaginato di giocare due o tre anni nel River o nel Boca, prima di essere pronto per l’Europa. Ma un giorno è arrivato Zamparini con dodici milioni e sono stato costretto ad andare".
La Juve: "Ho acquisito la voglia di vincere, che è una cosa strana è difficile. Dopo la finale di Berlino, tornai con l’aereo del- la squadra e mi colpì molto un episodio: Marchisio venne a presentarsi e mi disse: “Preparati bene, che l’anno prossimo dobbiamo vincere tutto”. Era incredibile: avevano appena giocato una finale di Champions e invece che alle vacanze pensavano già alla prossima. È lì che ho misurato la distanza tra Palermo e la Juve. iachini mi voleva prima punta, Allegri mi tiene più in- dietro. Ho spesso la palla tra i piedi, è il lavoro che faceva Vazquez a Palermo e che qui divido con Morata. Avevo in mente di fare quindici gol in tutta la stagione, ma visto che sono già a dieci dovrò cambiare il numero. Sono più avanti del previsto in tutto. Ho la mia famiglia, che mi dice ciò che gli altri non hanno il coraggio di dirmi, benché io sia molto autocritico e sappia da me cosa non va. I miei fratelli se mi devono dare uno schiaffo me lo danno. Gustavo ha 35 anni, Mariano 32. Lui dicevano che a calcio fosse bravo, ma non ha avuto il coraggio o la volontà che ho avuto io: lasciare tutto e in- seguire un sogno".
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