Gli eroi in bianconero: Mark IULIANO

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
12.08.2013 10:45 di Stefano Bedeschi  articolo letto 10586 volte
Gli eroi in bianconero: Mark IULIANO

Esordisce in serie B con la Salernitana, nella stagione 1990/91 ma non riesce ad evitare la retrocessione in serie C1. L’allenatore Giovanni Simonelli decide di lanciare, definitivamente, i giovani cresciuti nella società come De Palma, Grassadonia ed, appunto, Iuliano. I granata concludono la stagione settimo posto, ma Mark guadagna ugualmente la promozione, con il trasferimento al Bologna che milita in serie B.

È un piccolo gioiello, ha venti anni tutti da spendere ed Eugenio Bersellini non ha dubbi quando deve fare scelte precise: 24 presenze portano alla ribalta questo giocatore duro, difficile da superare frontalmente e sulle parabole alte. Nella città felsinea gioca, a centrocampo, Gianluca Pessotto: si ritroveranno più tardi nella Juventus. Ma il Bologna non fa più tremare il mondo da tempo, al “Dall’Ara” tremano solo i tifosi rossoblu, che vedono la squadra finire in serie C.

Mentre la società rossoblu ricomincia da Gazzoni, Reja e Pecci, Iuliano passa al Monza, ancora in serie B. Nedo Sonetti, però, non riesce a fare miracoli: la formazione, pur presentando elementi interessanti come Artistico e Brambilla, scivola sempre più verso il fondo della classifica. Alla fine della stagione 1993/94, per Iuliano è nuovamente serie C.

La Salernitana, che nel frattempo ha trovato un nuovo assetto tecnico con l’arrivo in panchina di Delio Rossi, richiama Mark, che deve recuperare anche una condizione fisica precaria rimediata a Bologna. Rossi ne fa il jolly della difesa che, per due anni, si regge sulla tempra fortissima di questo calciatore.

Nel 1996/97 arriva la grande occasione: lo chiama la Juventus, che gli infila addosso la maglia numero tredici e lo fa volare verso lo scudetto, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale. Dopo tante retrocessioni, Mark viene letteralmente scaraventato nel football mondiale.

«Non dimenticherò mai il mio esordio juventino», racconta, «è avvenuto al “Delle Alpi”, contro il Manchester in Champions; lo stadio pieno, le maglie rosse dei “Red devils”, noi che vincevamo e loro che attaccavano per recuperare. Lippi mi dice di togliermi la tuta; le gambe mi tremavano, sarebbe sciocco non ammetterlo, ma poi, quando sono entrato in campo, tutto è passato ed ho cercato di dare il meglio, aiutato anche dal fatto che sono un tipo tranquillo.
È stata una stagione straordinaria; vinciamo lo scudetto con un mio goal a Bergamo, vinciamo la Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea. Peccato solo per la finale di Monaco; per me, è un ricordo bellissimo, considerato che l’anno prima giocavo in serie B, ma anche bruttissimo, perché la partita andò molto male. Merito al Borussia, certo, ma sono convinto che, se giocassimo altre dieci volte quella partita, non la perderemmo più».

Il 5 settembre 1998, Dino Zoff, commissario tecnico della Nazionale, lo fa esordire allo “Anfield Stadium” di Liverpool contro il Galles. Vincono gli azzurri per 0-2, con reti di Fuser e Vieri. Zoff inserisce Iuliano in una difesa a quattro, con Panucci che gioca nel Real Madrid, Cannavaro del Parma e Pessotto arrivato anch’egli alla Juventus. Per i presunti bomber Blake e Hughes è una brutta giornata, non vedono palla.

La concorrenza di Panucci, Nesta, Torricelli e dell’anziano ma sempre valido Ferrara, costringe Mark a limitare i momenti di gloria. Zoff lo ripesca per l’amichevole contro il Belgio (1-3) a Lecce ed, in pratica, gli consegna un ruolo di titolare sicuro per gli Europei del 2000. Nella sfortunata finale al “Golden Goal” contro la Francia, il 2 luglio, allo stadio “Feyenoord” di Rotterdam, timbra il cartellino dell’undicesima presenza.

Smaltita la delusione, si rituffa nel campionato; per la Juventus e per Mark, sono nuovi trionfi. Mark non è più titolare fisso, ma la sua parte la fa sempre, fino al 2005 quando, dopo aver indossato per ben 286 volte la maglia bianconera ed aver realizzato 7 reti, decide di emigrare in Spagna, al Mallorca di Cuper.

«A Torino sono cresciuto e diventato uomo, grazie alla società ai tifosi ed ai miei compagni di squadra; i miei anni in maglia bianconera, durante i quali ho vinto tutto, saranno sempre i miei ricordi più belli. Dopo la Juventus non aveva senso giocare in Italia con un’altra maglia, non mi sembrava giusto e non avevo gli stimoli necessari; ho scelto la Spagna, lottando per la salvezza e riuscendo a conquistarla, dopo notevole difficoltà».

L’avventura spagnola, per Mark, dura poco e l’anno successivo si trasferisce a Genova, sponda Sampdoria; al termine della stagione 2005/06 scende in Sicilia, per vestire la maglia giallorossa del Messina.