Gli eroi in bianconero: Paul POGBA

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
15.03.2019 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Gli eroi in bianconero: Paul POGBA

È pressoché impossibile mettersi nei panni di Paul Pogba – ammette Massimo Zampini su Juventibus.com del 7 agosto 2016 – dire quale sarebbe stata la scelta giusta, certificare noi cosa avremmo fatto al suo posto. Dovremmo immaginare di essere un ragazzo francese che a sedici anni viene preso dal Manchester United, la squadra più famosa del mondo. Di giocare lì per tre anni, in quell’età dove noi finiamo lentamente l’adolescenza mentre loro, i giocatori, quelli veri, sono già adulti, fuori casa da chissà quanto. Di avere un allenatore che crede in te, ma non ancora, non quanto vorresti, e allora arriva una squadra dall’Italia (LA squadra dall’Italia, quella di Platini, Zidane, Deschamps, Trézéguet e compagnia) che sta rinascendo, mentre tu stai nascendo e ti coccola, ti lusinga fino a convincerti.

Ti spiace lasciare Manchester, ma sai quanto sei forte e scommetti su di te, sapendo che un centrocampo con Pirlo, Vidal e Marchisio è fortissimo, quasi perfetto, ma sei quasi perfetto anche tu, e perfetto lo sarai presto, quindi non puoi avere paura.

Dovremmo immaginare, in quel Juventus-Napoli dell’ottobre 2012, di subentrare a un quarto d’ora dalla fine a Vidal e di aspettare un pallone che scende piano proprio per aspettarti, fino a quando non lo prendi al volo di sinistro e lo scarichi proprio all’angolino. Nelle immagini si vede Mazzarri, l’inventore mondiale del 3-5-2, che si dispera mentre sulla nostra panchina festeggia Alessio e viene da ripensare a quante ne abbiamo passate, caro Paul, in questi anni, rimanendo sempre lì al nostro posto. È esattamente quello il momento in cui tutti capiscono di essere di fronte a un calciatore speciale. Ma se solo davvero ci immedesimassimo in Paul non saremmo sorpresi, perché è proprio per quello che siamo andati alla Juventus, mica per aspettare di compiere ventidue anni guardando gli altri dalla panchina.

E, infatti, ci prenderemmo il posto, anno dopo anno, e la nostra maglietta diventerebbe la più ambita da una generazione di piccoli juventini, fino a salire di numero, di grado, di importanza e diventare la dieci. È in quell’estate che Marotta incontra il Barcellona, all’uscita ci regala una foto di rito con la dirigenza catalana e il mondo immagina che OK, magari non questa estate ma Pogba è stato già venduto al Barcellona. Ci aspetterebbero al varco anche là, con la numero dieci, il Barcellona alle porte, le pressioni che esplodono, ma dopo un inizio complicato supereremmo anche questa prova, vincendo da protagonisti l’ennesimo scudetto di fila. A quel punto (eccoci, finalmente) l’accordo col Barcellona se lo sono già scordati tutti, era la solita boutade. Ma ci sarebbero comunque le solite voci di mercato, le interviste abbracciato a Evra, la voglia di Juve ma anche di mettersi alla prova altrove, magari in un campionato dove negli ultimi anni non ha vinto sempre la stessa. Dove si guadagna di più, certo, molto di più, ma non solo, perché il Manchester United è casa ed è sempre la squadra più ricca, conosciuta e più amata del mondo e vale la pena, partito a parametro zero perché non c’era posto in squadra, tornare da calciatore più pagato della storia del calcio. Sì, è una cosa da Paul Pogba. Non male, come storia.

Ma è complicato immaginare tutto questo e allora restiamo noi, che quel giorno col Napoli ammiravamo estasiati dalla tribuna, al goal contro l’Udinese quasi non ci credevamo, nel vederti cercare le zidanate a metà campo talvolta sbuffavamo, nell’elencare i tanti parametri zero ci mostravamo inorgogliti partendo sempre dal tuo nome («allora, intanto Pogba, poi Khedira, Llorente, Coman, Evra», ecc.), di fronte alla goffa rabbia di chi non vince mai e ti riteneva sopravvalutato ridevamo di gusto («non vale settanta, non vale ottanta, non vale novanta, lo sta montando la stampa» e noi giù a ridere festeggiando scudetti) e ora eccoci qua, a vivere il calciomercato più incredibile di sempre, tra arrivi straordinari e partenze che lasciano un po’ di magone, perché ci sarebbe piaciuto farci qualche altro anno insieme. E allora buona fortuna, Paul, ma da ora l’unico interesse al momento è sapere che farà Higuaín, chi verrà al tuo posto e come sta Marchisio. Il resto è un gran ricordo ma è già l’ultimo dei nostri pensieri.

