Trotta: "Juventusa tornata competitiva sia in campionato che in Champions"
A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex centrocampista, tra le tante, di Napoli e Juventus. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La Champions League restituisce due cartine tornasole differenti per Napoli e Juventus, le squadre hanno meritato i risultati fino ad oggi acquisiti?
“Certo. La Juventus ha fatto decisamente meglio del Napoli in Champions League e alla fine, i conti tornano, quasi sempre ottieni quello che meriti. Purtroppo il Napoli non è riuscito a fare un percorso all’altezza in Champions e la partita col Copenaghen è stata l’emblema del suo cammino, eri sopra di un gol, con un uomo in più quella è una partita che devi portare obbligatoriamente a casa. Per la dinamica, per come si era messa a favore del Napoli e soprattutto perché era un’occasione enorme. In un modo o nell’altro, quella partita la devi chiudere. A certi livelli, anche il rigore concesso resta un’ingenuità.”
La Juventus, da la sensazione che sia tornata a competere davvero?
“Sì, perché la Juventus è tornata a competere in maniera importante sia in campionato che in Champions. In campionato ha avuto una battuta d’arresto col Cagliari, però sta in zona Champions e sinceramente, mi aspettavo che potesse andare avanti anche in Europa. Allegri, alla Juventus, sta facendo più o meno quello che molti si aspettavano da un allenatore come lui.”
Lei ha giocato a calcio, ha conosciuto Conte, lo ha seguito anche come allenatore. Quando ci troviamo davanti a un tecnico che, in 11 partite stagionali infrasettimanali, porta a casa tre vittorie, tre sconfitte e cinque pareggi, possiamo ancora parlare di un top manager?
“Io in passato l’ho detto perché se lo meritava, per me Conte è un grandissimo allenatore. Però non è che io debba difenderlo a spada tratta. A oggi, la cosa che mi fa pensare di più sono gli infortuni, magari in un anno può capitare qualche infortunio, però stanno diventando tanti, continui e spesso muscolari. Quindi è normale che venga anche qualche dubbio sulla preparazione, ed è giusto farselo.”
Secondo lei, non è un discorso di “ridimensionamento” dell’allenatore?
“No, ci sono annate che vanno in un modo e annate che vanno in un altro. Non è che un anno storto ti toglie il valore. Però quest’anno, purtroppo, le cose non stanno andando bene e per gli allenatori i numeri a volte sono favorevoli, altre volte diventano impietosi. Conte, negli anni, ci ha abituati a risultati importanti, allo scudetto e a tante belle cose. Ma quest’anno è tutto molto altalenante: gli infortuni non aiutano e anche i nuovi, quelli presi sul mercato, non si sono integrati subito. Quindi qualcosa, rispetto all’anno scorso o rispetto a quello che ci si aspettava, non sta andando come doveva.”
Lei reputa quindi Conte responsabile di questa situazione?
“Conte non è scevro da critiche, sia per i risultati infrasettimanali che per i troppi infortuni.”
Il Napoli rischia seriamente di restare fuori dalla Champions e considerando anche la distanza dell’Italia dall’Europa, non è uno scenario piuttosto duro?
“Sì, ma secondo me dobbiamo concentrarci sul campo. Il Napoli, oggi, non è ancora la squadra che uno sperava di vedere. Il motivo principale sono gli infortuni, che non hanno mai permesso di giocare con la formazione tipo che uno aveva in mente a inizio anno. Si deve fare di tutto per non restare fuori dalla Champions, perché sarebbe un danno enorme. La partita col Copenaghen era davvero fondamentale, perché ti avrebbe dato molte più possibilità. Adesso la strada è complicata e, da quello che so, non è neanche semplice recuperare subito tutti i giocatori. Questo diventa un problema.”
Tra i calciatori del Napoli primeggia Matteo Politano per tiri tentati in Serie A, ma non ha mai segnato. È uno dei segreti del Napoli di Conte?
“Per me Politano è un giocatore importantissimo per il Napoli. Non tanto per il gol, ma per l’equilibrio che dà alla squadra. È uno che fa avanti e indietro sulla fascia, lavora tantissimo e secondo me è imprescindibile. Se io fossi l’allenatore del Napoli, giocherebbe sempre. È una mia lettura, ma io lo vedo un po’ come erano giocatori tipo Callejón, gente che negli anni ha dato equilibrio al Napoli.”
In una squadra così, ci si aspetta anche altro da chi è pagato tanto. Non trova?
“Certo. Poi è chiaro che ci sono altri giocatori che dovrebbero fare cose più importanti. Non perché Politano non sia in grado, ma perché ci sono calciatori con qualità e stipendi importanti da cui ti aspetti la giocata decisiva. Il problema è che tanti di questi il Napoli non li ha mai avuti davvero, proprio per via degli infortuni.”
Torniamo sempre lì, agli infortuni. Sono una costante?
“Secondo me sì ed aggiungo una cosa, oggi il calcio è cambiato tantissimo, ci sono nuove metodologie, nuovi carichi, nuove esigenze. Però io penso che la preparazione fisica vada fatta anche in funzione del singolo calciatore. Io sono per lavorare tanto, perché la condizione durante l’anno te la ritrovi. Ma magari un giovane può reggere certi carichi, mentre un giocatore che ha 15-16 campionati sulle spalle va tutelato di più. Servono monitoraggi continui, servono scelte mirate. Non dico un lavoro “personalizzato” al 100% per ogni atleta, però una dinamica che riduca gli infortuni sì, perché così non puoi andare avanti.”
Se lei dovesse scommettere un centesimo, a chi darebbe la maggior parte delle responsabilità di questi infortuni? Allenatore, staff tecnico, staff medico, preparatori?
“Non mi nascondo: ti rispondo senza problemi. Per me è una responsabilità condivisa. Perché io, da allenatore, posso pensare di fare certi carichi di lavoro, ma poi magia arriva il medico, il fisioterapista o il preparatore atletico e ti dice: ‘Guarda, in questa situazione è meglio non farlo’. Oggi in panchina ci sono 20-22 persone di staff, quindi è evidente che devono lavorare tutti insieme e le eventuali colpe vanno date a tutti, nessuno escluso.”
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