Exor, Equita conferma BUY: “Sconto sul NAV elevato, pesa anche il nodo Juventus”
Gli analisti di Equita SIM confermano la raccomandazione BUY su Exor, ribadendo come il tema centrale resti il divario tra valore intrinseco della holding (NAV) e valutazione di mercato. Uno “scontro” che continua a rappresentare, secondo la sim, sia un’opportunità sia un segnale della prudenza degli investitori.
Al centro dell’analisi resta lo sconto sul NAV, ovvero la differenza tra la capitalizzazione di Borsa e il valore complessivo delle partecipazioni. Nel caso di Exor, questo sconto si attesta intorno al 53%, vicino ai massimi storici del 55% e ben superiore alla media del 31% dal 2013.
«Pur riconoscendo l’assenza di catalyst di breve termine, è difficile non confermare il BUY», spiegano da Equita, sottolineando come la distanza tra valore degli asset e prezzo di mercato continui a sostenere la tesi positiva sul titolo.
Tra i punti di forza, gli analisti citano la crescita del NAV per azione, triplicato dal 2016, e una struttura finanziaria molto solida, con un loan-to-value pari a circa 0,03x, indicativo di un indebitamento estremamente contenuto. Inoltre, i dividendi delle partecipate risultano sufficienti a coprire costi e remunerazione degli azionisti.
Resta centrale il ruolo di Ferrari, che pesa per circa il 37% del NAV e su cui Equita mantiene una visione positiva. Al tempo stesso, cresce il peso degli asset non quotati, saliti al 28% del NAV, elemento che riduce la trasparenza complessiva della valutazione.
Un capitolo rilevante riguarda proprio la Juventus. Secondo gli analisti, «il cash burn della Juventus nel periodo 2019-25 ha richiesto aumenti di capitale per circa 0,64 miliardi di euro», pari a circa il 2% del NAV, contribuendo a mantenere elevata la percezione di rischio e quindi lo sconto sul titolo.
Infine, Equita segnala ulteriori fattori di pressione, tra cui l’incertezza macroeconomica, che incide sugli asset più ciclici come Stellantis, e il rischio di reinvestimento della liquidità disponibile, pari a circa 3,5 miliardi di euro, sulle future scelte di allocazione del capitale.
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