SOTTOBOSCO - Brutto derby, brutta Juve. Con il Barça in palio non solo i tre punti. L'insostenibile esattezza del Var. Caso Suarez, chi si indigna è ipocrita. Il ricorso di De Laurentiis e il vocabolario...

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.
07.12.2020 00:25 di Andrea Bosco   Vedi letture
SOTTOBOSCO - Brutto derby, brutta Juve. Con il Barça in palio non solo i tre punti.  L'insostenibile esattezza del Var. Caso Suarez, chi si indigna è ipocrita. Il ricorso di De Laurentiis e il vocabolario...
© foto di Andrea Bosco

Insostenibile esattezza del Var. Siamo alla filosofia. All'idea del Bene (Var) come conoscenza. Servendosi del Bene - Var  (tale in quanto perfezione tecnologica) si arriva alla conoscenza massima. Utilizzando la quale, le cose “giuste“ (equità del risultato ) diventano anche “utili“ e “giovevoli“. Per quanto rammento dei miei studi universitari Platone, tuttavia , reputava che il termine “Bene“ fosse troppo vago per sorreggere il “peso“ della realtà. E quindi nella “Repubblica“ approfondisce il concetto, introducendo quello di “dimensione“ delle conoscenze umane.

Non la faccio lunga: gli arbitri italiani non hanno i dubbi di Platone. Specie sul protocollo relativo al fuorigioco.  Una norma che penalizza lo spettacolo. 

 Mi permetto di chiedere agli ex arbitri che scrivono e commentano, i Casarin e i Marelli, un parere: quale mai tipo di vantaggio avevano ottenuto Haraslin (Roma – Sassuolo) e Pereira (Spezia - Lazio)? Gol di pregevole fattura cancellati da un protocollo applicato con criteri petulanti. Il  pubblico (quando tornerà ad esserci) e gli spettatori (a casa davanti al teleschermo) pagano per vedere i capolavori alla Haraslin. Non per i “congressi“ che ogni settimana vanno in scena sui campi italiani. C'è  questa abitudine italica di andare al Var con una frequenza sconosciuta in altre Leghe. Non contesto il Var: contesto la sua applicazione. Come era indigeribile la geremiade di rigori della passata stagione, altrettanto lo sono i convenevoli di questa per stabilire se mezzo piede sia al di qua o al di là della linea. E' un protocollo che garantisce i difensori. E che punisce chi attacca. Un protocollo che va contro lo spirito del gioco. Che si fonda sul gol: sulla gioia (o la disperazione) che una rete produce nei giocatori e nei tifosi. Il Var ha cancellato quella emozione: oggi dopo un gol, esultare è temerario. Prima devono terminare i lavori della “cassazione“ che sospende la gara .

Brutto derby, ma sanguigno. Brutta Juve ma con una rabbia agonistica superiore a quella del Toro. Finale da Miss Marple: come da tradizione.

Ora la trasferta di Champions potrebbe segnare una linea di demarcazione. Quasi impossibile agguantare il primo posto nel girone. Ma una vittoria a Barcellona (dopo la ripassata – nel gioco- subita all'andata) farebbe aumentare l'autostima. Impresa titanica . Ma sarà Messi contro Ronaldo: in ballo non ci saranno solo i tre punti.

Ho difficoltà a commentare la vicenda di Perugia. Quell'esame farlocco di Suarez che ha portato la Procura a recapitare a Fabio Paratici un avviso di garanzia per false comunicazioni. Paratici si è detto sereno, spiegando che rifarebbe tutto. Non mi piacciono i processi celebrati sui giornali. Le notizie vanno date. Ma le congetture sulle notizie dovrebbero essere evitate. Questa  vicenda  (dove peraltro emerge che un interesse della Juventus per Suarez c'era stato) delinea un mondo, quello dell'Università di Perugia, spregiudicato. Non mi turba il fatto che il “milionario“  Suarez  abbia ricevuto un trattamento di favore. Chi si turba è un ipocrita: il mondo funziona a questo modo. Mi turba piuttosto di essere stato tra i pochissimi ad indignarsi, a suo tempo, per la mancata concessione della cittadinanza (e dopo aver trionfato in quella inferiore, della mancata relativa iscrizione a quella superiore) di una squadra giovanile di basket del Sud, composta da figli di immigrati e ritenuta priva dei requisiti giuridici. Penalizzata da  Fip e Governo italiano. Mi indigna che agli atleti di origine africana che militano nelle Nazionali venga detto  che “non sono italiani“. E che loro storie, dopo breve tempo, scompaiano dai titoli dei giornali. Questo mi indigna.

Mi stupiscono  invece le parole di Aurelio De Laurentiis che all'inaugurazione della fermata della metro a Napoli, intitolata a Diego Armando Maradona ha spiegato (nella consueta torrenziale intervista) di aver depositato il ricorso (per la mancata disputa di Juventus – Napoli) al collegio di garanzia di Coni. E di aspettarsi una decisione di “buon senso“ . Oltre che “In punta di diritto“.   Vada per il “buon senso“. Confermo: io quella partita vorrei vederla disputare. Non mi piacciono le vittorie a tavolino . Ma per quanto attiene al “diritto“,  non ci siamo. E non perché lo sostengo io. E' il giudice Sandulli ad averlo sostenuto: “Dolo preordinato“ . Dolo, dal latino dolus: frode, inganno,  intenzione criminosa, volontà  diretta di delinquere. Preordinato: inteso, predisposto, prestabilito, predeterminato per un fine. Il vocabolario è il Fernando Palazzi, edito nel 1956: quello della mia stagione di studente. Sarà cambiato, da allora, il significato di alcune parole? Chissà . 

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Andrea Bosco, ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“,  alla Rai e al Corriere della Sera. In queste settimane è anche nelle librerie italiane e negli store online con il suo ultimo libro "L'angelo con la faccia sporca", dedicato proprio a El Cabezon Omar Sivori e pubblicato da Minerva Edizioni, con prefazione di Italo Cucci e postfazione di Gino Stacchini