BRADY, BAGGIO, DEL PIERO E LA RIVALITA' CON I VIOLA

Persa col Palermo l'occasione di staccare le dirette concorrenti per il quarto posto, arriva l'incontro con la Fiorentina. Con cui esiste una forte rivalità...
04.03.2010 12:45 di Thomas Bertacchini   vedi letture
BRADY, BAGGIO, DEL PIERO E LA RIVALITA' CON I VIOLA
TuttoJuve.com
© foto di Andrea Pasquinucci

"Contro il Palermo sarà dura... La società mi ha chiesto di portare la squadra nei primi quattro posti". Queste sono soltanto alcune delle dichiarazioni che Alberto Zaccheroni ha rilasciato nella giornata di sabato scorso. Prima, cioè, dell’incontro con il Palermo.
L’input della società, facilmente intuibile leggendo tra le righe, è quello di "arrivare almeno quarti". Non è più tempo di parlare di progetti, di 5 anni indispensabili (o necessari) per tornare ai livelli dell’ultima "vera" Juventus… Almeno il quarto posto in classifica a fine anno: con quello, Zaccheroni avrà salvato il salvabile. Non sarà una eventuale Europa League alzata ad Amburgo a cambiare le carte in tavola. Quella nata dalle ceneri di Calciopoli non è (ancora) la Juventus: si è passati da una società che si autofinanziava e vinceva, ad una che finanzia (molto) ma non vince; dalla competenza all’inesperienza; dalle trovate geniali agli errori più banali; dagli acquisti a sorpresa e tenuti nascosti sino all’ultimo, agli interessamenti e alle trattative sbandierate ai quattro venti. Ma queste cose sono evidenti da tempo: qualsiasi risultato fosse scaturito dall’incontro con i rosanero, non avrebbe comunque modificato lo stato delle cose.
Si è persa l’occasione per staccare il Palermo in classifica, approfittare dei passi falsi di Genoa, Sampdoria e Cagliari e del pareggio in extremis del Napoli. Per i più ottimisti: anche di recuperare due punti sulla Roma, portandosi a meno 7. Ora, invece, arriva il difficile: nella situazione complicata di dover sbagliare il meno possibile, i bianconeri devono affrontare la delicata trasferta di Firenze.

Fiorentina e Juventus: due squadre divise da una rivalità storica, una delle tante che accompagnano la leggenda bianconera. Naturale, per chi è forte, potente e vincente: altro che simpatia.
Negli ultimi trent’anni sono state diverse le occasioni, cariche di tensioni, nelle quali le strade delle due società si sono incrociate. Le polemiche, di conseguenza, non sono mai mancate. Soltanto in una di queste, però, sono arrivate a contendersi uno scudetto sino alla fine. Capitò nella stagione 1981-82.

In quell’annata la Juventus vinse al fotofinish un torneo avvincente, allora a 16 squadre. Quarantasei punti a quarantacinque, quando la vittoria ne assegnava due (e non tre) come adesso. In panchina Trapattoni, mago della corsa a tappe: in casa si costruiva gli scudetti, per difenderli poi in trasferta. Era il torneo delle sei vittorie bianconere consecutive a inizio campionato, che sembravano il prologo di una passerella trionfale. Invece preannunciarono un campionato più difficile del previsto. Si infortunò Bettega (addio mondiali in Spagna). Era la Juventus dei Zoff-Gentile-Cabrini, della classe umana e calcistica di Scirea, del cuore di Furino (e Bonini), degli "schizzi"di Tardelli, dei goals di Virdis e Galderisi. Una macchina capace di segnare 48 goals in 30 partite, subendone solo 14. Era la stagione in cui - per la prima volta - comparvero sulle maglie i nomi degli sponsor, della seconda retrocessione del Milan in serie B (stavolta per demeriti sportivi), del grave infortunio di Giancarlo Antognoni (a causa del durissimo scontro con il portiere genoano Martina) e del rientro di Paolo Rossi dopo la squalifica dello scandalo del calcio scommesse.
Il 16 maggio del 1982 le due contendenti si presentarono a pari punti nell’ultima giornata di campionato: 44 a testa. Il menù del giorno diceva: Cagliari-Fiorentina, Catanzaro-Juventus. Il delitto perfetto avvenne nella seconda frazione di gioco, dove ai viola venne annullato un goal di Graziani, mentre - a Catanzaro - l’arbitro Pieri ne assegnò una per la Juventus. Goal, gioco, set, match: scudetto cucito sulle maglie bianconere, seconda stella. Polemiche a volontà a Firenze: in testa ai contestatori, manco a dirlo, Franco Zeffirelli (querelato da Boniperti per la famosa frase: "Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano" ). Dietro a quella Juve, c’era anche l’avvocato Agnelli: "Zeffirelli? È un grande regista. Ma quando parla di calcio non lo sto nemmeno a sentire".

L’ultimo marcatore bianconero di quel campionato fu William "Liam" Brady. Giocò a Torino per due stagioni (1980-81 e 1981-82, scudetti in entrambi i casi). Nonostante sapesse di dover abbandonare la Juventus per far posto a Michel Platini (che con Boniek andò a formare la coppia dei due stranieri "acquistabili" all’epoca per squadra), si fece carico dell’onere (prima ancora che onore) di calciare il rigore decisivo a Catanzaro. Cabrini o Paolo Rossi: avrebbe potuto tirare uno dei due. Invece andò lui. Con il rischio di sbagliare e non poter più rimediare all’errore. Un signore: dentro e fuori dal campo.

La (doppia) finale della coppa UEFA del 1990 vinta dai bianconeri (il ritorno si giocò nel campo neutro di Avellino); il (contestatissimo) passaggio di Roberto Baggio dalla Fiorentina alla Juventus nell’estate immediatamente successiva; il ritorno del Divin Codino in Toscana e il famoso rifiuto a calciare il rigore contro la sua ex-squadra il 6 aprile del 1991; la vittoria dei viola a Firenze con goal di Batistuta che di testa approfittò di una incomprensione tra Peruzzi e Tudor nel dicembre del 1998; la vittoria dei bianconeri in trasferta nel primo anno di Lippi per 4-1 (lì, Baggio, il rigore lo tirò), nel giorno dell’addio dal campo ad Andrea Fortunato; la vittoria della Juventus a Firenze del 4 dicembre del 2005, con Camoranesi che esultò dalla bandierina del calcio d’angolo, prendendola e utilizzandola come fosse una chitarra, dopo aver realizzato la rete decisiva…
Nel bel mezzo, a Torino (nell’ormai ex-stadio Delle Alpi), il favoloso goal vincente di Del Piero il 4 dicembre del 1994. In un incontro dove Vialli si caricò sulle spalle la squadra, trasmettendo la sua grinta da leader ai compagni per una incredibile rimonta. Del Piero aggiunse il tocco di classe finale.
Sono trascorsi (quasi) 16 anni, e Alessandro è ancora lì.