La Stampa - Juve, guarda che Diego. Il dilemma: venderlo o no?
In apnea con l'Inter, di rincorsa contro i rossoneri. Il viaggio a Bari della truppa Del Neri si spacca a metà perché, se da cancellare è l'esordio nel torneo a tre, dalla sfida con il Milan esce qualche segnale positivo. Certo, Ronaldinho e soci non si presenteranno al via del campionato con i favori del pronostico, sorte che spetta ai cugini, ma, al di là della magia di Dinho (da applausi il colpo da biliardo che beffa Storari), il faccia a faccia con il gruppo Allegri ha visto la Juve tenere in mano il copione. Lanzafame si è perso per ben due volte fra i guantoni di Amelia, Amauri nel trovare il tempo per superare il portiere rossonero quando la porta era quasi spalancata, ma è stato il continuo movimento di Diego ad accendere i bianconeri fino al sigillo personale del pareggio.
Già, il brasiliano. In Germania se lo contendono, o, meglio, se lo contendevano perché non appena partita, l'asta sembra essersi attorcigliata. Motivo? Lo Schalke 04 che era arrivata ad offrire 18 milioni di euro (due in più del Wolfsburg) ha tirato il freno a mano aggrappandosi al regolamento Uefa: per il club che ha messo Diego al primo posto in agenda, infatti, il brasiliano non potrebbe giocare in Europa fino a quando lo Schalke non si metterà alle spalle il rischio di scivolare dalla Champions League all'Europa League. La ragione è, per i dirigenti tedeschi (ma è così da sempre), di facile interpretazione, e si basa sul presupposto che un giocatore non possa scendere in campo nella stessa competizione con due maglie diverse (Diego ha già assaggiato l'Europa League con la Juve).
Trasloco in Germania o meno, il fantasista brasiliano, intanto, si è preso il lusso di incidere come non capitava da tempo, sotto gli occhi del presidente Andrea Agnelli, allo stadio con la moglie. Sempre nel cuore del gioco, sempre punto di riferimento per i compagni, Diego ha festeggiato il gol come se in palio ci fosse qualcosa che vada oltre il ben figurare in una notte d'estate. «Indipendentemente dalle logiche di mercato, è innegabile come Diego dia qualità alla squadra, qualità che in questo momento ci manca», commenta Del Neri. La Juve aspetta l'occasione per lasciarlo partire anche se fin dal primo giorno di ritiro la volontà del brasiliano è stata quella di provare a riscattarsi rimanendo a Torino. «Stiamo valutando la situazione, i presupposti - dice il dg Marotta - per qualcosa di definitivo i tempi non sono ancora maturi». Tradotto: il club bianconero non vuole certo svalutare un giocatore il cui investimento è costato 25 milioni di euro. Le prossime ore saranno decisive, bisognerà capire se i tedeschi interessati all'operazione alzeranno le offerte fino ad una cifra almeno di 20 milioni di euro.
Juve e Milan hanno terminato la loro fatica ai rigori (i rossoneri hanno avuto la meglio, lasciando a Diego e soci l'ultimo posto finale nel torneo). Il tempo (45') che, invece, ha messo di fronte Juve ed Inter ha visto i nerazzurri prevalere ai punti oltre che nel risultato. Benitez, il nuovo professore di Appiano Gentile, era sbarcato in Puglia con l'obiettivo di non fare brutte figure. Verdetto? L'Inter si è messa subito l'abito da sera e per la retroguardia di Del Neri sono apparsi i fantasmi della recente avventura: Obinna più Pandev con Sneijder alle spalle, la difesa bianconera è andata in affanno. Il colpo d'autore è di Sneijder. La sensazione è che il divario fra i bianconeri e i campioni d'Italia resti inalterato. Il trofeo Tim finisce nella bacheca dell'Inter che, dal dischetto, supera il Milan.
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