Gli eroi in bianconero: Giorgio STIVANELLO

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
13.07.2013 10:40 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Giorgio STIVANELLO

Nell’estate del 1956, la Juventus preleva dal Padova un’ala sinistra veloce e puntigliosa. Ha la pelle talmente scura che, se indossa un caffettano, lo si scambia per un tunisino che porta a spasso un branco di dromedari. Anche i capelli sono neri e perfino gli occhi, che fissano come setter smaniosi. Il suo nome è Giorgio Stivanello, “Stiva” per tutti. Nasce a Venezia il 13 luglio 1932. È un tipo gioviale, sorride spesso ed è dotato di una dialettica spigliata, simpatica; le parole gli scivolano sulla lingua che sembra impanata con sapone.

La Juventus si sta ristrutturando dopo la grigia epoca dei “Puppanti”; Garzena, Colombo, Emoli, Stacchini, Leoncini, Mattrel e Vavassori devono crescere ancora un po’, mentre Nay, Oppezzo e Viola sono vicini alla pensione. Reggono alla grande Boniperti e Corradi, germogliano i virgulti ed i nuovi acquisti portano nomi celebri: Charles, Sivori e Nicolé. Il lavoro del dottor Umberto è eccellente; il gruppo si raduna attorno a Broćić  jugoslavo con capelli bianchi ed intelligenza viva.

Il tecnico ha intuizioni rapide; quando vede Stivanello correre sul lungo linea e crossare con dosaggio euclideo, stabilisce che lo schema bianconero deve avere uno sbocco: la testa di “Long John”, che sbatterà la palla in rete oppure la smisterà sul sinistro luciferino di Omar. I palloni sono recuperati dalle retrovie e subito trasferiti al veneziano, il quale non ha indugi, corre sfiorando il lungo linea e da fondo campo fa suonare il mancino. La palla diventa un coriandolo che si deposita nel luogo richiesto da Broćić.

“Stiva” è amico soprattutto di Omar Sivori, li unisce un legame spontaneo e sincero. Dividono serate in famiglia, passate al tavolo a giocare a poker e ramino insieme a Charles ed Emoli. Insieme danno vita a duetti interessanti sul campo, poiché Giorgio non avrà un piede sudamericano, ma la tecnica è tanto scarna quanto solida; difende molto bene il pallone ed anche il tiro è di buona efficacia.

Quando saluta gli splendori di piazza San Carlo, la sede all’epoca è ubicata sopra il bar Torino, decide di avvicinarsi a Venezia e firma per il Lanerossi Vicenza. Dopo aver lucidato per l’ultima volta le scarpe si getta a capofitto sul lavoro.

Le cifre: 93 presenze e 21 goal nei sei anni di permanenza in bianconero; dalla sua anche due scudetti ed una Coppa Italia.