Gli eroi in bianconero: Antonio MIRANTE

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
20.07.2021 10:24 di Stefano Bedeschi   vedi letture
Gli eroi in bianconero: Antonio MIRANTE
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© foto di Federico De Luca


È un Settore Giovanile, quello della Juventus – scrive Fabio Ellena su “Hurrà Juventus” dell’aprile 2004 – che in questi ultimi anni ha fatto davvero parlare tanto di sé. Anno dopo anno, vittoria dopo vittoria, i ragazzi bianconeri stanno crescendo davvero bene, pronti a dire la loro nel prossimo futuro. Un futuro che, ovviamente, in tanti sperano colorato di bianconero, per contribuire a fare grande anche la prima squadra.
Intanto, già da ora, un giovane talento è entrato a far parte in pianta stabile del gruppo di Marcello Lippi. Si tratta ovviamente di Antonio Mirante, terzo portiere alle spalle di Gigi Buffon e Antonio Chimenti, nonché titolare e capitano di una Primavera che, negli ultimi due anni, ha saputo imporsi nel prestigioso Torneo di Viareggio.
Classe 1983, nato a Castellamare di Stabia, Mirante ha mosso i primi passi proprio nella cittadina napoletana. Fin dall’età di 6 anni nella locale compagine del Club Napoli. Poi il passaggio al più prestigioso Sorrento, club con il quale ha giocato negli Allievi e nella Berretti e anche 11 volte nella prima squadra impegnata nel campionato Interregionale. Nel 2000, infine, la chiamata della Juventus.
«Fino ad oggi è stata un’esperienza incredibile – ci confessa Antonio – per la serietà della società e per l’ambiente. Qui è davvero tutto molto bello».
Un’esperienza resa ancora più speciale dalle vittorie che, in queste ultime stagioni, non sono mancate per le squadre del Settore Giovanile. Prima uno scudetto con la Berretti, poi la doppia gioia al Viareggio, l’ultima indimenticabile per Mirante che ha stabilito il nuovo primato di imbattibilità del torneo (fino alla prima finale senza prendere neppure un gol, senza contare le ultime sfide del cammino del 2003!), ha vinto il premio di miglior portiere e ha alzato da capitano il trofeo, un privilegio che in passato era toccato a un certo Alessandro Del Piero.
«Non posso che essere contento di questa scalata. Vincere è difficile ma ripetersi lo è ancora di più. Al Viareggio è stata una cavalcata incredibile, abbiamo dovuto ripetere la finale due volte ma ne è valsa la pena. Sono soddisfatto anche per come è andato il mio torneo, peccato per la prima finale, abbiamo preso 3 gol dopo 14 partite che non ne prendevamo, ma può capitare. Alzare il trofeo è stato un onore, sia perché l’aveva già fatto Alex, sia come capitano perché la Primavera è composta da ragazzi stupendi quindi è stato un grande motivo d’orgoglio».
Ma come il buon Antonio avrà potuto imparare in questi 4 anni, alla Juve si vince e si gioisce, ma si torna in fretta a pensare alle vittorie successive. E in questo la Primavera pare aver incarnato perfettamente la filosofia societaria. Messo in bacheca il primo trofeo, restano gli altri due obiettivi: la Coppa Italia e il campionato.
«Purtroppo abbiamo perso in casa l’andata della finale di Coppa Italia con l’Inter (O-2) ma questo non vuole dire che non proveremo a rifarci il 7 aprile a Milano. In campionato siamo primi in classifica, la qualificazione è già ottenuta. Possiamo solo essere contenti di quello che stiamo facendo fino a ora, speriamo di vincere questo scudetto perché è il primo obiettivo che ci siamo prefissi, cercheremo di mantenerlo».
Per cercare di ottenere questi altri due successi, importante sarà l’apporto di Mirante. Il giovane portiere e cresciuto molto in queste ultime due stagioni, da quando cioè ha iniziato a entrare nel giro della prima squadra. La scorsa stagione in maniera saltuaria (il terzo portiere era il suo amico Bonnefoi), in questa in pianta stabile. E poter lavorare con un campione del mondo come Ivano Bordon, un fenomeno come Buffon (suo idolo insieme a Marchegiani) e un portiere di grande esperienza come Chimenti, senza dimenticare i consigli di Michelangelo Rampulla preparatore della Primavera, non può che essere fondamentale per la crescita.
«È motivo d’orgoglio, un onore potermi allenare con Gigi, Antonio e col mister Bordon. Mi stanno insegnando tantissimo, spero di ripagare la fiducia che mi danno e di imparare ancora tanto in questi mesi che rimangono».
Far parte di un gruppo importante come quello guidato da Marcello Lippi vuol dire anche vivere grandi emozioni e, perché no, anche un pizzico di notorietà. Non tutti possono raccontare di aver realizzato una foto con un Pallone d’Oro e un campione come Zambrotta. È successo naturalmente durante la realizzazione del calendario benefico a favore dell’Associazione Crescere Insieme al Sant’Anna.
«Realizzare quello scatto insieme a Pavel Nedved e Gianluca Zambrotta è stata un’esperienza bellissima, soprattutto per il fine di questo calendario, anche se ho avuto un ruolo un po’ particolare ne è valsa la pena. Così come emozionante è stato poter andare in panchina a Brescia. È stato splendido, soprattutto per il risultato, con la squadra capace di ribaltare il risultato nel secondo tempo. Indimenticabile».
Intanto, partita dopo partita, ma soprattutto allenamento dopo allenamento, il bagaglio d’esperienza di Antonio Mirante cresce. A 21 ancora da compiere, il futuro è quanto mai roseo.
«Obiettivi? Il primo è quello di vincere ancora con la Primavera, il più possibile. Poi continuare a imparare il più possibile durante gli allenamenti. Per l’anno prossimo non so ancora quali siano i programmi che ha la società nei miei confronti, ma quello che verrà deciso sarà il meglio per me».

