Zaccardo: "Barzagli grandissima persona. E' leader silenzioso"

21.05.2019 16:10 di Giovanni Spinazzola Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Zaccardo: "Barzagli grandissima persona. E' leader silenzioso"

Cristian Zaccardo, difensore, ha parlato ai microfoni di Soccermagazine anche di Andrea Barzagli, compagno di squadra ai tempi di Palermo e di nazionale nella spedizione mondiale del 2006.

Domanda a bruciapelo: il ricordo più bello della tua carriera?

Il Mondiale, il primo goal in Serie A e tanti altri. Il mese del Mondiale, sicuramente, è la cosa più bella che ho vissuto.

A proposito del Mondiale: c’è qualche aneddoto curioso che ricordi con più piacere, magari anche fuori dal campo?

Più o meno li abbiamo già detti tutti. Diventa anche difficile ricordarli perché sono passati 13 anni. L’atmosfera, la permanenza in albergo sono durate quasi un mese, per tutto il ritiro, ma non hanno mai pesato. Anzi, in albergo si giocava, si staccava la spina: c’erano il ping-pong, il biliardino, la sala giochi. Quindi giocavi il Mondiale, poi ti rilassavi e isolavi un po’ dalla pressione che c’è nel giocare un Mondiale. Eravamo blindati, quindi le tensioni e l’ansia non le vedevi, le vedevi solo quando arrivavi al campo.

Quella spedizione l’hai condivisa, tra gli altri, anche con Daniele De Rossi, di cui si parla molto ultimamente. Che pensiero ti sei fatto su quanto accaduto?

Eh, da fuori per i romantici dispiace perché comunque è uno dei pochi calciatori che hanno fatto tutta la carriera in una squadra, quindi vederlo con un’altra maglia probabilmente dispiace molto a chi piace il calcio romantico. Poi, comunque, De Rossi era un ottimo giocatore e il calcio italiano, la Serie A perdono un giocatore di livello. Poteva essere l’ultimo superstite del Mondiale a giocare in Serie A e questo non avverrà, probabilmente.

Da compagno di squadra, dato che ho avuto il piacere di giocare con lui e di ammirarlo dal vivo, dico che è un grandissimo giocatore, completo, un leader. Poi, nella vita, è normale che più vai avanti con l’età qualcosa perdi sotto il profilo fisico e dinamico, quindi a maggior ragione oggi che le squadre vogliono ringiovanire, che sono ormai quasi delle aziende, va così. Il calcio è un po’ cambiato rispetto a prima: quando raggiungi una certa età, senza che si guardino i nomi di giocatori importanti, assisti a queste logiche di questo calcio moderno e vieni un po’ umiliato.

Come hai detto, potremmo perdere uno degli ultimi superstiti di quel Mondiale in Serie A. Tra questi c’era anche Andrea Barzagli – con cui hai condiviso sia club sia Nazionale -, che ha giocato la sua ultima partita allo Stadium. Di lui che ci dici?

Sono riuscito ad andare alla sua festa d’addio dopo la partita e l’ho rivisto con molto piacere. Penso che sia il giocatore con cui ho giocato di più nella mia carriera: 4 anni a Palermo, un anno in Germania più il biennio dell’Under 21 e il biennio del Mondiale, quindi ci conosciamo molto bene. Anzi, ultimamente ci eravamo un po’ persi di vista perché è da 3 anni che non sono più in Serie A, quindi non lo vedevo da un po’. Mi ha fatto piacere rivederlo, era una bellissima festa. Cosa dire? Lo conoscete, anche altri suoi ex compagni ne hanno parlato. Oltre ad essere un grandissimo giocatore è una bellissima persona, un leader silenzioso, quindi va fatto un applauso molto meritato a un difensore che negli ultimi anni è stato uno dei migliori in assoluto.

Ha 38 anni e ha scelto di finire, dispiace perché comunque chi è appassionato di calcio vede tutti questi campioni del mondo smettere. Però la vita è così, il calcio continua e gli faccio il migliore augurio per una nuova carriera. Vedremo in che veste sarà.

Tornando a parlare della tua di carriera, c’è qualche rimpianto che ti porti dietro?

Forse ad oggi farei qualche esperienza di più all’estero. Forse sono tornato in Italia troppo presto. Avevo giocato in Germania vincendo la Bundesliga e c’era la Champions League da giocare, però ho rinunciato per andare al Parma e cercare di tornare in Nazionale. Purtroppo questo non è avvenuto e quindi ho rinunciato alla Champions League e a un contratto molto più ricco in Germania rispetto a quello che avevo in Italia. A posteriori ho rinunciato a soldi e Champions League per tornare in Nazionale e non ci sono riuscito, nonostante a Parma nei primi anni abbia fatto campionati molto, molto importanti.

