ESCLUSIVA TJ - TACCONI: "Un orgoglio essere tra i 50. La Juve ha sempre vinto sul campo"

11.12.2010 19:20 di Mauro Sarrica   Vedi letture
© foto di Marco Nofri
ESCLUSIVA TJ - TACCONI: "Un orgoglio essere tra i 50. La Juve ha sempre vinto sul campo"

Esordisce in Serie A con la maglia dell'Avellino nella stagione 1980/1981, Stefano Tacconi. Si trasferisce alla Juventus nel 1983 (raccogliendo, fra l'altro, la pesante eredità di Dino Zoff appena ritiratosi dall'attività) con la quale vince due scudetti, uno nel 1984 e un altro nel 1986, poi una Coppa Italia nel 1990. A livello internazionale è stato l’unico portiere ad aver vinto tutte le competizioni calcistiche internazionali per club, con le sue vittorie in Coppa delle Coppe nel 1984, in Coppa dei Campioni nel 1985 (decisivo con le sue parate nella tragica notte dell'Heysel), in Coppa UEFA nel 1990, in Supercoppa Europea nel 1984 e in Coppa Intercontinentale nel 1985. Nel 1992 dopo 10 anni alla Juventus, si trasferisce al Genoa dove termina la sua gloriosa carriera a metà della stagione 1994-1995, con la rescissione del contratto e l'addio all'attività agonistica. Ma nel 2008, nonostante i suoi 51 anni, ha ancora voglia di calcio giocato, tanto che ritorna brevemente all’attività agonistica, giocando nella Prima Categoria marchigiana con l’Fc Arquata. I tifosi bianconeri non hanno avuto neppure un minimo d’esitazione nell’inserirlo tra le 50 stelle del nuovo stadio che hanno scritto la storia della Vecchia Signora. Oggi parla in esclusiva a TuttoJuve.com:

Che effetto ti fa far parte dei 50 nomi più gloriosi della storia della Juventus?
Non trovo neanche le parole giuste per esprimere tale emozione. Sono molto orgoglioso di aver contribuito a scrivere la Storia di questa straordinaria società. Come ha detto alcuni giorni fa Michel Platini, “noi di strada ne abbiamo fatto abbastanza, abbiamo già dato, ora tocca agli altri”. A parte quello che ho vinto, essere stato alla Juventus è un’esperienza che ti rimane dentro, diventa stile di vita”.

 

Pensi che la Juve attuale possa ripercorrere le orme gloriose di quella del Trap e del periodo di Lippi?
Le basi di partenza sono buone. Si sta creando un gruppo forte e compatto, che lotta partita dopo partita. L’ingresso di Andrea Agnelli in società ha ridato entusiasmo a tutto l’ambiente, i giocatori si sentono più responsabilizzati, in campo si vedono già i risultati. La Juventus non deve temere nessuno, devono essere gli avversari a temerla. Lo impone il nome, il peso della maglia bianconera non ha eguali nel mondo”.

 

Ritieni quindi che questa squadra possa lottare tranquillamente ad armi pari contro il Milan?
Io ho sempre sostenuto dall’inizio del campionato che le mie favorite per lo scudetto sono Juventus e Roma. Non guardiamo ora la classifica, i conti si fanno a fine stagione. Come compattezza di squadra la Juve è superiore al Milan, basta che nella squadra rossonera, infatti, non giri più un singolo giocatore, ad esempio Ibra, e il gioco viene snaturato, diventa molto prevedibile. I bianconeri, invece, hanno dimostrato che il gruppo prevale sul singolo giocatore e non dipendono da nessuno. Cambiano gli interpreti ma il gioco non cambia. A tal proposito temo molto la Roma perché è una squadra imprevedibile, che ci mette un po’ a carburare ma quando lo fa non la fermi più. Quindi se fossi in Delneri, mi preoccuperei più dei giallorossi".

 

Hai parlato prima di ritrovato entusiasmo nell’ambiente, con l’arrivo di Andrea Agnelli. I tifosi hanno apprezzato subito di lui la dura presa di posizione nei confronti del tema Calciopoli. Che idea ti sei fatto di questa vicenda in generale, soprattutto dopo l’uscita delle nuove intercettazioni?
La Juventus ha sempre vinto sul campo. Tutti i dibattiti e le chiacchiere dei tribunali lasciano il tempo che trovano. E’ stato l’unico modo per colpire una società vincente, che rappresenta il calcio italiano nel mondo. Non voglio dare molto risalto a queste cose, la gente sa chi era la squadra più forte e anche i giocatori stessi hanno riconosciuto la forza e lo strapotere tecnico-fisico di quella squadra. Tutto il resto, come dice una famosa canzone, è noia...”

 

Altro tema scottante, il futuro di Buffon. Da esperto del ruolo, lo consideri ancora il portiere più forte del mondo e quindi indispensabile per questa squadra, oppure daresti fiducia a Storari e magari reinvestiresti i soldi di una sua probabile cessione per rafforzare ulteriormente la rosa?
Prima di tutto vediamo come ritorna dall’infortunio, se ritorna ai suoi livelli. Al momento darei fiducia a Storari, che sta dimostrando di essere il portiere più forte del campionato. Se poi ci fosse la possibilità di acquistare due giocatori importanti sul mercato sacrificandone uno, non vedo perché la società non possa valutare anche il sacrificio di un campione come Buffon. Alla Juventus nessuno è indispensabile, è il gruppo che conta. Questo è il segreto delle grandi e innumerevoli vittorie”.

 

A proposito di vittorie. Sei stato l’unico portiere ad aver vinto tutte le competizioni internazionali per club. Paragoni tali vittorie alla conquista di un Mondiale?
Sicuramente sì. Non baratterei mai quello che ho vinto per la conquista di un Mondiale. Per me ha lo stesso valore, anzi forse di più, perché li ho conquistati anno dopo anno. Il Mondiale invece lo vinci in un mese e non sempre vince la squadra più forte. Sfido chiunque a non essere al mio posto”.

 

Cosa vuoi dire in particolare ai tifosi bianconeri?
Li porto sempre nel cuore, dico loro di avere massima fiducia in questa società perché sta gettando le basi per riaprire un ciclo vincente. Il nome Agnelli è sinonimo di garanzia e di successo. Il futuro sarà della Juve, basta avere ancora un po’ di pazienza e il lavoro svolto fin qui darà i suoi frutti, a partire già da quest’anno”.