Inchiesta Milano, feste con escort e calciatori: spunta anche un pilota di Formula 1. Una ragazza: «Sono rimasta incinta»
Inchiesta Milano, feste con escort e calciatori: spunta anche un pilota di Formula 1. Una ragazza: «Sono rimasta incinta»
Emergono nuovi dettagli dall’inchiesta della Procura di Milano su un presunto giro di prostituzione e sfruttamento legato a eventi esclusivi nella movida milanese. Al centro delle indagini l’agenzia Ma. De. Milano, con sede a Cinisello Balsamo, che avrebbe organizzato serate private frequentate da sportivi, imprenditori e personaggi noti.
Secondo quanto riportato dall’ANSA, sarebbero almeno 70 i calciatori coinvolti nelle feste, alcuni militanti in club di Serie A come Inter, Milan, Juventus, Verona, Torino, Monza e Sassuolo. I nomi, tuttavia, restano coperti da omissis e nessuno dei giocatori risulta indagato: in qualità di clienti, non avrebbero commesso reati.
Ai domiciliari sono finiti i titolari dell’agenzia, Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, insieme ai collaboratori Alessio Salamone e Luan Fraga. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione offriva pacchetti esclusivi: cena in ristoranti di lusso, accesso a locali rinomati come il Just Cavalli e possibilità di proseguire la serata in hotel di alto livello, tra cui il Me Milan Il Duca.
Le intercettazioni rivelano richieste specifiche da parte dei clienti, tra cui anche un presunto pilota di Formula 1: «Ho un amico pilota di Formula uno che vuole una ragazza a pagamento». Un sistema che, secondo gli investigatori, muoveva ingenti somme di denaro in contanti.
Tra gli elementi più delicati dell’inchiesta, anche la testimonianza di una delle ragazze coinvolte. In una conversazione intercettata, la giovane riferisce di essere rimasta incinta dopo un incontro con un noto calciatore: «Ho appena fatto il test ed è positivo… sono incinta da più di tre settimane».
Le donne coinvolte – oltre un centinaio, tra italiane e straniere, alcune molto giovani – venivano reclutate come escort, hostess o accompagnatrici. Secondo gli atti, erano invitate ad avere rapporti sessuali a pagamento con i clienti selezionati.
Il sistema prevedeva che i compensi non venissero pagati direttamente dai clienti, ma gestiti dagli organizzatori, che trattenevano almeno il 50% degli incassi. Le ragazze ricevevano poi il resto in contanti, spesso in buste chiuse. Una di loro racconta di aver percepito solo una piccola percentuale rispetto alle cifre spese dai clienti.
Come riporta Gazzetta, dalle intercettazioni emerge anche l’uso diffuso della cosiddetta “droga del palloncino”, ovvero gas esilarante, durante le serate. In alcuni dialoghi si fa riferimento esplicito alla richiesta di forniture direttamente in hotel, anche in presenza di calciatori di Serie A.
Indagini in corso
L’inchiesta, coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini, è ancora in corso e punta a chiarire l’ampiezza del fenomeno, il ruolo degli organizzatori e le eventuali responsabilità penali. Il caso continua a far discutere, soprattutto per il coinvolgimento indiretto di figure di spicco dello sport e dello spettacolo, e per i possibili risvolti legati allo sfruttamento delle giovani donne impiegate nel sistema.
Direttore: Claudio Zuliani
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