ESCLUSIVA TJ - Stephen Lichtsteiner: "Juve orologio in difficoltà, stagione così va accettata. Fiducia nella dirigenza, Pirlo merita la riconferma. Inter? Per vincere doveva comprare gli juventini. Su Pogba e Dybala..."

25.03.2021 11:30 di Mirko Di Natale Twitter:    Vedi letture
ESCLUSIVA TJ - Stephen Lichtsteiner: "Juve orologio in difficoltà, stagione così va accettata. Fiducia nella dirigenza, Pirlo merita la riconferma. Inter? Per vincere doveva comprare gli juventini. Su Pogba e Dybala..."
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

La redazione di TuttoJuve.com ha contattato telefonicamente, in esclusiva, il sette volte campione d'Italia con la maglia della Juventus e beniamino dei tifosi per la sua grande voglia di non mollare mai, Stephen Lichtsteiner, per parlare del momento bianconero e non solo:

Non tutti lo sapranno, ma la seconda vita lavorativa di Stephen Lichtsteiner è molto più vicina agli ingranaggi che al campo. Ci racconti come è nata la tua passione?

"Una volta terminata la carriera calcistica, ho deciso di provare nuove esperienze in modo da arricchire il mio bagaglio culturale. Anche se sono convinto che, prima o poi, tornerò nuovamente all'interno del mondo del calcio. Oggi sono tirocinante presso la Maurice de Mauriac, ho sempre avuto la passione per gli orologi e mi piacerebbe scoprire tutti i segreti che appartengono a questo mestiere".

Hai già deciso che cosa ti piacerebbe fare all'interno del mondo del calcio?

"Non ho ancora deciso, mi piacerebbe partire dal settore giovanile per accumulare esperienza in modo, poi, di arrivare un domani ad alti livelli".

In un'intervista al quotidiano "20 minuten", dicevi che "difendere nel calcio è un arte, come gli orologi".

"Sì, ma non soltanto per difendere. Le vittorie nel calcio si ottengono nel momento in cui tutto è sincronizzato in maniera perfetta, esattamente come un orologio che segna l'ora corretta. Qualora non ci riuscisse, l'orologio non varrebbe niente".

Quindi la Juventus, ad oggi, è un orologio che non funziona?

"Più che non funzionante, è un orologio in difficoltà. La Juve è in una fase in cui sta costruendo un nuovo ciclo vincente, penso che prima o poi dovesse arrivare l'anno in cui andavi in difficoltà. Purtroppo nel calcio non si può vincere in eterno. A mio parere bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno, è già stata vinta una Supercoppa e c'è la possibilità di vincere la Coppa Italia. Non è che torni a casa senza niente. E' chiaro che l'ambiente si è abituato bene negli ultimi anni con la vittoria del campionato, ma non è mai scontato ripetersi".

Un nuovo ciclo che, tra l'altro, la tua Juve aveva ricominciato nel 2015 con l'acquisto di giovani come Paulo Dybala.

"C'è da dire che la Juve ha sempre un po' cambiato negli anni. Quella stagione era partita male in campionato, pensavamo che il ciclo fosse chiuso e invece siamo poi riusciti a rivincere. Nel momento in cui effettui dei cambiamenti, devi accettare l'idea che non ti ripeti subito. Onestamente sto vedendo troppe critiche, ingiuste, ma la verità è che parlare è sempre troppo facile. Ci vogliono i fatti, la dirigenza ha sempre ottenuto grandi risultati".

Dunque bisogna dire solo grazie alla Juve per questi anni di vittorie?

"Sono d'accordo, ma non si deve ringraziare solo per questo. Penso che la Juve debba esser sempre tifata dai propri supporters, anche nei momenti difficili come questo. Purtroppo non è possibile farlo allo stadio, l'assenza di pubblico ha tolto quella che era la spinta che lo "Stadium" era in grado di garantire. La mia convinzione è che con il Porto saresti riuscito a superare il turno, perché sul 2-1 i giocatori sarebbero stati caricati a mille dall'ambiente. Se dovesse vincer un'altra squadra, ai tifosi dico che va accettato. Purtroppo a volte bisogna mangiare anche il pane duro".

Forse alcuni tifosi non hanno più fiducia in questa dirigenza.

"Per me è giusto riporre la propria fiducia nei confronti di una dirigenza che sta vincendo da tanti anni. C'è la forza di aprire un nuovo ciclo, magari per centrare la Champions League che è l'unico traguardo mai raggiunto. L'unica cosa che non ho capito è come mai la Juve sia uscita negli ultimi tre anni contro squadre inferiori e alla propria portata. Escludendo l'anno in cui siamo usciti nel girone, ricordo che le squadre che ci avevano eliminato erano le più grandi d'Europa come Bayern e Real. In un modo, poi, abbastanza rocambolesco".

Non è che in Europa è subentrata nuovamente la stessa paura che era presente negli anni scorsi? Allegri, molto spesso, ha ripetuto che nella partita col Malmoe del 2014 vide un gruppo timoroso all'intervallo.

"Un po' ne hai bisogno, perché è la paura di fallire che ti spinge a non mollare mai. E' sempre un disastro uscire così presto dalla Champions, ma un conto è farlo con un top club e un altro con una squadra alla tua portata. La mia Juve non era intimorita, forse non era convinta di riuscire a fare grandi cose in Champions. E poi ci siamo riusciti, i risultati in tal senso, parlano per noi".

Tornando alla Juve attuale, come stai giudicando il lavoro di Pirlo che conosci davvero molto bene?