Andando a rivedere tra le scelte che ho fatto, dopo la stagione al Carpi volevo fare una stagione all’estero, in America. Avevo preso il procuratore apposta, però non è capitata l’occasione e non sono riuscito ad andare a giocare in questo campionato. Sono due rimpianti, diciamo: forse sarei potuto rimanere di più a Wolfsburg e dopo Carpi, pur prendendo il procuratore, non si è avverato il sogno di giocare in un campionato come quello giapponese o americano.

Prima dell’esperienza al Wolfsburg eri tra i difensori più apprezzati. Hai vestito la maglia di una big come quella del Milan, ma sei mai stato vicino ad altre grandi come Juventus, Inter, Roma?

Mah, penso che essendo giovane ed essendo nell’orbita della Nazionale, giocando ottime stagioni a Palermo qualche interessamento ci sia stato, ma nulla di concreto. Alla fine sono arrivato in una grande squadra, il Milan, però forse quando meritavo di meno. Fossi andato in un’altra grande squadra qualche anno prima sarei stato al top, in una condizione psico-fisica migliore e avrei potuto fare qualche stagione in una grande. Forse è anche quello un rimpianto.

A Palermo, dopo l’annata del Mondiale, feci 6 goal, ma le big in Italia non mi chiamarono e andai al Wolfsburg. Poi tornai e giocai a Parma molto, molto bene e pensai che a 28 anni mi sarebbe ricapitata l’occasione di andare in una grande squadra, ma così non è stato. Quando ormai avevo pensato di chiudere la carriera al Parma è arrivata l’occasione del Milan e un po’ a malincuore lasciai Parma, ma giocare nel Milan è una cosa che ti rimane ed è prestigioso.

C’era un compagno dei tempi del Milan col quale avevi legato di più?

Al Milan ce n’erano diversi: Bonera, Amelia, Silvestre. Forse questi tre.

Il Milan attuale sta lottando per la Champions League nonostante tutte le vicissitudini affrontate in questa stagione. A tuo modo di vedere, chi la spunterà?

Eh, da tifoso mi auguro il Milan. Però sulla carta sono favorite Inter e Atalanta, quindi in teoria, ad oggi, andrebbero loro. Però il bello del calcio è che può succedere tutto e il contrario di tutto. L’Empoli si deve salvare mentre l’Atalanta e il Milan incontrano due squadre con obiettivi raggiunti, invece l’Inter affronta un Empoli che si gioca la vita, a differenza di Sassuolo e SPAL. Questo è il calcio. Da tifoso esterno è bello vedere che ci sono ancora il quarto posto e la lotta alla salvezza in bilico, quindi sarà un weekend molto emozionante.

Qual è la vita di Zaccardo oggi e come te la immagini in futuro?

Oggi mi sto aggiornando, ho preso il patentino di direttore sportivo, mi sto tenendo in forma e la mia testa ragiona ancora da calciatore, quindi è ancora presto per fare un passo successivo. Mi aggiorno, cerco di migliorare le lingue estere e ogni tanto sono stato in giro per il mondo a giocare con le “leggende” dell’Italia. Poi, da due anni c’era una squadra di San Marino che mi chiedeva di andare a giocare lì. Sono andato il mese scorso, ho fatto tre partite di coppa, ho vinto la coppa di San Marino e quindi c’è la possibilità di giocare i preliminari di Europa League a giugno con questa squadra.

Ho un problemino al ginocchio, mi sono operato al menisco e ho un po’ la cartilagine otturata. Purtroppo con l’età vuoi fare, ma a volte il fisico non è più come prima. Adesso vediamo come torno e se fare i preliminari, poi probabilmente coglierò qualche opportunità. Qualche chiacchierata l’ho fatta e devo decidere il settore dal quale partire: manager, procuratore, allenatore. Devo valutare bene, ancora non sono pronto per decidere. Quindi guadagno tempo e intanto mi aggiorno e cerco di formarmi anche non da calciatore, anche se ad oggi mi piacerebbe ancora giocare a calcio. Adesso vedo come torno col ginocchio. Se starò bene continuerò, se non starò bene penso che dopo i preliminari di Europa League dirò “basta” anch’io col calcio vero.

Potresti essere tu l’ultimo superstite del Mondiale, considerando che ci sono ancora De Rossi e Buffon.

Sì, ma penso che vincerà De Rossi questa sfida. In teoria, dovrebbe ritirarsi lui per ultimo. Io ho solo questo problema. Purtroppo quest’anno mi sono allenato di meno, ho staccato un po’ la spina e mi sono venuti dei problemi. Mi sono operato al ginocchio quando non mi ero mai operato prima al ginocchio, ma si vede che purtroppo quando ti fermi il corpo lo subisce. Vediamo come torno e a fine giugno prenderò una decisione.