Dall’uomo della gavetta al ballo del gran debuttante: Agnelli gioca alla roulette russa dopo la rivoluzione mancata. Ma Sarri era davvero il primo problema? La Juve agli juventini, peccato manchi il più juventino di tutti

11.08.2020 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Dall’uomo della gavetta al ballo del gran debuttante: Agnelli gioca alla roulette russa dopo la rivoluzione mancata. Ma Sarri era davvero il primo problema? La Juve agli juventini, peccato manchi il più juventino di tutti

È un po’ come sparare sulla croce rossa, col rischio che poi i pronostici di oggi, negativi o positivi che siano, vengano completamente sovvertiti dai verdetti di domani. Del tutto imprevedibili, perché con la scelta di Andrea Pirlo la Juventus ha sparigliato le carte sul tavolo. E fatto un vero e proprio salto nel vuoto: finisce l’era della programmazione, inizia quella della più grande scommessa immaginabile. Due rivoluzioni in due anni, più o meno. 

Saint-Just diceva che chi fa una rivoluzione a metà in realtà non ha fatto altro che scavarsi una tomba. A conti fatti, la scelta di Maurizio Sarri è stata questo, una rivoluzione abbozzata e niente più. Chissà quando, nell’annusarsi, il tecnico toscano e la Juve si sono davvero piaciuti. Di certo, non serviva un anno per notare che a livello di immagine fosse due mondi del tutto antitetici. La retorica del collettivo nella società più industriale del calcio italiano. L’allenatore del popolo che entra nel Palazzo. Da questo punto di vista, la Juve ha avuto coraggio fino a un certo punto. Quello di mettersi in mano a un tecnico diverso, di rottura. Che aveva bisogno di tempo e non l’ha avuto, sedotto e abbandonato nel giro di quattordici mesi. Ma soprattutto aveva necessità di giocatori. E qui sta un punto focale.

Di giocatori avrà bisogno anche Pirlo. Quali? E chi lo sa. Uno dei mille interrogativi riguarda il modo di giocare del bresciano. Sotto questo punto di vista, l’unica risposta onesta è un gigantesco boh. Cos’abbiamo per dire come giocherà Pirlo? Mezza frase in una diretta Instagram è davvero sufficiente? Ha apprezzato pubblicamente Klopp, ma anche detto che non è quello il suo tipo di calcio. Il fatto è che, ad oggi, non ne ha uno, ma intanto ha tra le mani le chiavi di una fuoriserie. Potenziale, perché il fallimento (se davvero si può definire così) di Sarri va molto oltre le eventuali colpe e alcuni limiti dell’ex Napoli, che pure ne ha avuti. La Vecchia Signora un anno fa ha cambiato tecnico, ma non ha rinnovato il cuore di una squadra sempre meno giovane e in gran parte incoerente con le idee del suo allenatore. Anzi, di qualsiasi allenatore, a meno che non si parli di uno splendido gestore come può essere Allegri. 

Più che da Sarri, c’è da imparare da questo. La sua Juve è stata un insieme di ottimi giocatori, troppo spesso incompatibili tra loro. Cuadrado è stata una mossa geniale, altrimenti a Torino non ci sarebbe stato un terzino destro in questa stagione. A centrocampo non c’è chi sa inserirsi. In attacco l’unica soluzione possibile è dire a Dybala e Ronaldo di fare un po’ come gli pare, che alla fine è stata la soluzione di Sarri, e poi non c’è una vera alternativa affidabile a Bernardeschi, cioè di un dieci (?) che ha fatto un gol in campionato. Un anno fa, la Juve è partita con un grandissimo colpo (De Ligt), poi ha aggiunto un paio di arrivi a parametro zero a conti fatti deludenti, uno scambio fatto solo per questioni economiche, e infine si è incartata sulle cessioni, non arrivate. Oggi, è quello lo scoglio da superare. Intanto parte Matuidi, che ha rinnovato quattro mesi fa ed era l’unico dei cedibili che si poteva anche tenere come quinto/sesto centrocampista di sostanza e affidabilità. Il manico, in sostanza, non era il primo dei problemi della Juve. 

Eppure, è quello che la Juve ha cambiato. Il rischio è altissimo, lo giustifica il fatto che questa Juve abbia ormai pochissimo da perdere perché fin qui non ha trovato in Italia qualcun altro che vinca e in Europa da tre anni non ci va neanche vicina. A proposito: settimana fa scrivevo che Pirlo, avendo bisogno di uno o due anni, fosse una garanzia per Sarri. Nessun mea culpa: era una previsione dettata da uno sguardo razionale alle cose della Continassa. Invece, l’unica logica di questa novità è quella di sovvertire la logica e augurarsi che l’esplosione sia positiva: o benissimo o malissimo, difficile ci saranno vie di mezzo. 

La rottura è stata totale è sorprendente. A tutti i livelli: un anno fa ci si era affidati a un tecnico venuto dalla gavetta, dal basso, che la panchina bianconera se l’era meritata. Oggi, con il massimo rispetto per Pirlo, il ruolo va a un debuttante. Stonano i paragoni con Guardiola o Zidane: avevano comunque fatto un minimo di esperienza. Pirlo magari (è l’augurio, ovvio) diventerà un grandissimo. Oggi è l’azzardo più grande possibile. Quanto all’idea della Juve agli juventini, ci sia consentita una chiosa. Bel progetto, peccato che manchi il più juventino di tutti. Se Pirlo, dieci stagioni e due Champions col Milan, può considerarsi una bandiera, viene davvero da chiedersi come si potrebbe definire un certo Alessandro Del Piero, che pure è lontano migliaia di chilometri dal ruolo che gli spetterebbe nel pantheon bianconero. Da questo punto di vista, più che la Juve degli juventini, è davvero sempre più la Juve di Andrea Agnelli. È già passata alla storia, ora si può permettere di giocare alla roulette russa. Perché di questo si tratta, diciamoci le cose come stanno. 

In ultima battuta, buon lavoro mister Pirlo. E buona fortuna. Comunque vada, servirà.