Qui Cagliari - Il ds Angelozzi: "Gatti la mia più grande soddisfazione in carriera. Gara con la Juve dura, ma si parte sempre 0-0 e 11 contro 11"
Il direttore sportivo del Cagliari, Guido Angelozzi, è intervenuto a “Il Cagliari in diretta”, in onda su Radiolina e Videlina.
Di seguito le dichiarazioni del ds rossoblù riprese dalla redazione di tuttocagliari.net
IL RUOLO DI DS - "Anni fa il direttore sportivo era soprattutto quello che andava a vedere i giocatori dal vivo. Oggi le cose sono cambiate: dipende molto dalla società in cui lavori e dal ruolo preciso che ricopri, quindi dal livello di responsabilità che hai. Nel mio percorso da direttore sportivo andavo spesso a vedere personalmente i calciatori, poi con il tempo costruisci una squadra di scout e inizi a lavorare in quel modo. Quando posso, però, continuo ad andare anch’io a vederli dal vivo. Quello che mi piace di più è incontrare i calciatori, guardarli negli occhi, capire da che contesto familiare provengono, come sono fatti come persone. Anche dettagli apparentemente superficiali, come tatuaggi o orecchini, mi aiutano a capire se hanno un’anima adatta a lavorare nella società in cui sono io. Questo per me è molto importante. Ultimamente il nostro lavoro non dico che stia scomparendo, però con l’arrivo dei fondi americani e di società che vengono da realtà molto lontane si è diffuso un metodo di lavoro basato molto sulle statistiche, sui famosi algoritmi. Sono strumenti che possono aiutare e completare il lavoro degli scout, ma non dovrebbero sostituirlo. Non molte società lavorano solo con gli algoritmi, per fortuna, e secondo me – questa è una mia opinione personale – farlo esclusivamente non è una strada giusta. Anche qui a Cagliari seguiamo molto le statistiche"
GUIDO ANGELOZZI A CAGLIARI - "Sono tranquillo. Non ho più la responsabilità totale che avevo prima (Frosinone), quando di fatto ero quasi un amministratore sportivo e sentivo tutto il peso addosso: era una bella responsabilità, ma anche molto impegnativa. Grazie a Gulini questo carico oggi non ce l’ho più come persona fisica, anche se le responsabilità le sento comunque, perché è giusto che sia così: da direttore sportivo la responsabilità del nostro gruppo di lavoro resta mia. Ci sono però aspetti in cui sono più rilassato, anche nei confronti della mia famiglia. In un certo senso sono tornato al ruolo che avevo da più giovane, quando facevo il direttore sportivo occupandomi del rapporto con l’allenatore, con i calciatori e del confronto continuo con il presidente, che resta il responsabile di tutto. Anche il passaggio da Frosinone a Cagliari è stato un cambiamento importante. Frosinone è una città di circa 40 mila abitanti, con il vantaggio di essere a 45 minuti da Roma e a un’ora da Napoli: ti muovi facilmente, prendi il treno e in tre ore sei a Milano. Qui invece devi programmare tutto, perché se non trovi un aereo non ti muovi. Anche questo incide, anche se vengo da un’isola: ormai però non ci vivo più, non ho più casa lì e sono sempre in giro per l’Italia. Qui, per spostarti, devi per forza prendere o la nave o l’aereo"