Non riuscendo mai a scendere in campo, al termine della stagione, Mirante viene ceduto in prestito al Crotone. Nell’estate del 2006, passa al Siena, e, grazie alle sue ottime prestazioni, ottiene la fiducia della Juventus, che ancora ne detiene il cartellino, che lo riporta a Torino.
Esordisce con la maglia bianconera il 18 novembre 2006 a Bergamo, contro l’Albinoleffe, a seguito dell’espulsione di Buffon. È titolare anche la partita successiva, affrontando il Lecce di Zeman, nella quale la Juventus si impone con un netto 4-1. Terminata la squalifica, Gigi torna fra i pali e Antonio deve nuovamente accontentarsi di guardare le gare dalla panchina.
Nella sfortunata partita di Mantova, che decreta la prima sconfitta juventina in Serie B, Buffon si infortuna alla schiena e tocca di nuovo a Mirante sostituirlo. Antonio giocherà anche le due partite successive, avversari il Cesena e il Bari. Proprio affrontando i romagnoli, un suo errore potrebbe costare la vittoria alla Juventus ma, per sua fortuna e per quella della squadra bianconera, l’arbitro annulla la rete. «Sono uscito e ho bloccato il pallone ma nel cadere l’attaccante romagnolo mi ha toccato. A me è sembrato fallo. Questo è il mio ruolo, devo farmi trovare pronto in caso di necessità e sfruttare le occasioni che mi vengono date. I complimenti del mister poi, fanno sempre piacere. Purtroppo l’emergenza ci tocca da un po’ di tempo, specie in difesa dove più che in altri reparti c’è bisogno di giocare insieme per trovare la giusta intesa. Non possiamo che augurarci che questo momento passi in fretta».
Mirante, ritorna a vedere il campo nelle ultime due inutili partite del campionato; la Juventus ha già conquistato matematicamente la promozione in Serie A e Buffon è convocato in Nazionale. Entrambe le gare terminano con due sconfitte ma Antonio è uno dei pochi a salvarsi: davanti ai baresi para un calcio di rigore e, contro gli spezzini, compie almeno tre interventi decisivi.
Nell’estate 2007, la Juventus lo cede in prestito alla Sampdoria e la sua avventura in bianconero ha così termine.