ANCORA DUE PARTITE ALLA FINE DI UN INCUBO

Ancora due partite e per la Juventus finirà una delle peggiori stagioni della sua storia. Dalle ambizioni (estive) di scudetto ai paragoni con l'annata 1961-62...
03.05.2010 08:50 di Thomas Bertacchini   vedi letture
ANCORA DUE PARTITE ALLA FINE DI UN INCUBO
TuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Era il 20 dicembre 2009. Nella gara di andata giocata all’Olimpico di Torino contro il Catania, due reti firmate da Martinez e Izco consentirono ai siciliani di superare i bianconeri, fermi al momentaneo pareggio di Salihamidzic. Si trattava della quinta sconfitta stagionale per la Juventus.
Fu allora che si iniziò ad abbassare l’asticella delle ambizioni: dallo scudetto ad una posizione utile per accedere alla prossima Champions League. Ancora quattro partite di campionato (al netto delle varie coppe) e Ciro Ferrara avrebbe lasciato la panchina ad Alberto Zaccheroni, "traghettatore" con il compito di correggere la rotta sino al termine dell’annata calcistica.
L’obiettivo minimo? A quel punto, il quarto posto. Con il pareggio di ieri al "Massimino" contro i siciliani, ora anche quello è diventato un risultato impossibile da raggiungere.

Giusto così. Per un campionato "al rallentatore", una squadra bianconera capace di andare ancora più lenta: settimi in classifica,13 sconfitte (5 in più del Napoli) su 36 partite giocate.
Se la Juventus dovesse concludere in questa posizione il campionato, nel corso della prossima estate dovrebbe disputare il primo incontro del terzo turno di qualificazione della prossima Europa League il 29 luglio.
Promemoria: la finale dei prossimi mondiali in Sudafrica è fissata per l’11 luglio; le semifinali, i giorni 6 e 7 di quel mese.
La differenza arrivando sesti? I playoff della competizione europea si giocherebbero dal 19 agosto in poi…

Il sorpasso del Napoli rappresenta l’ulteriore prova di un fallimento sportivo che ha pochi precedenti in casa bianconera, e che resiste solo dinnanzi ai numeri della stagione 1961-62. Allora la Juventus, orfana di Boniperti e con il tricolore sul petto, dopo aver ottenuto un pareggio contro l’Inter al "Meazza" (25 febbraio 1962) accumulò la bellezza di 7 sconfitte. In pratica: le perse tutte sino alla fine del campionato. I numeri parlano di 34 partite giocate (le squadre partecipanti erano 18) e di 15 disfatte. Due in più di quest’anno.
I bianconeri si risollevarono nella stagione successiva, arrivando secondi in classifica dietro i nerazzurri (a 4 punti). Per vincere un altro scudetto si dovette attendere il 1967. Sei anni dopo l’ultimo.

Ma fu solo a partire dal campionato 1971-72 che la Juventus, con Boniperti - nel frattempo - diventato presidente, riuscì a iniziare un nuovo, lunghissimo ciclo di vittorie: solo in Italia, nove scudetti in quindici stagioni. Merito di scelte coraggiose ed oculate, iniziate puntando su giovani di assoluto valore (Bettega e Causio su tutti). Decisioni che avrebbero dato i frutti sperati negli anni successivi.
Ma non fu facile. E ci volle del tempo.

Più sono gli errori da correggere, più diventa difficile il lavoro di ricostruzione. "Rifondazione", il termine più appropriato. Occorre partire "dall’alto", per arrivare - a cascata - sino all’ultimo componente del mondo bianconero.
Ad oggi, si può dire che i lavori sono iniziati con i migliori auspici. Andrea Agnelli sarà il presidente, l’elenco delle persone che dovrebbero entrare a far parte dello staff dirigenziale e tecnico è lungo e ben assortito. Dalla rosa dei candidati usciranno fuori i nuovi rinforzi per il futuro: alcuni sostituiranno i presenti; altri, li affiancheranno sino alla naturale sostituzione; altri ancora colmeranno dei vuoti evidenti nell’organico. Con il budget a disposizione (forse ottanta milioni di euro, sicuramente un po’ troppo "reclamizzati") ed i proventi derivanti dalle cessioni, arriverà il momento del rifacimento della rosa dei calciatori.

Ancora due partite, e poi il calvario di questa disgraziata stagione sarà finito.
Dopo, spazio al calciomercato e ai mondiali di calcio, con gli occhi vigili su quanto accadrà nel processo penale di Napoli, imputato Luciano Moggi. Dall’esposto della Juventus alla Federcalcio con la richiesta della revoca dello scudetto del 2006 e il deferimento per gli altri soggetti che verranno ritenuti colpevoli di comportamento antisportivo (equità di giudizi) alla ricerca di chi avrà il coraggio di comunicare a Moggi la sua radiazione (?); dall’uscita di nuove (ulteriori) intercettazioni al memoriale di Giacinto Facchetti, si ripartirà a seguire le prossime udienze dall’11 maggio. In quella occasione sarà la volta di Carlo Ancelotti e Roberto Mancini ad essere interrogati. Dopo un ulteriore settimana di pausa, il 25 maggio verranno chiamati a deporre i testi di parte civile e delle difese.

Nel frattempo sono uscite le prime indiscrezioni in merito al diario dell’ex-presidente dell’Inter: scriveva di un calcio malato, da rifondare, e di un’egemonia di Juventus e Milan da contrastare. Su quest’ultimo punto, i fatti hanno confermato che il risultato è stato ottenuto. In pieno.

"Non guardo indietro. È una vicenda chiusa. Si è cercato di ricostruire sul nulla una rivisitazione di Calciopoli e tentare di manipolare la verità è scandaloso" (Marco Tronchetti Provera).
"Piaccia o non piaccia", non si chiuderà proprio nulla.
Anzi: senza andare troppo indietro con i tempi, vedremo ora cosa accadrà con i trasferimenti di Milito e Thiago Motta, concordati tra Moratti ed il plurisqualificato (con proposta di radiazione) Enrico Preziosi…