CAGLIARI E I GIOVANI ITALIANI - "Abbiamo costruito una squadra con un’età media bassissima e con tantissimi giocatori italiani, in un campionato dove invece la presenza degli stranieri è superiore a quella degli italiani. Quando sono arrivato a Cagliari, il presidente mi ha subito esposto il progetto che voleva portare avanti. Sinceramente è una filosofia che ho sempre seguito nelle squadre in cui ho lavorato: basta guardare il Frosinone, che anche quest’anno è la squadra più giovane della Serie B, mentre due anni fa eravamo la più giovane della Serie A. Lo stesso discorso vale per il Sassuolo. È un’idea che mi piace e infatti ho scelto Cagliari proprio per questo: mi convinceva il progetto del presidente Giulini, a partire dalla scelta di un allenatore giovane, cresciuto nel settore giovanile della società, che rende tutto ancora più significativo. L’obiettivo era costruire una squadra molto giovane e ci siamo riusciti. L’allenatore sta facendo bene, al di là della partita di lunedì: per me abbiamo comunque disputato una buona gara. I giovani sono tanti e se ne parla molto, quindi siamo soddisfatti. Ora la cosa più importante è migliorare nelle 18 partite che restano, dopo averne giocate 20 su 38, e cercare di riportare il Cagliari nella categoria che gli compete"
IL PENSIERO SU FABIO PISACANE - "Quando l’ho visto per la prima volta al ritiro ho subito pensato: “Questo è bravo”. Mi ha colpito il modo in cui si poneva, come trasmetteva il lavoro quotidiano e tutte le cose che fanno tutti gli allenatori. Secondo me è un predestinato: ha personalità, intuito e passione per il mestiere. Già parlando con lui mi disse che voleva diventare allenatore da tempo e aveva iniziato a studiare. Oggi ha dimostrato di poter stare in questa categoria. È giovane? Sì, ma se uno è bravo, come per i calciatori, è bravo: lui lo è e sta facendo bene. Quanto al primo incontro con Pisacane, non lo conoscevo personalmente: l’avevo seguito quando giocava nel Lumezzane perché dovevo prenderlo a Bari, poi ha fatto la trafila fino alla Serie A. La prima volta ci siamo visti a Napoli: mi ha offerto un pranzo al Terrazza Calabretto, abbiamo discusso del progetto, io gli ho spiegato le mie idee, lui le sue, e siamo rimasti in una fase di studio reciproco. Dopo c’è stata la famosa cena a Milano con il presidente, ma il primo incontro era servito per capire come lavorare insieme"
SULEMANA - "C’è la possibilità di farlo tornare, devo essere sincero. Abbiamo parlato con il ragazzo: lui aveva altre alternative, ma quando ha saputo che c’era il Cagliari ha dato subito la sua disponibilità. Questo ci ha fatto molto piacere, sia a me, sia al presidente, sia all’allenatore, che lo vuole nuovamente in squadra. Evidentemente si è trovato bene qui, quindi speriamo di accontentarlo e allo stesso tempo di fare un bene anche alla nostra squadra"
MOVIMENTI DI MERCATO - "Abbiamo bisogno di due centrocampisti. In questo momento ci mancano, due giocatori importanti per noi, entrambi infortunati. Abbiamo avuto anche la sfortuna di perdere Belotti. Per questo vogliamo intervenire sul mercato prendendo due centrocampisti. Uno lo abbiamo già individuato in Sulemana: speriamo di chiudere nei prossimi giorni, perché oggi va a Bologna e a Verona, e l’idea è finalizzare tutto entro lunedì, se non ci sono imprevisti. Nel calcio, prima che ci siano tutte le firme – del calciatore e delle società – non si può mai dare nulla per certo, ma siamo all’80% sicuri che verrà a Cagliari. Per quanto riguarda l’altro centrocampista, stiamo valutando anche la possibilità di prendere un difensore, perché in difesa abbiamo qualche elemento da monitorare attentamente. L’idea c’è, ma dobbiamo decidere con calma. Per l’attacco, invece, preferisco aspettare un po’: la priorità adesso è chiudere il centrocampo, perché è urgente. Dopo di che ragioneremo su eventuali altri rinforzi, sia a centrocampo sia in difesa. Nel frattempo, siamo molto soddisfatti dell’esplosione di Kılıçsoy, che si sta rivelando una piacevole sorpresa".
