ESCLUSIVA TJ - L'ex Primavera Kovalenko: "Vivo la guerra, i miei ex compagni mi stanno aiutando. Juve? Non mi piace come gioca, perdere con le squadrette è diventata abitudine"

02.03.2023 14:30 di Mirko Di Natale Twitter:    vedi letture
ESCLUSIVA TJ - L'ex Primavera Kovalenko: "Vivo la guerra, i miei ex compagni mi stanno aiutando. Juve? Non mi piace come gioca, perdere con le squadrette è diventata abitudine"

Che cos'è la normalità? Fino ai primi giorni del 2022, la quotidianità e la regolarità erano caratteristiche comuni in tutta Europa. L'espressione "guerra" era un concetto molto lontano, studiato sui libri e visto attraverso le rappresentazioni cinematografiche dell'epoca. Dal 24 febbraio di un anno fa, la vita per l'Ucraina e tutti i suoi abitanti è completamente cambiata. Lo ascoltiamo attraverso il racconto di Serhij Kovalenko, classe 1984 ed ex calciatore della Primavera di Palladino e Mirante, che in esclusiva a TuttoJuve.com parla di quella che è stata la sua avventura in bianconero e non solo:

In che modo stai aiutando il tuo popolo durante la guerra?

"Vivo ogni giorno la guerra, il momento che stiamo vivendo è terribile. Inizialmente ho dato una mano a trasportare generi alimentari e di prima necessità, mentre ora siamo bloccati in casa. Gli invasori, con i loro droni, continuano a pattugliare la zona in cui abito, durante la notte ti addormenti con le sirene. Il loro intento era di occupare Chernigov, che è stato uno dei primi paesi ad esser attaccato, per creare una strada diretta verso Kiev, ma non ci sono riusciti. Il nostro popolo si è unito e insieme li abbiamo respinti, anche se sono state tante le bombe sganciate e i danni provocati alla città".

Hai la speranza che tutto questo possa finire?

"Sì, ma i disastri non si aggiusteranno nel giro di breve tempo. Dovranno passare almeno dieci anni prima che tutto possa tornare alla normalità e le città vengano ricostruite. I nostri aerei di difesa sono forti e ci permettono di stare un po' tranquilli, ma purtroppo in altre città la situazione è ancora grave. Non ho paura, nel mio piccolo cercherò di dare una mano come ho sempre fatto. Ma il mio futuro non sarà qui, perché appena ci sarà una possibilità andrò via dall'Ucraina, il mio obiettivo è di andare a vivere in Belgio o in Italia. Ho vissuto e giocato in questi posti, conosco molto bene la lingua e la cultura".

Sei rimasto in contatto con qualche tuo ex compagno della Primavera?

"I ragazzi della Primavera mi stanno aiutando tanto, il loro sostegno è davvero molto importante. Voglio ringraziarli uno ad uno, perché non voglio dimenticarli: Orlando Urbano, Gianluca Romano, Gerardo Clemente, Antonio Mirante, Matteo Paro, Vincenzo Nardo, Luca Trucchi, poi anche Siramana Dembélé e Vedran Runje che hanno giocato con me in Belgio. Il loro aiuto è arrivato dal cuore, sarò sempre grato a loro. Altri ex compagni, anche famosi, non mi hanno mai risposto. E alcuni erano anche degli amici. La situazione in cui mi trovo è una catastrofe mondiale, non personale. Questo mi è dispiaciuto".

Parlando di cose felici, anche se successe un po' di tempo fa, che ricordi ti vengono in mente appena senti nominare la parola Juventus?

"Ricordo ancora la mia espressione stupita nel vedere allenarsi calciatori come Zidane e Del Piero. Quando Gasperini ci diceva di aggregarci alla prima squadra, gli occhi iniziavano a brillare e cercavo di godermi ogni piccolo momento. Le prime quattro lettere del mio cognome sono identiche a quelle di Kovacevic, così Ancelotti per distinguerci mi chiamava Kovacenko. Sorridevo, e nel contempo al mister dicevo che poteva chiamarmi come voleva. Montero è perfetto come mister della Primavera. Era un grande, lui e Zalayeta i più simpatici. Si punzecchiavano e scherzavano molto, li adoravo".

Mi hai citato Gasperini: che tipo era come allenatore?

"Era grintoso già all'epoca, tatticamente fortissimo, sapeva quel che voleva. Spiegava poco e ci faceva fare subito gli esercizi, specialmente all'inizio per me era difficile capire bene le sue istruzioni. Come allenatore è molto bravo, come persona un po' meno". 

Come eri arrivato alla Juventus?

"Ci arrivai tramite un provino con Budjanskij e Zeytulayev, ci fecero provare un po' ovunque per capire meglio le nostre qualità. Prima della Juve ero andato al Bordeaux e al Saint Etienne, ma forse non si trovò l'accordo per una questione di soldi. Furono i dirigenti della squadra in cui giocavo a dirmi che dovevo andare in Italia. Per me fu un sogno ad occhi aperti, perché sapevo di arrivare in quello che era il campionato migliore al mondo".

Poi perché non sei rimasto? Che cosa è successo?

"Sono stato per tre anni e sei mesi di proprietà della Juve, ma il percorso non era come quello di oggi: o andavi in prima squadra, cosa impossibile, oppure venivi ceduto in prestito. Il mio procuratore Daniele Conte, fratello di Antonio, mi disse di andare alla Lodigiani a farmi le ossa in Serie C. Poi andai a Ragusa, feci la preparazione ma non iniziai mai il campionato con loro. La società, infatti, decise di mandarmi via a titolo definitivo allo Standard Liegi, anche se avevo ancora un contratto di due anni. Lì c'era più possibilità per i giovani, qui non era ancora il tempo giusto".

La segui ancora la Juventus?

"Cerco di tenermi informato sui risultati, ma non mi piace il suo gioco. Quando riesco, preferisco guardare altre partite. Prima perdere contro le squadrette era una tragedia, ora è diventata un'abitudine. Ai miei tempi difficilmente sarebbero arrivate due sconfitte con il Monza".

C'è qualche giocatore ucraino che ti piacerebbe vedere indossare la maglia bianconera?

"Mi sarebbe piaciuto Mudryk, ma se lo è accapparrato il Chelsea a suon di milioni. E' uno dei nostri talenti più luminosi. Un altro che mi piace tanto, poi lo conosco personalmente, è Malinovskyi, oltre ad essere forte è anche una bravissima persona. Magari un giorno tornerà in Italia, chissà".

Si ringrazia Serhij Kovalenko per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.

Serhij Kovalenko
Serhij Kovalenko nel periodo alla Juventus
Serhij Kovalenko  e Ciro Ferrara
Serhij Kovalenko e Alex Del Piero