Caro Paul, è stato bello intraprendere questo viaggio con te – è la lettera aperta di Enrico Danna su Tuttojuve.com del 9 agosto 2016 – un viaggio durato quattro anni, nei quali abbiamo gioito molto e patito qualche delusione (vedi finale di CL); un percorso che ti ha visto crescere in modo esponenziale, probabilmente inaspettato, per quanto è stato rapido ogni tuo passo verso l’élite del calcio. Tutti noi sapevamo che prima o poi ci saremmo separati e, davanti a certe cifre, probabilmente è impossibile dire “no”, qualunque sia l’angolo di osservazione degli eventi. Del resto, non sei cresciuto nel vivaio bianconero e quindi non potevi avere tatuato (nemmeno abbozzato) quel DNA zebrato che avrebbe potuto incidere nelle scelte. L’importante è che si sia trattata di una tua scelta, perché, nel bene e nel male, è sempre meglio poter dire di aver usato la propria testa. Ciò che ha lasciato un po’ perplessi i tifosi juventini è stata tutta la pantomima messa in scena nell’ultimo mese, probabilmente orchestrata in modo abile e opportuno da sponsor e agente, con la tua complicità (diretta o indiretta che sia). Ecco, questo si poteva in qualche modo evitare. Nessuno ti avrebbe fatto una colpa per un affare che arricchisce e sta bene a tutti, ma c’è modo e modo di fare le cose. In fondo, un pizzico di gratitudine in più (che sappiamo benissimo essere merce rara nel calcio) verso i tifosi della Vecchia Signora e verso la Juventus stessa non avrebbe fatto schifo. Se è vero che in quel di Manchester sei cresciuto e che il tuo ritorno alla corte dei Red Devils è una scelta di cuore (che più che battere, tintinna), è anche e soprattutto vero che quattro anni fa, la Juventus dimostrò di credere in te, portandoti a Torino e permettendoti di diventare il calciatore che sei ora, mentre, in terra d’Albione, stazionavi amabilmente tra l’aiuto cuoco e l’aiuto magazziniere. Bisognerebbe ricordarseli certi particolari, perché sono quelli che creano i nostri percorsi di vita e ci fanno diventare ciò che siamo.

Vedi, caro Paul, fa male leggere che quella di Torino è stata, per te, come una vacanza. La divisa della Juventus è gloriosa tanto e più di quella che vai a indossare ora. Ti ricordiamo che hai portato sulla maglia il numero di un campione come Gaetano Scirea, grande Uomo prima che giocatore. Se ti si può dare un consiglio, caro Paul, vista la tua giovane età, è quello di studiare il compianto Gai, perché se è necessario migliorare costantemente come calciatore, lo è, a maggior ragione, migliorarsi quotidianamente come uomini. Sei giovanissimo e quindi è logico (ed anche giusto) che tu possa errare o comunque colorare il tuo percorso di sfumature stonate (lo abbiamo fatto tutti), ma nel momento in cui sei osannato e amato da una tifoseria, dovresti portare più rispetto per chi, in questi quattro anni, ti ha acclamato, applaudito e aiutato a diventare quello che sei. Vuoi crescere e diventare il migliore e questo ti fa onore, ma se permetti, al momento, è difficile pensare che ti sia più agevole raggiungere certi traguardi con una squadra che negli ultimi anni non ha brillato (per usare un eufemismo), che nella stagione in corso non disputerà la Champions League e che è sicuramente forte dalla trequarti in su, ma è imbarazzante nella fase difensiva. Alla fine, però, ogni decisione va rispettata e accettata: è la legge della vita, non solo dello sport. La prossima volta che farai una scelta di cuore, però, ricorda di metterlo in primo piano, il cuore. In bocca al lupo Paul et merci pour tout. Ti auguriamo tante vittorie (tranne nel momento in cui dovessimo mai incontrarci da avversari) e un futuro radioso.

Sono solamente alcune delle tante testimonianze juventine al clamoroso trasferimento del ragazzone francese alla corte del Manchester United. Reazioni di stupore, di dolore e anche di rabbia, perché con Paul (e i grandi rinforzi estivi di quest’estate 2016) ogni traguardo sarebbe stato possibile. Ma quello che più ha fatto male ai tifosi è stato il comportamento del Polpo e le sue dichiarazioni post cessione. Proprio lui che aveva chiesto (e ottenuto) di indossare la maglia numero dieci, quella dei grandi. Proprio lui che era arrivato a Torino come un perfetto sconosciuto e che, grazie a quella che ha definito una vacanza, se ne è potuto andare da campione. Ovvio, dalla Juve ha ottenuto tanto, ma ha anche dato tantissimo in cambio. Arrivato, come abbiamo detto, come un oggetto misterioso, è stato lanciato nella mischia quasi subito da Antonio Conte, che ha creduto fin da subito nelle grandissime qualità di questo francesino dalla grandissima tecnica e da un tiro al fulmicotone. Ne sa qualcosa il Napoli, la sua vittima preferita, o l’Udinese che viene piegato da una sua memorabile doppietta, tanto per fare qualche esempio. Ma sono quattro anni pieni di Paul Pogba che, è vero, quando non ne ha voglia è indisponente e irritante ma che diventa il vero trascinatore della squadra quando si sveglia dal torpore e decide, da par suo, di risolvere le partite. Se ne va forse nel modo peggiore e i mancati saluti dei senatori (sempre prodighi a “celebrare” gli addii dei compagni di squadra) stanno a significare che qualche patto non è stato rispettato. Restano di lui i tanti trofei conquistati e, negli occhi dei tifosi, le sue grandi giocate. Con lui in campo, nel bene o nel male, qualcosa poteva sempre succedere e, spesso e volentieri, valeva il prezzo del biglietto. Ritorna a Manchester, nella squadra che non aveva creduto in lui. Rimpiangerà la Juve? Chi lo sa, certo non troverà un’altra società capace di coccolarlo e di viziarlo, ma un allenatore e una proprietà che pretenderà, dalle sue prestazioni, la giustificazione per i tanti soldi spesi. Pogba ha solamente ventitré anni, una carriera probabilmente luminosa davanti. Ma sollevare la Coppa dalle Grandi Orecchie o il Pallone d’Oro con la maglia numero dieci bianconera non avrebbe avuto nessuna eguale soddisfazione.