Capello: "Alla Juventus scudetti vinti sul campo. Alla Nazionale ho detto no”
Fabio Capello si è raccontato in una lunga intervista a Radio Serie A, ripercorrendo i momenti chiave della sua carriera, a partire dall’esperienza al Milan: “Devo tutto a Silvio Berlusconi, ha creduto in me fin dal primo momento. Furono fondamentali anche Galliani, uno dei dirigenti più capaci che abbia mai conosciuto, e Braida, che di calcio se ne intendeva davvero”.
Da allenatore, Capello ha vissuto anche due esperienze alla guida del Real Madrid: “La seconda è stata la più bella e allo stesso tempo la più difficile. Mandai via Ronaldo perché era un leader negativo per il gruppo: da lì iniziò la rimonta sul Barcellona che ci portò a vincere il titolo”.
Un passaggio anche sugli scudetti poi revocati alla Juventus: “È stata comunque un’esperienza molto positiva. La squadra era forte e organizzata. Poi sono emerse vicende su cui preferisco sorvolare. Ma io quegli scudetti me li sento vinti sul campo: eravamo nettamente superiori e non avevamo bisogno di altro”.
Infine, il retroscena sul rifiuto alla panchina della Nazionale: “Mi è stata offerta la guida dell’Italia, in occasione di una partita a Udine, Italia-Spagna. Fu il presidente federale di allora a propormela, ma dissi di no. Non me la sentivo. Quando senti una cosa dentro, la fai. Io ho sempre seguito questo principio”.
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