Ricordate quel giorno? JUVENTUS-ATALANTA

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
14.03.2018 10:25 di Stefano Bedeschi  articolo letto 3352 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Ricordate quel giorno? JUVENTUS-ATALANTA

24 ottobre 1971 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS – ATALANTA 1–0
JUVENTUS: Carmignani; Spinosi e Marchetti; Furino, Morini e Salvadore; Haller, Causio, Anastasi, Capello e Bettega. Allenatore: Vycpálek
ATALANTA: Rigamonti; Maggioni e Divina, Savoia, Vavassori e Bianchi; Sacco, Pirola, Magistrelli, Moro (Leoncini dal 62’) e Doldi. Allenatore: Corsini
ARBITRO: Michelotti di Parma
MARCATORE: Haller al 28’

“LA GAZZETTA DELLO SPORT”
La Juventus, insomma, è tornata alla vittoria senza dare la sensazione di avere completamente ritrovato se stessa. Si ha l’impressione che si ripeta la situazione delle prime giornate dello scorso anno. A dare la svolta a Juventus edizione 1970–71 fu lo stabile ingresso in formazione di Causio. Ora il pugliese non è ancora tornato quello della scorsa stagione. Una questione di forma da raggiungere o un’esagerata confidenza nei suoi mezzi che lo portano a insistere troppo nel gioco personale? Le prossime partite dovranno dare la risposta. Per il momento registriamo i miglioramenti denunciati da Bettega, da Spinosi da Anastasi, l’azione del goal.

“STAMPA SERA”
1–0, cioè vittoria dei bianconeri, ma appena un brodino per la convalescenza della squadra juventina. È un brodino neppur ricco di concentrazione proteica. Michelotti, arbitro modesto ma onesto, le ha negato un rigore (a un quarto d’ora dalla fine: azione di Haller tra una selva di stinchi, tiro rapido dal dischetto, una mano, involontaria o meno, ribatte e rende vana la penetrazione bianconera) ma nemmeno questo possibile secondo goal avrebbe potuto mutare il volto critico alla partita. Gli unici applausi sono suonati per Haller, generoso e inventivo ma poco appoggiato e mai interpretato a tempo dai compagni restii a smarcarsi. Sono applausi quasi polemici, perché sottolineano a gioco aperto le assenze, le cadute, gli smarrimenti bianconeri, soprattutto in Causio. Capello ha impostato con onestà, Marchetti si avventava focosamente ignorando il suo Moro, fantasma in campo esterno, Furino sgobbava come suole, poi il gioco era subito perso in cincischiamenti che irritavano gli intenditori (non pochi, come succede al Comunale).
Che cosa succede alla Juventus? Tutti d’accordo sul fatto che la squadra di Vycpálek non ha giocato bene, ripetendo pur con qualche progresso la prestazione meno fortunata di Verona. Proprio Vycpálek è il primo a parlare. «Quello che contava era vincere. Ci siamo riusciti, due punti sono preziosi. Non sempre abbiamo raggiunto livelli di gioco spettacolare, questo è vero, ma dopo Verona ci premeva innanzitutto ritornare alla vittoria». Chiedono: non le sembra che qualche giocatore sia piuttosto abulico? Risponde: «Non sono proprio d’accordo, comunque, ripeto, abbiamo vinto, i giudizi vanno e vengono, conta la classifica». Anastasi e Bettega spesso non si sono capiti. «Diciamo che non si sono capiti come altre volte». È preoccupato in vista del doppio impegno con l’Aberdeen e il Milan? Vycpálek prende fiato, poi replica: «Preoccupato non direi, non siamo ancora sul rendimento migliore però io sono convinto che contro squadre più forti anche la Juventus crescerà e saprà combattere almeno ad armi pari». Non pensa che ancora oggi qualcuno avverta le conseguenze dell’1–4 subito in Svezia con l’Under 23? «Che i nostri giocatori non fossero rientrati da quella trasferta con il morale alle stelle è un fatto, aggravato poi dalla sconfitta di Verona, ma contro l’Atalanta tutti si sono impegnati, le marcature sono state rispettate, Spinosi si è ripreso bene e, dunque, questa vittoria servirà a dare un po’ di morale ai ragazzi».
Italo Allodi, che ha fatto la sua attesa riapparizione dopo una lunga assenza, dichiara: «Importante era vincere. La nostra squadra era un po’ nervosa perché avvertiva l’importanza dell’impegno, ma i due punti ci sono e ci stanno anche bene». Haller zoppica. Senza commentare il suo goal o l’incidente che e costata l’espulsione a Pirola (l’atalantino non aveva voluto rilasciare dichiarazioni) il tedesco si congeda con una smorfia: »Ho il ginocchio destro gonfio e in occasione del goal ho accusato un colpo al basso ventre». 
Boniperti è allegro, finalmente, dopo una settimana piuttosto tormentata. Dice: «Una partita normale per la Juventus. C’era un po’ di paura nella nostra squadra, però, i due punti ci sono ed è quanto volevamo. Arrivavamo da una brutta sconfitta, non dimentichiamolo. Sono contento in particolare per Carmignani, è la nota più lieta». Morini elogia Furino: «In ogni squadra con il carattere che ha lui ce ne vorrebbero dieci. L’undicesimo sarei io, è ovvio», dice fra il serio e il faceto. A Bettega chiedono: l’intesa con Anastasi non è stata la migliore. Perché? «La colpa non è soltanto nostra», replica. Ancora a Bettega: perché la Juventus non ritrova il filo del suo gioco, quello espresso sul finire della scorsa stagione, ad esempio? Risponde: «Eravamo nervosi. Sapevamo di dover vincere a tutti i costi. Pretendere anche il gioco oltre ai due punti era troppo. Quando una squadra non è serena, non può giocare benissimo».