"E' difficile giudicare, in tutta onestà non ho avuto modo di seguire e di vedere molte partite. Lo scorso anno aveva rischiato di perdere lo scudetto, per cui è normale incontrare nuovamente delle squadre in grado di poterti soffiare lo scettro. Penso che bisogna fare i complimenti all'Inter perché ha capito che per vincere doveva comprare gli juventini. Ricordiamoci che dopo la tempesta, esce sempre il sole".

Si sta parlando molto del suo futuro, tu lo riconfermeresti alla guida della Juventus?

"Sì, Andrea merita un'altra chance. La dirigenza sapeva quali erano i rischi nel momento in cui lo hanno scelto come allenatore, per cui avranno sicuramente pianificato il fatto di non rivincere il campionato. Se dovesse raggiungere la qualificazione in Champions, penso sarebbe corretto permettergli di lavorare ancora per un altro anno".

Su chi si dovrà basare il nuovo progetto?

"Da fuori è difficile poter rispondere, non vedo gli allenamenti e lo spirito dei ragazzi. All'interno di questa squadra ci sono dei giocatori a cui non bisogna rinunciare, uno di questi è Ronaldo che è il più forte al mondo insieme a Messi ed Ibrahimovic. Non lo si può mettere in discussione. Un altro nome del futuro è chiaramente de Ligt, anche Juan mi piace molto e la sua duttilità è una dote fondamentale in questo calcio. Per me non bisogna mettere tutti in discussione o ripartire da zero, non dovrà esserci una rivoluzione bensì bisognerà ricostruire i campioni".

Interessante la tua ultima frase, in che modo bisognerà ricostruire i campioni?

"La mia squadra aveva un grande zoccolo duro, purtroppo calciatori come Andrea e Claudio non ci sono più ma è ancora presente chi può trasmettere lo spirito Juve. Più che il nome, ciò che conta in questo sport è la mentalità. Nella mia esperienza all'Arsenal ho visto che c'era tanta qualità, ma non erano assetati di vittoria come qui. Bisogna ricostruire lo zoccolo duro, penso che dovranno arrivare dei calciatori che conoscono il valore del sacrificio e siano disposti a non arrendersi mai. Ci sono tanti giovani, ma deve esserci una guida. Gigi e Chiello, in questo, possono dare una grossa mano".

Chiellini potrebbe ritirarsi a fine stagione e Buffon potrebbe decidere di andare altrove per trovare più spazio. Gli consiglieresti di rimanere?

"Non credo abbiano bisogno di un mio consiglio, sono giocatori che hanno dato tanto alla Juventus e al calcio italiano. Loro sapranno bene che cosa decidere per il loro futuro".

Ritornando al concetto dello zoccolo duro, quali giocatori dovranno essere trovati?

"Penso che sia importante trovare dei giocatori da non strapagare, un po' come la Juve fece con me, Andrea, Mirko, Arturo e tutti gli altri. Al momento è difficile, le cose sono cambiate e la concorrenza è aumentata. Inoltre per me fu importante crescere accanto a dei campioni di livello, aver vissuto il loro stesso spogliatoio e aver conosciuto i loro pensieri. E ricordo molto bene il modo di lavorare, erano degli animali (sorride ndr)".

Ti piacerebbe rivedere Pogba in bianconero?

"Subito, dove si firma? Era stata una grande perdita per la mia Juve, sarebbe fantastico rivederlo in bianconero. Specialmente per noi juventini, saremo molto felici di questo. E' solo una questione economica, staremo a vedere quel che succederà".

Dopo la sosta si rivedrà Paulo Dybala, questa per lui è una stagione non propriamente esaltante per via degli infortuni che lo hanno fortemente limitato. Quanto potrà servire il suo rientro alla Juventus per questo finale di campionato?

"Paulo è un fuoriclasse, un giocatore che è sempre in grado di far la differenza. Se la Juventus è andata così in difficoltà, è anche perché ha risentito della sua assenza. Il suo ritorno sarà molto importante, darà una grande mano per questo finale di stagione".

Quale è stata la Juventus che hai preferito nei tuoi sette anni di esperienza?

"Non ho una Juventus preferita, ma le stagioni vissute non sono state tutte uguali. Il primo anno c'era più pressione rispetto all'ultimo in cui ero un po' più libero. La Juve arrivava da due settimi posti, da parte mia c'era un po' la paura di fallire e di non essere all'altezza. Non c'è un solo momento che non vorrei rivivere, perché le difficoltà mi sono servite per formarmi ancora di più".

Levaci un dubbio, Allegri qualche giorno fa a Sky ha detto che si era arrabbiato molto con te nel match di Carpi in cui si levò il giaccone. Confermi la sua versione?

"Forse si stava arrabbiando con un altro, ma scelse me perché sapeva che non gli avrei risposto (sorride ndr). A Carpi ero subentrato, non avevo giocato bene e quindi mi richiamò. Aveva ragione, il capo ha sempre ragione".

Una considerazione finale: in campo spesso ti lamentavi per le situazioni di gioco, fuori non hai mai fatto polemica per quella situazione che avevi vissuto nel 2016.

"E' vero, sul campo ero totalmente diverso. Non potevo essere un bravo ragazzo, l'ho provato ma le prestazioni non erano state del tutto convincenti. Più mi odiavano, meglio era (sorride ndr). Chiaramente non ero d'accordo con alcune delle scelte prese in quel momento, ma per rispetto del club e dei tifosi decisi di non alimentare in nessun modo la polemica. Bisogna avere stile, devo essere un esempio per i miei figli e per la mia famiglia. Anche se gli altri non ti trattano bene, il tuo comportamento deve essere sempre il più professionale possibile. Questo conta più di vincere e guadagnare".

Si ringrazia Stephan Lichtsteiner per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.