QUANTO VORREI CHE CI FOSSE QUI MIO NONNO...

"Quanto vorrei che ci fosse qui mio nonno". E se l'Avvocato fosse ancora in vita, cosa avrebbe detto al nuovo presidente della FIAT?
22.04.2010 10:00 di Thomas Bertacchini   vedi letture
QUANTO VORREI CHE CI FOSSE QUI MIO NONNO...
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© foto di Filippo Gabutti

A Roma, vicino a Ponte Milvio, quello degli innamorati e dei loro lucchetti, a due passi dall’Olimpico, domenica scorsa si è vissuta un’altra giornata di (ordinaria) follia all’italiana: i goals di Vucinic sono finiti in secondo piano di fronte alle asce, ai coltelli, alle mazze e alle bottiglie molotov sequestrate dalla Polizia nei dintorni dello stadio. Fuori, due tifoserie a confronto, con il contorno di un razzo che ha finito per bruciare un’auto; dentro, nel rettangolo di gioco, il siluro del montenegrino ha annientato i biancocelesti e ha riportato i giallorossi in testa alla classifica del campionato di serie A. I cori razzisti a Juan valgono quanto quelli riservati al Meazza a Sissoko (in pratica, niente); gli strascichi polemici si sono concentrati per quanto successo nel dopo gara: dai pollici versi di Totti allo sgambetto rimasto impunito di Radu a Perrotta, sino ad arrivare alla pallonata di Zarate ad un romanista.

Ranieri guida la sua Roma con un punto di vantaggio sull’Inter, mantenuto in una delle giornate più difficili. Ora, alla quart’ultima, sempre all’Olimpico, arriverà la Sampdoria di Cassano. Un "ex", genio e sregolatezza, avanti con gli anni rispetto ad un altro talento che, come lui, sta percorrendo ad alta velocità la corsia della dispersione del proprio talento calcistico: Mario Balotelli. "Super", per i tifosi nerazzurri. Sino a poco tempo fa. E per quella stampa che ne invocava in continuazione la convocazione, al pari del giocatore sampdoriano, in nazionale azzurra per i prossimi mondiali in Sudafrica. "Un’Italia per vecchi", "Lippi non crede nei giovani". Solita musica: a bocce ferme, tutti contro il commissario tecnico. Poi, però, quando il carro dei vincitori riprende il suo cammino, eccoli pronti a salire "in corsa". Adesso, naturalmente, nessuno che rettifichi quanto scritto in precedenza e che si schieri apertamente a favore di Marcello Lippi per aver visto giusto (nel merito) ed essere stato coerente nelle sue decisioni.

Nella serata della vittoria memorabile in Champions League contro il Barcellona, la luce del giovane attaccante si "spegne" del tutto. Era andata ad intermittenza in tutti gli stadi d’Italia: a Milano, s’è persa definitivamente. Il lancio della maglia a terra rimarrà, nel tempo, il simbolo di un divorzio annunciato da mesi, e consumato con l’ingaggio, come procuratore, di Mino Raiola (lo stesso di Ibrahimovic).
I blaugrana scendono dal pullman a 5 stelle con il quale sono arrivati al Meazza con l’atteggiamento di chi si trova ad affrontare una gita di piacere, per sbrigare una pratica veloce in attesa della passerella al Camp Nou il prossimo 28 aprile. Ultima tappa prima della finalissima al Bernabeu di Madrid prevista per il 22 maggio, nella tana degli avversari di una vita.
Il goal di svantaggio non ferma l’Inter che, in un colpo solo, ritrova coraggio, intensità di gioco e arbitro.
Ora, in Spagna, dovrà preoccuparsi di fermare la (prevedibile) furia dei catalani.
Ultimo (o penultimo) sforzo di una stagione intensissima, dove le energie andranno divise (e gestite) anche con il finale di campionato e con quella Coppa Italia che il 5 maggio (toh?) la riproporrà davanti alla stessa Roma.

(Ad oggi) Buffon resterà anche il prossimo anno in maglia bianconera: tanto l’agente Silvano Martina quanto lo stesso Roberto Bettega lo hanno confermato a più riprese. Su Del Piero iniziano a circolare le prime voci di una possibile esperienza (anticipata di un anno) negli Stati Uniti; per Caceres si lavora per un’altra stagione in prestito (oneroso), per poi acquistarlo dal Barcellona ad un prezzo ridotto tra due estati; su Trezeguet si vocifera di un nuovo (forse decisivo) contatto con il Milan; Benitez, come allenatore, è più di un’idea; il nome di Giuseppe Marotta riprende a circolare per la funzione di direttore generale.
Si lavora, nonostante tutto. Oltre le delusioni di una stagione incredibilmente negativa, di una qualificazione alla prossima Champions League quasi impossibile, sull’onda di un entusiasmo in casa Elkann per la nomina del giovane John a presidente della FIAT. A soli 34 anni.
"Quanto vorrei che ci fosse qui mio nonno". Queste le sue parole, pronunciate nella giornata di martedì, in uno stato d’animo visibilmente emozionato.
Fosse mai stato possibile, avrebbe dovuto rispondere alla prima, (quasi) sicura domanda dell’Avvocato: "ma chi ha ridotto così la Juventus?"

Mentre Zeman querela Moggi per aver sintetizzato in tre sole parole la sua carriera in panchina ("non sa allenare"), i "quattro barboni" (parole e musica del figlio Gianfelice, complimenti per la signorilità) accusati di aver cercato di minare la credibilità di Giacinto Facchetti, in realtà hanno portato alla luce fatti, intercettazioni e materiale in grado di aprire una nuova indagine sul mondo del calcio. Calciopoli, questa volta. Non più Farsopoli. Tempi e modi diversi, interrogazioni in ambito sportivo che in alcuni casi dovrebbero seguire, parallelamente, quelle previste nel processo penale di Napoli. Chi proverà a bluffare da un lato, potrebbe venire presto scoperto dall’altro.
Vero Zamparini?