LEONI PER AGNELLI – La teoria dell'estetica e l'importanza del risultato. Filosofie a confronto che duellano nei salotti e sul campo. Ma per la Juventus può contare solo la vittoria

30.04.2019 10:15 di Redazione TuttoJuve Twitter:    Vedi letture
LEONI PER AGNELLI – La teoria dell'estetica e l'importanza del risultato. Filosofie a confronto che duellano nei salotti e sul campo. Ma per la Juventus può contare solo la vittoria

La lite in diretta tv tra Adani e Allegri, molto brutta nei contenuti e nelle espressioni, sottende una contesa sempre più radicata nel calcio moderno che vede due fazioni contrapporsi. I teorici dell'estetica e i pragmatici del risultato. Due filosofie diverse accostate e ispirate dallo stesso sport. Chiariamolo subito: non c'è una verità assoluta in questa contesa, è pura questione di gusti e di opportunità. Perché se è vero che il fine stesso di una contesa sportiva è quello di vincere, è altrettanto vero che ci sono tante forme di vittoria. Si può vincere persino perdendo, quando esci dal campo a testa alta, quando hai trasmesso un'emozione. Quando te la sei giocata fino alla fine con chi è più forte di te. Per non andare troppo indietro con la memoria, basta analizzare le ultime due stagioni di Serie A. Nello scorso campionato la Juventus, pratica ed essenziale di Allegri, ha duellato fino alla fine con il Napoli, bello e spensierato di Maurizio Sarri, ne è venuto fuori un campionato bellissimo che ha sancito la vittoria sia della Juventus, più forte sul campo; sia, in un certo senso, del Napoli, che ha saputo tenere aperti i giochi fino alla fine, che è riuscito nell'impresa di sbancare l'Allianz Stadium e che ha rapito gli occhi ai cultori dell'estetica nonostante la bacheca sia rimasta poi vuota. Eccole, sotto gli occhi di tutti, due forme di vittoria: quella reale e dovuta della Juventus, costruita per vincere e con una mentalità da azienda che deve far quadrare i conti vincendo per poter reinvestire crescendo e facendo crescere il proprio brand nel mondo, e la vittoria morale del Napoli. Una squadra che sin dall'inizio non aveva la potenza economica, la rosa all'altezza e la storia per poter tenere testa alla più forte Juventus. Ma lo ha fatto, fino in fondo, fino a quando ha issato bandiera bianca a Firenze ma forse ancora prima. Ad esempio proprio dopo aver compiuto l'impresa a Torino, celebrata come uno scudetto da una città intera e da mezza nazione. Lì il Napoli si è accontentato della vittoria dell'estetica e dell'averci provato. Una vittoria che non lascia trofei in bacheca, ma un indelebile ricordo, quello si. Persino nella bellezza dello scudetto della Juventus, di tutt'altro valore rispetto a quello di quest'anno.

E arriviamo all'altro esempio, quello del Napoli di Ancelotti. È abbastanza evidente per tutti che quando De Laurentiis ha puntato su Carletto, definendolo “il Ronaldo della panchina”, lo ha fatto per coprire un mercato che non avrebbe fatto e che non potrebbe mai fare per rispondere al Ronaldo vero acquistato dalla Juventus. Non poteva essere così l'anno scorso, non lo sarà il prossimo anno e non potrà essere così mai. Troppo ampio il divario economico tra i due club per poter andare in concorrenza sul mercato, ma se scegli un allenatore che punta anch'egli più sulla concretezza che sull'estetica, non avendo a disposizione i campioni che può permettersi Agnelli, allora perdi su tutti i fronti, finisci il campionato ad Aprile e non vinci neanche lo scudetto morale del bel gioco, dell'averci provato. Ecco che anche la sconfitta ha due volti: uno vincente, come quello dello scorso anno per i tifosi del Napoli che non dimenticheranno mai Sarri e quel blitz storico all'Allianz Stadium; e uno fallimentare come quest'anno in cui non sei mai stato veramente dentro nessuna competizione, perché non hai sostituito lo scarso potenziale tecnico con i valori morali ed estetici che possono avvicinare Davide a Golia.

Davide e Golia come estetica e pragmatismo. Questione di filosofie o di gusti, e di necessità, perché la Juventus, che ha fame di crescere non può attendere e sperimentare ma deve necessariamente inseguire la vittoria a tutti i costi e se arriva curando anche l’estetica, tanto meglio. Ma non è la priorità. È importante, invece, che lo scontro tra i difensori delle due filosofie sia sempre solo confronto che non travalichi il buongusto e l’educazione, valori e che appartengono al significato stesso dello sport.

Vincenzo Marangio - McSportNetwork

Twitter @enzomarangio