Tencone: "Alla Juve ho lavorato con i migliori. Gli infortuni più dolorosi? Buffon, Del Piero e Ferrara"
Intervistato da "La Gazzetta dello Sport", Fabrizio Tencone, ex medico della Juventus, ed attuale direttore dell'Isokinetic di Torino, racconta alcuni aneddoti legati alla sua esperienza in bianconero: "Il mio esordio? Febbraio 1995 in Sampdoria-Juventus 0-1, gol di Vialli. Nel luglio 1994 inizio la stagione come medico della Primavera, poi a febbraio vengo promosso in prima squadra perché un medico lascia il club. Appena mi siedo in panchina, Lippi mi fa sorridere con una battuta delle sue: 'Dottore, siamo primi in classifica. Vediamo di non…'. Marcello era 'fisiologicamente' scaramantico, non eccessivamente. Era attento a tutto, ad ogni particolare. Anche alle questioni mediche. Non sono tutti così gli allenatori: conosco tecnici scarsi e poco preparati che sottovalutano gli aspetti sanitari. Io sono stato fortunato: ho lavorato con il meglio: Lippi, Ancelotti e nella mia seconda avventura juventina Conte e Allegri.
Gli infortuni più dolorosi? Quello di Buffon alla schiena. Insieme al grave infortunio al ginocchio di Del Piero e a quello alla tibia di Ferrara. Gigi, Ale e Ciro sono anche tra i giocatori con cui ho legato di più.
Zidane? Educato, persona squisita e alla mano. La gente si è goduta le sue magie in partita, ma io sono tra i fortunati che ho potuto ammirarlo anche in allenamento: a volte ti lasciava a bocca aperta. Faceva dei gesti pazzeschi.
Il giocatore più estroso? Thuram. Uomo bellissimo, sempre vestito in modo elegante anche per l’allenamento: abiti lunghissimi, quasi dei mantelli.
Davids? Edgar è stato geniale: ha trasformato un difetto di vista e l’esigenza di dover giocare con gli occhiali in un tratto iconico. Una esperienza di vita che va oltre al calcio.
Il Conte giocatore? Il primo pensiero è la finale di Champions vinta a Roma nel 1996. Antonio si infortuna contro l’Ajax. Al rientro a Torino, tutti a festeggiare. Tranne Conte e noi medici che invece andiamo in ospedale. Antonio era dispiaciuto per l’infortunio alla coscia, ma la soddisfazione per la Coppa era più potente ed efficace di qualsiasi antidolorifico.
Cosa cambierei se potessi tornare indietro? Cambierei due partite. La finale di Champions persa con il Borussia Dortmund e lo scudetto sfumato nell’acquazzone di Perugia. Al Curi sembrava di essere in un film: chiusi nello spogliatoio, il tempo sembrava non trascorrere mai. C’era chi chiacchierava, chi restava muto e chiedeva nuove fasciature. Della finale contro il Borussia Dortmund non dimenticherò mai gli sguardi degli ex Reuter e Kohler: per loro fu un’incredibile rivincita. Ma in realtà l’unica cosa che vorrei cambiere veramente sono gli esiti dei primi esami del sangue di Andrea Fortunato, che la leucemia ha portato via troppo presto. É un ragazzo che ho sempre nel cuore".
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