IL TERZO TEMPO - Le ragioni di una sconfitta inaccettabile. Calendario propizio per incanalare la rabbia verso il ritorno: impresa possibile, altrimenti sarà disastro

I bianconeri cadono a Lione, dopo un primo tempo aberrante. La rimonta è possibile, purchè si riparta presto. Inter e Milan le avversarie giuste.
27.02.2020 16:00 di Luigi Risucci   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
IL TERZO TEMPO - Le ragioni di una sconfitta inaccettabile. Calendario propizio per incanalare la rabbia verso il ritorno: impresa possibile, altrimenti sarà disastro

“Ci sei cascata di nuovo” si potrebbe rimproverare, parafrasando un recente successo di Sanremo 2020, alla Signora, uscita con le ossa rotte dallo splendido impianto del Parc Olympique de Lyonnais. Già, perché la Juventus fallisce l’appuntamento con l’andata degli ottavi di finale europei per il terzo anno di fila: lo scorso anno il 2-0 subito dall’Atletico, miracolosamente ribaltato al ritorno; due anni fa la disfatta casalinga contro i cugini più nobili dei colchoneros, entrata nella storia per la rovesciata epica di Cristiano Ronaldo.

Questa volta l’avversario aveva meno blasone, una rosa decimata da assenze importanti (Depay su tutti) e stava vivendo una stagione a dir poco complicata, col sesto posto in Ligue1. Invece la Juventus ha fatto di tutto per spianare la strada ai francesi verso un successo meritato, in una partita che, per sviluppo e presupposti, mi ha ricordato quella persa a Napoli solo qualche settimana fa. Primo tempo quasi incommentabile, con un centrocampo privo di dinamismo e mordente ed una difesa impreparata all’assenza temporanea di De Ligt sull’episodio del gol subito. Retroguardia in ansia palpabile, incapace di cavarsela nell’unico attacco che i transalpini avrebbero potuto lanciare nelle more delle cure mediche necessarie all’olandese. Imbarazzante. Nella ripresa qualche timido tentativo di risalire la china, complici anche i cambi tentati da Sarri, ma nessuna opportunità nitida che potesse spaventare Anthony Lopes. Troppo poco per una squadra che vuole vincere tutto. Troppo poco per una rosa tra le più forti e complete d’Europa (Kloop dixit, non a torto).

Sarri ha lamentato la sua difficoltà a trasmettere il concetto di “velocità di trasmissione del pallone” ai suoi, oltre a criticare l’arbitraggio di Gil Manzano, per la verità non impeccabile. Andiamo per ordine: La Juventus non solo è lenta e prevedibile, ma ha un indice di pericolosità prossimo allo zero. Le trame intricate ed elaborate, costruite con pazienza dalle retrovie, la supremazia territoriale e di possesso, portano alla conclusione solo se negli ultimi trenta metri le individualità inventano una giocata estemporanea. Ergo, in serate di appannamento per i fuoriclasse lì davanti, il risultato è quello di un solo tiro in porta, per giunta innocuo. Manca la capacità di rendersi pericolosi attraverso il fraseggio e la costruzione, concretizzando la superiorità territoriale che il mister cita costantemente, ma che si traduce troppo spesso in una sterilità irritante e deleteria. Il centrocampo, con il solo Bentancur a sfiorare la sufficienza, è il reparto più in sofferenza. Pjanic non è al meglio dopo i problemi fisici e si vede: in simili situazioni, rinunciarvi non è una bestemmia. Rabiot è lento e macchinoso, l’esatto contrario di quanto serve nelle partite europee. Ci tocca rimpiangere i “vecchi” Matuidi e Khedira, uomini di affidabilità che di certo non sbagliano approccio nelle sfide che contano. O, peggio ancora, Emre Can, messo alla porta nel mercato di gennaio e che è già diventato un perno del Borussia Dortmund. Le caratteristiche di “garra” e dinamiche del tedesco, servirebbero come il pane.

Capitolo arbitraggio. Lo spagnolo Manzano non ha certo fatto bene: opinabile la gestione dei cartellini, che ha permesso ai francesi di picchiare sistematicamente gli avversari. Sui due rigori reclamati dai bianconeri: dubbi sulla spintarella a Cristiano, comunque lanciato verso il pallone, netto l’intervento irregolare su Dybala. In Italia, probabilmente, sarebbero stati due penalty, ma in Champions gli arbitri adottano criteri più restrittivi. In ogni caso, nessun errore arbitrale potrà mai essere addotto come scusa per una prestazione simile. Il concetto non è ancora, probabilmente, ben impresso nella testa del mister, che ad ogni sconfitta (già 5 quelle stagionali) ricorda i tempi che furono all’ombra del Vesuvio. Promemoria: alla Juventus si vince nonostante gli errori a sfavore.

Che fare dunque? Il calendario offre subito due succulente occasioni per riportare su il morale e prepararsi al meglio all’ennesima remuntada europea. Domenica (o lunedì), a porte chiuse (o col pubblico sugli spalti), andrà in scena lo scontro scudetto contro l’Inter di Conte. Inutile dire che la vittoria è l’unico scenario contemplabile al momento. Per ragioni di umore, ma anche di classifica, vista la vicinanza tra le tre contendenti al titolo. Mercoledì, invece, sarà la volta del Milan, per conquistarsi il posto in finale di Coppa Italia. Due appuntamenti che non si possono fallire, in cui la vittoria potrà essere il miglior prodromo alla sfida del 17 marzo al Lione. La vera Juventus può ribaltare il risultato e dare un senso al finale di stagione. Altrimenti sarà un fallimento tecnico e progettuale, e a Sarri potrebbe non essere perdonato.