Apolloni: "Ai tempi dei blocchi Juve, Inter o Milan c'era un'intesa diversa in Nazionale"
Le Nazionali giovanili brillano, mentre la Nazionale di calcio dell'Italia continua a deludere: una contraddizione che impone riflessioni profonde sul sistema calcio italiano. A intervenire sul tema è Luigi Apolloni, vicecampione del mondo nel 1994, in un’intervista rilasciata ai microfoni di MondoPrimavera.com.
“Ci siamo accorti troppo tardi di cosa manca nel calcio: va azzerato tutto, rifondare dal basso, dalle giovanili, dai ragazzi, fino alla Serie A”, ha dichiarato Apolloni, indicando nella base del sistema il punto da cui ripartire. Un processo che, secondo lui, dovrebbe alleggerire anche le responsabilità dei commissari tecnici: “Il CT fa con ciò che ha, quindi per questo io deresponsabilizzerei Gennaro Gattuso e chi prima di lui”.
Nel suo intervento, l’ex difensore ha sottolineato come il successo a UEFA Euro 2020 con Roberto Mancini abbia temporaneamente nascosto criticità già presenti: “L’Europeo vinto ha messo a tacere le problematiche, ma per un selezionatore oggi è dura scegliere”.
Il confronto con il passato è netto: “Quando giocavamo noi c’erano meno stranieri, ora invece la maggior parte delle squadre è composta da stranieri. Prima erano tutti italiani e quindi c’era più scelta per il CT, oltre a una maggiore competitività interna”. Un esempio su tutti è Franco Baresi: “Era tra i migliori, ma doveva comunque confermarsi ogni volta per meritarsi la convocazione”.
Apolloni ha poi ricordato il valore dei cosiddetti “blocchi” di club – Juventus FC, Inter Milan e AC Milan – che garantivano affiatamento anche in Nazionale: “C’era un’intesa che veniva trasferita automaticamente”.
Infine, una riflessione sul presente: “I giovani bravi li abbiamo e si lavora bene nei settori giovanili, ma nelle Primavera di Serie A e B ci sono tanti stranieri che fanno la differenza”. Il problema, secondo Apolloni, è anche metodologico: “Oggi si guarda prima all’atletismo e alla forza fisica, poi alla tecnica. Questo limita la crescita dei nostri italiani”.
Una situazione che si ripercuote anche sulle scelte degli allenatori: “Il tecnico è sempre il primo a essere messo in discussione e si preferisce puntare sull’usato sicuro, su giocatori già formati, piuttosto che dare fiducia ai giovani”.
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