LEONI PER...AGNELLI – Dalle sconfitte si torna più forti se ne impari la lezione. Ecco perché la bellezza dell'Ajax può aprire gli occhi ad un nuovo corso in casa Juventus con o senza Allegri

17.04.2019 10:27 di Redazione TuttoJuve Twitter:    Vedi letture
LEONI PER...AGNELLI – Dalle sconfitte si torna più forti se ne impari la lezione. Ecco perché la bellezza dell'Ajax può aprire gli occhi ad un nuovo corso in casa Juventus con o senza Allegri

La bellezza ha un potere che non tutti percepiscono ma da cui tutti, prima o dopo, siamo colpiti. Vinti. Distrutti. La bellezza può avere due volti, quello esteriore e quello interiore. L'apparenza e la sostanza. Ma la bellezza apparente non sempre ha sostanza come non sempre il valore intrinseco della bellezza è sorretto da un'apparenza ipnotica. Quando incontri la bellezza assoluta, nell'apparenza e nella sostanza, ne resti prima stordito e poi vinto. Chiunque tu sia, qualsiasi arma tu abbia. Succede nella vita di tutti i giorni e succede anche nel calcio. La bellezza assoluta rende inutile ogni tuo sforzo, depotenzia ogni tua arma, ti ammalia e svuota nello stesso momento in cui ti riempie rischiando di portarti via tutto.

È successo anche in una “normale” partita di calcio ieri, in un quarto di finale di Champions League, all'Allianz Stadium che, non più tardi di un anno fa, s'inchinò ad un'altra bellezza che ferì e portò via tutto: la rovesciata di Ronaldo. Una bellezza che fece innamorare, al punto da corteggiare e portare a casa CR7, portarsi a casa quella bellezza che da sola, però, non sarebbe bastata perché quando la bellezza è solo nell'apparenza e non nella sostanza, perde il suo valore totalitario.

E ieri sera, a Torino, con Ronaldo, bellezza apparente come un diamante sulla vecchia Signora, ci si è accorti che mancava la bellezza intrinseca, quella sostanza che rende la bellezza assoluta.

 

Difficile, francamente, per una sera trovare colpe alla Juventus. Si, certo, Dybala ha fallito ancora (e non per l'infortunio), ed è altrettanto vero che dalla squadra ci si aspettava qualcosa in più di un semplice assalto all'arma bianca, e pensare che tanto alla fine risolve tutto Ronaldo è stato l'errore degli errori. Aggiungiamoci qualche infortunio di troppo e il quadro è completo. Ma non lo chiamate fallimento. Non lo è. Non può esserlo quando arrivi ancora una volta, pur fermandoti lì davanti ad un avversario più forte, ai quarti di Champions nell'anno in cui vinci l'ottavo scudetto di fila già ad aprile. Perché se questo è fallimento allora sono tanti (tutti) a dover tracciare una riga nera sulla propria stagione. Questa debacle è ammissione di inferiorità davanti ad una squadra nettamente superiore, e non per la presenza di super campioni ma per la presenza di uno spirito che va oltre il talento.

Ma ogni sconfitta ha un senso soltanto se ne recepisci la lezione, e in questo caso la lezione è che mentre in Italia, avere i più forti basta e avanza, in Champions serve un'alchimia diversa. Non basta un progetto tecnico-tattico, serve qualcosa di più. Serve il coraggio della bellezza, dell'innovazione, della sfrontatezza e della convinzione della propria forza. E invece, ancora una volta, anche con Ronaldo in squadra, la Juventus sembrava più schiava delle sue paure. Tanto da smettere letteralmente di giocare appena incassato il gol dell'-1-1 per poi crollare storditi dopo quello dell'1-2. Mentre dall'altra parte, giovani, inesperti e sfrontati ragazzi disegnavano calcio, mostrando una via che va decodificata e seguita.

Chissà se lo ha capito Allegri, e se questa sconfitta gli rimarrà dentro aprendolo ad un'idea nuova, di maggior sfrontatezza. O se lo ha capito Agnelli intuendo quello che potrebbe essere il prossimo necessario passo per avvicinare la sua Juventus alla perfezione, alla coppa dalle grandi orecchie.

Le sconfitte le digerisci soltanto se ne impari la lezione, e allora diventano preziose, diventano quel bagagli che ti mostra la strada per arrivare fino in fondo.

 

Vincenzo Marangio – McSportNetwork

Twitter @enzomarangio