Exor, Equita conferma BUY: “Sconto sul NAV elevato, pesa anche il nodo Juventus”

Exor, Equita conferma BUY: “Sconto sul NAV elevato, pesa anche il nodo Juventus”TuttoJuve.com
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Ieri alle 22:40Altre notizie
di Marta Salmoiraghi

Gli analisti di Equita SIM confermano la raccomandazione BUY su Exor, ribadendo come il tema centrale resti il divario tra valore intrinseco della holding (NAV) e valutazione di mercato. Uno “scontro” che continua a rappresentare, secondo la sim, sia un’opportunità sia un segnale della prudenza degli investitori.

Al centro dell’analisi resta lo sconto sul NAV, ovvero la differenza tra la capitalizzazione di Borsa e il valore complessivo delle partecipazioni. Nel caso di Exor, questo sconto si attesta intorno al 53%, vicino ai massimi storici del 55% e ben superiore alla media del 31% dal 2013.

«Pur riconoscendo l’assenza di catalyst di breve termine, è difficile non confermare il BUY», spiegano da Equita, sottolineando come la distanza tra valore degli asset e prezzo di mercato continui a sostenere la tesi positiva sul titolo.

Tra i punti di forza, gli analisti citano la crescita del NAV per azione, triplicato dal 2016, e una struttura finanziaria molto solida, con un loan-to-value pari a circa 0,03x, indicativo di un indebitamento estremamente contenuto. Inoltre, i dividendi delle partecipate risultano sufficienti a coprire costi e remunerazione degli azionisti.

Resta centrale il ruolo di Ferrari, che pesa per circa il 37% del NAV e su cui Equita mantiene una visione positiva. Al tempo stesso, cresce il peso degli asset non quotati, saliti al 28% del NAV, elemento che riduce la trasparenza complessiva della valutazione.

Un capitolo rilevante riguarda proprio la Juventus. Secondo gli analisti, «il cash burn della Juventus nel periodo 2019-25 ha richiesto aumenti di capitale per circa 0,64 miliardi di euro», pari a circa il 2% del NAV, contribuendo a mantenere elevata la percezione di rischio e quindi lo sconto sul titolo.

Infine, Equita segnala ulteriori fattori di pressione, tra cui l’incertezza macroeconomica, che incide sugli asset più ciclici come Stellantis, e il rischio di reinvestimento della liquidità disponibile, pari a circa 3,5 miliardi di euro, sulle future scelte di allocazione del capitale.