Mauro indica la via per la Nazionale: «Serve un vincente, il modello è l'eccellenza»

Mauro indica la via per la Nazionale: «Serve un vincente, il modello è l'eccellenza»TuttoJuve.com
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di Redazione TuttoJuve
Massimo Mauro indica la strada per il futuro della Nazionale: serve un ct vincente, promuove Baldini e i giovani e rilancia Mancini.

Il dibattito sul prossimo commissario tecnico dell'Italia entra nella fase decisiva e Massimo Mauro a Gazzetta ha idee molto chiare su quale debba essere il profilo chiamato a guidare gli azzurri nel nuovo corso.Secondo l'ex fantasista, la Federazione dovrebbe orientarsi verso una figura di grande spessore internazionale, capace di reggere la pressione e di trasmettere autorevolezza a tutto l'ambiente.

«Penso ad una soluzione di alto, altissimo profilo: chi sarà chiamato a ridare senso alla nostra Nazionale deve avere spalle larghe, conoscenze, esperienza costruita sulla propria storia...». Per Mauro non è il momento di puntare su scommesse o percorsi sperimentali: la priorità è affidarsi a chi ha già dimostrato di saper vincere.

Da Guardiola a Mancini: il valore dei risultati

Tra i nomi che circolano per la successione sulla panchina azzurra, Mauro riconosce il prestigio di Pep Guardiola, ma quando si parla di risultati ottenuti con la Nazionale italiana il suo pensiero va immediatamente a Roberto Mancini. «Se guardiamo a cosa ha vinto, non c’è dubbio. Ma a proposito di successi, chi meglio di Roberto Mancini? Dal luglio del 2021 non mi sembra siano arrivate altre buone notizie e nel luglio del 2021 siamo diventati campioni d’Europa con il Mancio in panchina». Anche Antonio Conte rientra tra i tecnici che apprezza, ma il riferimento resta il ct che ha riportato l'Italia sul tetto d'Europa. «Conte? Un altro ottimo allenatore, ma chi ha vinto in azzurro l’ho già ricordato».

La crisi della scuola federale

Mauro riflette anche sull'evoluzione del ruolo del commissario tecnico in Italia, evidenziando come il modello che per anni aveva prodotto allenatori di riferimento si sia progressivamente indebolito. «Verissimo, ma, poi, non ci abbiamo più creduto: la scuola di Coverciano è diventata un ministero, non siamo stati più bravi a tirar fuori o crescere tecnici da trasformare in ct». Per l'ex centrocampista, il calcio moderno impone di cercare le migliori competenze disponibili, come dimostra la scelta del Brasile di affidarsi a Carlo Ancelotti. «Un tempo, appunto. Adesso serve rivolgersi alle eccellenze: il Brasile si è preso Ancelotti». «Sapete una cosa? Vieterei con una norma questo andazzo: il ct deve essere del suo stesso paese per una questione di tradizione, identità calcistica, cultura. Non mi trova d’accordo tutta questa tendenza ad affidare le proprie sorti ad allenatori stranieri».