Gli eroi in bianconero: Dario BONETTI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
05.08.2013 08:00 di Stefano Bedeschi  articolo letto 8929 volte
© foto di Andrea Pasquinucci
Gli eroi in bianconero: Dario BONETTI

Nato a San Zeno Naviglio, in provincia di Brescia, il 5 agosto 1961, Dario Bonetti inizia la carriera nel Brescia, per poi passare alla Roma dove a venti anni fa il suo esordio in serie A, il 30 novembre 1980, in Roma-Udinese 3-1, convincendo Nils Liedholm a schierarlo titolare con continuità.

L'anno successivo, durante il quale la Roma raggiunge il terzo posto, giocherà 26 partite. Nel 1982/83 viene ceduto in prestito alla Sampdoria in cambio di Pietro Vierchowod, per poi tornare alla Roma l'anno successivo e rimanerci sino al 1986. Nel 1986 fa anche il suo esordio in nazionale maggiore dopo tante presenze nelle nazionali giovanili.

Arriva a Torino nell'estate del 1989, via Milan, seconda stagione di Dino Zoff. «Boniperti mi ha chiamato perché voleva conoscermi. Gli ho detto che se mi avesse preso non se ne sarebbe pentito. Ho voglia di riscatto. A Milano e Verona le cose non mi sono andate bene. Non dico che siano stati quattro anni persi, ma certamente ho smarrito la strada maestra del successo e le ragioni sono tante. Principalmente ragioni fisiche, ho sofferto di infortuni che mi hanno impedito di giocare regolarmente. Poi ho avuto quella disavventura di Milano. Difesi il mio maestro Liedholm, Liedholm uomo, da attacchi alla persona che non mi sembrarono giusti. La mia sembrò una ribellione. Non me ne sono mai pentito. A Liedholm debbo tutto come calciatore e, così, gli espressi la mia riconoscenza».

Dario è un difensore molto dotato dal punto di vista fisico, ma di una lentezza esasperante; le doti tecniche che possiede sono, in realtà, il suo maggior difetto, perché è solito voler uscire dall'area con la palla al piede causando, più volte, dei problemi alla squadra.

Etichettato come una testa calda e squalificato per ben 39 giornate in tutta la sua carriera, si difende in questo modo: «Non credo di avere un brutto carattere. E sono convinto di prendermi delle grosse soddisfazioni alla Juventus, proprio perché la Juventus è una società dove, alla base di tutto, è il rispetto dell'uomo. Io ho bisogno di stimoli, io voglio tornare a vincere. Ho vissuto giorni bellissimi a Roma con Falçao ed a Genova con Francis e Brady; sono certo che questi giorni torneranno con una squadra come la Juventus che anela, come me, di vincere. Io so giocare difensore centrale, ma mi so adattare a più usi. Mi piace lottare e correre con tutti i miei compagni, mi piace dare tutto. Mi adeguo agli ordini di Zoff e giocherò come lui preferisce. So fare lo stopper e so fare il libero. Boniperti non si pentirà».

Nella stagione successiva arriva Maifredi con il suo gioco a zona; Dario è una sciagura. La difesa bianconera fa acqua da tutte la parti, nonostante l'acquisto di Julio Cesar, e Bonetti viene presto sostituito da Luppi o da De Marchi.

Nell'estate del 1991, in coincidenza con il ritorno del "Trap", Bonetti lascia la Juventus, destinazione Verona, dopo 63 partite e 5 goal.