Gli eroi in bianconero: Oleksandr ZAVAROV

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
26.04.2019 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Oleksandr ZAVAROV

L’Unione Sovietica, guidata dal colonnello Lobanovs’kyj, aveva destato grandissima impressione ai Mondiali di Messico 1986, dove fu ingiustamente eliminata dal Belgio nella partita più bella del torneo, finita 4-3 con due goal irregolari concessi ai belgi e agli Europei del 1988, dove fu sconfitta dall’Olanda stellare di Gullit e Van Basten. Tutto il gioco di quella squadra, che faceva della disciplina tattica il proprio punto di forza, passava dai piedi buoni e dalla velocità di pensiero di un piccoletto con la banana bionda sulla fronte: Olexsandr Zavarov, detto Sasha.

«Come Maradona, Zavarov ha una tecnica incredibile, può decidere una partita in qualsiasi momento, sa organizzare il gioco e difendersi», sostiene il Colonello. In realtà quella Nazionale, così come la Dynamo Kyiv che lo stesso Lobanovs’kyj dirigeva, aveva anche delle ottime individualità, come il portiere Dasaev, il Pallone d’Oro Belanov e l’attaccante Protasov. Proprio nella semifinale del Campionato Europeo, l’Unione Sovietica umiliava la squadra azzurra, battendola con un perentorio 2-0.

Zavarov arriva alla Juventus alla fine di quel torneo, con grandi aspettative da parte dei tifosi e con grande clamore della stampa, poiché si tratta del primo calciatore sovietico ad arrivare nel nostro campionato, grazie anche ai buoni uffici di Agnelli presso le gerarchie dello stato, allora governato da Gorbačëv: «Per me è un grande onore venire a giocare nella Juventus – dice il giorno del raduno – che è famosa anche in URSS, come la FIAT. Il calcio italiano è molto affascinante, l’Italia intera è molto affascinante».

Le aspettative sono presto deluse: Sasha gioca un campionato mediocre in una squadra mediocre, guidata con buona volontà da Dino Zoff, che gli fa vestire la maglia numero dieci, troppo pesante e nemmeno tanto amata dal russo. «Sono frastornato e innervosito – confessa – dall’attenzione che mi circonda. Non ero abituato a finire tutti i giorni sui giornali. Non ho problemi fisici, non ho problemi con Zoff e la società: ma devo capire meglio il calcio italiano. Se sarà necessario in futuro accetterò senza problemi la panchina». Quel campionato è vinto dall’Inter di Trapattoni che sbaraglia tutti i record, ma anche Napoli e Milan sono nettamente superiori alla Juventus, che i piccoletti Zavarov e Rui Barros non riescono a tenere a galla.

Nel campionato successivo arriva il connazionale Alejnikov e, su richiesta dello stesso Zavarov, Zoff gli concede la maglia numero nove, che Sasha veste abitualmente anche il Nazionale. «Io commisi l’errore di non ammettere che ero stanco – dice a proposito dell’arrivo di Alejnikov – finché il fisico mi sorresse, nelle mie prime settimane in Italia, combinai qualcosa di buono. Poi ho patito la stanchezza di una stagione lunghissima e non ho voluto ammetterlo, soprattutto con me stesso. Ad Alejnikov gli consiglierò di abituarsi subito alla mentalità del calcio italiano che è molto più dura e più professionale che in URSS. Io sono stato un pioniere e ho pagato. E per Alejnikov sarà diversa anche la situazione economica. Gli hockeisti della Dinamo sono stati ingaggiati dai club professionistici canadesi e hanno potuto trattenere il cinquanta per cento dell’ingaggio. È un nuovo sistema e mi sembra più giusto di quello che adottarono con me: i soldi della Juve li prende tutti il governo sovietico, che mi passa soltanto uno stipendio. Per fortuna c’è la Juventus che non mi fa mancare nulla». La Juventus riesce a conquistare la Coppa Italia e la Coppa Uefa, ma l’apporto del russo è marginale, tanto è vero Zoff schiera spesso l’emergente Casiraghi al suo posto, al fianco dell’autentica sorpresa del torneo, Toto Schillaci.

Al termine della stagione 1989-90 si disputano i Mondiali italiani; per l’Unione Sovietica è una delusione enorme. La squadra perde le prime due partite contro Romania e Argentina e a nulla vale il perentorio 4-0 contro il Camerun; l’Unione Sovietica è eliminata al primo turno, la Grande Armata del colonnello Lobanovs’kyj è affondata definitivamente. Anche nella Juventus ci sono grandi novità: Zoff è sostituito da Maifredi, si inaugura il nuovo corso di Montezemolo e per Sasha non c’è più spazio. È ceduto in Francia, al Nancy, dove continua la sua parabola discendente; appesi gli scarpini al chiodo, Zavarov comincia la carriera di allenatore guidando squadre di secondo piano francesi e svizzere.