MERCATO IN USCITA - "Di Pardo e Prati sono giocatori richiesti e per questo stiamo facendo dei ragionamenti. Non vogliamo fare acquisti affrettati e poi trovarci, tra 20 o 30 giorni, con i giocatori rientrati e creare confusione. Dobbiamo essere convinti di ogni scelta e stiamo valutando anche eventuali cessioni. Adesso, però, è arrivato il momento di agire e di giocare la partita sul mercato"
VERSO LA JUVE E ALCUNE DICHIARAZIONI SUI SINGOLI - "La partita contro la Juventus sarà dura ma si inizia sempre 0-0, 11 contro 11: nel calcio spesso vince chi è più bravo o più fortunato. Nessun strascico dalla sconfitta contro il Genoa: dispiace perdere, ma la squadra oggi si è ripresa, ho visto l’allenamento e i ragazzi erano tutti motivati, pronti a ripartire. C’è un giocatore che mi ha sorpreso? No, conoscevo quasi tutti i calciatori della rosa e prima di arrivare in una società cerco sempre di studiarli tutti. Qualcuno, come il Trepy l’avevo visto poco prima del ritiro, ma mi ha subito fatto una buona impressione: ha tanto da crescere, e se riesce a gestire gli aspetti extra del calcio – fidanzate, familiari e pressioni varie – può diventare un giocatore di grande prospettiva. Ci sono anche altri ragazzi interessanti provenienti dal settore giovanile, meno conosciuti, che si stanno avvicinando alla prima squadra. Il lavoro del settore giovanile del Cagliari su certi profili sta dando ottimi risultati. Dopo la partita Torino-Cagliari, Trepy non ha ricevuto chiamate particolari. Posso fare una confidenza: quest’anno, durante Bergamo-Cagliari, sono andato a vedere la partita della Primavera. C’era un osservatore importante di una squadra inglese che aveva già notato il giocatore sia l’anno scorso che quest’anno. Ha segnato due gol e mi ha chiesto se lo avremmo venduto: gli ho detto di no, perché deve ancora completare il suo percorso. Ci sono anche altri talenti del Cagliari, come Palestra fino al 30 giugno è giocatore del Cagliari, poi dal 1° luglio non lo sarà più, quindi fino a quella data continuerà a giocare con noi"
YERRY MINA - È un giocatore importante che ha avuto qualche problema fisico, quindi non ha potuto rendere al massimo. Dopo alcune belle partite con noi è andato in nazionale e al ritorno aveva qualche acciacco. La settimana scorsa non è partito con la squadra per fastidi al ginocchio, ma stamattina si è allenato bene e speriamo di recuperarlo. Al di là della partita di sabato, dobbiamo cercare di recuperare tutti i giocatori disponibili: lui è importante, così come Pavoletti, Deiola, Caprile e Esposito. Sono tutti giocatori validi che in questo momento stanno mancando, ma non per motivi personali, bensì fisiici, quindi dobbiamo curarli e farli tornare in campo nelle migliori condizioni".
SODDISFAZIONE PERSONALE DA DS - "La soddisfazione più grande nella mia carriera da direttore sportivo? Per me è Federico Gatti. L’ho visto giocare nei dilettanti del Nord Italia: c’erano lui e Daniel Boloca, entrambi a Fossano, e volevo prenderli tutti e due quando ero allo Spezia. Tuttavia, la società all’epoca non era convinta di portare due dilettanti in Serie B, quindi abbiamo preso Boloca e lasciato Gatti lì. L’anno dopo, quando siamo andati in Serie A, Gatti giocava ancora nei dilettanti. Io ero in disaccordo con la società, sono andato via dallo Spezia portando con me Boloca e avevo promesso a Gatti che, se trovavo una squadra, lo avrei preso con me. Così a novembre, a Frosinone, ho avuto la possibilità di prenderlo: era svincolato e lo ho portato con noi. Contemporaneamente seguivo Gatti: a gennaio era alla prova, io volevo trattarlo ma la sua società inizialmente non voleva cederlo. Alla fine siamo riusciti a chiudere l’accordo. Per me, Gatti rappresenta la mia più grande soddisfazione come dirigente: vedere un giocatore emergere partendo dai dilettanti e crescere fino alla Serie A è ciò che mi dà più orgoglio"
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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