Carnevali: "Per Boga richieste da Italia ed estero, ma vogliamo trattenerlo. Tanti club non strutturati per giocare 3 gare in 7 giorni"

31.05.2020 18:45 di Redazione TuttoJuve Twitter:    Vedi letture
Carnevali: "Per Boga richieste da Italia ed estero, ma vogliamo trattenerlo. Tanti club non strutturati per giocare 3 gare in 7 giorni"

Il dirigente del Sassuolo, Giovanni Carnevali, ha parlato di Serie A e di calciomercato ai microfoni di Radio 1 Rai: "Se esiste davvero un modello Sassuolo? Il modello Sassuolo è un progetto della famiglia Squinzi, iniziato già da tanti anni, e noi cerchiamo di portarlo avanti con tutte le difficoltà che ci possono essere. Il progetto ora è passato nelle mani dei figli ma va avanti, continua. In un momento di difficoltà come questo, non solo per il Sassuolo ma per tutto il sistema che non gode di ottima salute, abbiamo il dovere di continua a crescere, migliorandoci, dando sempre un occhio di riguardo al bilancio, ma anche all'aspetto sportivo, perché 7 anni in A sono un grandissimo risultato. Il progetto continua sperando che possa migliorare sempre di più".

Che squadra c'è dietro al riscatto di Boga oltre al Sassuolo?
"Boga, quando è arrivato da noi, in pochi lo conoscevano e va dato merito al nostro scouting per averlo scovato e al nostro allenatore De Zerbi che lo ha fatto crescere. Ha richieste in Italia e all'estero. Il Sassuolo ha fatto uno sforzo per poterlo avere totalmente e adesso valuteremo. La volontà è tenerlo con noi perché, come dicevamo prima, dobbiamo avere un progetto di crescita e, ogni tanto bisogna fare dei sacrifici, ma dobbiamo anche trattenere i migliori. Boga avrà ancora delle richieste, se continuerà a crescere meglio per tutti noi, ma l'obiettivo è quello di trattenerlo ancora a Sassuolo".

Qual è stato il momento più difficile quest'anno durante la pandemia?
"E' stato un momento difficile ma anche di confusione perché il sistema calcio poteva fare meglio. La parte politica non ci ha aiutato, una delle cose peggiori è appoggiarsi o colloquiare con la parte politica, il calcio deve stare distante da queste situazioni, deve avere la capacità e le conoscenze di capire qual è la strada giusta, la strada migliore. Siamo tutti sulla stessa barca e tutti dobbiamo cercare di fare il meglio per le nostre società. C'è ancora una situazione d'emergenza e tutti dobbiamo metterci una mano sul cuore, aiutarci l'uno con l'altro, se dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa è giusto rinunciare, ma dobbiamo andare avanti con la speranza che il campionato possa iniziare e soprattutto finire, dobbiamo avere la speranza che tutto finisca nel modo migliore".

Dieci partite alle 17.15, tutte nel fine settimana, nessuna di queste a Napoli e Lecce, oltre metà delle partite alle 21.30 e una 50ina alle 19.15. Cosa può dirci su questo? A voi questo può star bene?
"E' una situazione di emergenza, basta pensare al protocollo. E' una situazione complicata e difficile, ci sono delle situazioni, di una difficoltà enorme, da portare avanti. Credo che la Lega organizzerà le partite con buon senso, darà a tutti la possibilità di giocare nei vari orari, senza agevolare nessuno. Bisogna pensare a giocare senza guardare ad altro. Bisogna portare avanti l'azienda calcio che è una delle tante aziende che deve riaprire, che è in difficoltà e deve tornare a lavorare. Se pensiamo ai Mondiali, ci sono tante partite da giocare nel pomeriggio. Ci saranno dei problemi non solo per gli orari ma più che altro per le 3 gare in 7 giorni e tante società, soprattutto le medio-piccole non sono strutturate. Ci saranno problemi con gli infortuni, soprattutto se pensiamo alla prossima stagione. Dobbiamo però pensare alla nostra azienda e se la nostra azienda è in difficoltà tutti dobbiamo rimboccarci le maniche e andare a lavorare per risollevarla".

Cosa potrebbe succedere in caso di parziale riapertura degli stadi? Ci sarà il caro biglietti?
"I tifosi sono una delle parti più importanti e la società di calcio deve tenerne conto. Non giocare con i nostri tifosi è un dispiacere, sarebbe una delle ultime cose da fare, ma in questo momento siamo costretti a fare così. Non credo che si parlerà di caro biglietti ma dobbiamo affrontare velocemente a questo argomento, già da noi si sta parlando di gente nei cinema e nei teatri, nelle altre nazioni stanno parlando della gente allo stadio e noi non dobbiamo arrivare sempre in ritardo, siamo sempre in ritardo. Noi in Italia andiamo troppo piano, parlo di sistema. Il calcio è fatto di organizzazione, programmazione, non si può rischiare quello che stiamo rischiando in questo periodo, sapendo che sarà un campionato 'falsato', utilizzo questo termine tra virgolette, perché non sarà un campionato regolare come se fosse finito nei tempi giusti".

In Italia manca di più il coraggio o il buonsenso?
"L'aspetto culturale di noi italiani, che pensiamo sempre a noi stessi, invece il nostro mondo non ha una visinoe futura e guarda sempre all'immediato e questo sistema non ci porterà da nessuna parte. Occorre programmazione, managerialità, occorre buonsenso e non la paura. Sappiamo che dovremo convivere con il virus per parecchio tempo, dobbiamo rischiare ma anche vivere. Il calcio è gioia e divertimento e anche passione, il poter iniziare è come quando tu dopo 2 mesi chiuso in casa torni ad andare all'aria aperta e ricominci a vivere, e noi dobbiamo vivere e sopravvivere".