Gli eroi in bianconero: Alessandro BIRINDELLI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
12.11.2017 10:28 di Stefano Bedeschi  articolo letto 1773 volte
Gli eroi in bianconero: Alessandro BIRINDELLI

Nasce a Pisa, il 12 novembre 1974. Inizia a giocare a calcio all’età di otto anni nella squadra del San Frediano, piccolo centro della provincia di Pisa, come esterno offensivo. Cresce nelle giovanili dell’Empoli e, ben presto, è convocato dalla prima squadra; arretra la sua posizione in campo, diventando terzino destro. In Toscana disputa cinque campionati, ottenendo due promozioni consecutive, sotto la guida di Luciano Spalletti, dalla C1 alla B nel 1995-96 e dalla B alla A la stagione successiva, segnalandosi come uno dei migliori giocatori della serie cadetta: «La mia storia inizia a San Frediano, un paese in provincia di Pisa. Mi piaceva il judo e, per un po’, ho praticato entrambi. Poi, ho dovuto scegliere ed ho continuato con il calcio a Empoli, dove ho seguito la trafila delle giovanili, fino alla prima squadra.
È stata una vita molto dura. La mattina alle sette prendevo il treno per Pisa, portandomi libri e borsa da calcio. Una volta arrivato, mi infilavo di corsa nel parcheggio custodito per le bici, come tutti i pendolari. Pagavo mensilmente, oramai conoscevo chi mi teneva la roba da allenamento fino al pomeriggio. Alle tredici uscivo da scuola e avevo venti minuti per attraversare la città, lasciare il mio mezzo di trasporto e riprendere il treno. A Empoli, c’era mia madre che mi aspettava, con due panini pomodoro e mozzarella, poi via a giocare. L’ho fatto per tanti anni. Tornavo a casa distrutto, mai prima delle sette di sera. E dovevo ancora aprire i libri!  Al terzo anno ho smesso; studiavo presso l’Istituto Professionale per il Commercio, ma ho dovuto scegliere».
Nell’estate del 1997, è proprio Spalletti a segnalarlo a Marcello Lippi che lo porta alla Juventus, squadra di cui è anche tifoso. Prima di presentarsi a Torino, ottiene la promozione con l’Empoli in Serie A e vince i Giochi del Mediterraneo, con l’Under 23 allenata da Marco Tardelli. «Quando sono arrivato qui, non pensavo di rimanere così tanto. Per me, tifoso juventino fin da bambino, era la realizzazione di un sogno. All’inizio, la speranza era quella di fare bene e di conquistare un posto da titolare. Venivo dalla Serie B ed è stato un crescendo continuo».
Il primo campionato con la maglia bianconera è molto positivo; Biri, infatti, conquista immediatamente il posto da titolare e, con quarantasette presenze e due goal, partecipa attivamente alla conquista dello scudetto e della Supercoppa Italiana. «Ricorderò sempre il primo giorno di ritiro. Lippi disse a noi giovani che c’erano delle gerarchie da rispettare, ma che ci sarebbe stato spazio per tutti. Vinsi subito la Supercoppa Italiana contro il Vicenza ed esordii, segnando un goal, in Champions League, contro il Feyenoord. Ma la cosa più importante è che mi resi conto che c’era fiducia nei miei confronti. Tutti i miei compagni mi fecero sentire come se fossi stato con loro da sempre. Questa è stata, e sarà sempre, una prerogativa di questo spogliatoio».
Nella stagione 1998-99 Alessandro, nonostante il deludente campionato della Juventus, totalizza trentasei presenze e due reti, ottenendo la fiducia nel neo allenatore bianconero Ancelotti. Nelle stagioni successive, nonostante perda il posto da titolare, tutti gli allenatori juventini lo confermano e lo apprezzano, ammirandone la rapidità e la capacità di mantenere la forma anche giocando saltuariamente. Biri ottiene anche grandi soddisfazioni personali, come nella Champions League 2002-03; infatti, il suo goal contro il Deportivo La Coruña, realizzato con un destro sotto l’incrocio dei pali da una trentina di metri, è ricordato come uno dei più bei goal da fuori area della storia del calcio: «A livello personale, il ricordo più bello è stato il goal a La Coruña. Ma ce ne furono altri, come il cross per il goal di Zalayeta a Barcellona o la semifinale contro il Real Madrid, in un Delle Alpi ma così pieno di entusiasmo. Purtroppo, quell’annata si concluse con la delusione di Manchester, nonostante l’emozione di poter calciare e realizzare uno dei rigori. Fu una sensazione strana, quella che precedette il tiro, con pensieri che cambiarono mille volte prima di arrivare sul dischetto».
Logico che anche la Nazionale si interessi a lui; il 20 novembre 2002, contro la Turchia, esordisce nella squadra azzurra allenata da Giovanni Trapattoni. Nell’estate del 2005, durante una partita amichevole contro il Benfica, subisce un duro intervento alla caviglia che gli fa perdere tutta la stagione. Tornato a disposizione all’inizio della stagione 2006-07, complice la retrocessione della squadra bianconera in Serie B, ottiene il ruolo di vice capitano e riconquista anche il posto da titolare sulla fascia destra, grazie anche ai soventi infortuni di Zebina. L’infortunio e l’inesorabile passare del tempo, ne condizionano il rendimento; Biri, infatti, perde quella rapidità che ne aveva sempre contraddistinta la carriera e, spesso, è messo in difficoltà da avversari meno titolati. Nel campionato cadetto gioca, comunque, trentasette partite, segnando la rete che permette alla Juventus di battere il Pescara, il 31 marzo 2007: «L’amarezza che fa più male è stata la retrocessione in B, perché ho visto svanire tutti i sacrifici di una stagione dominata! Noi sappiamo quello che abbiamo lottato per vincere quei due scudetti e lo sanno anche dall’altra parte, però loro devono dire l’opposto per giustificare il motivo per cui non vincevano mai; la ragione, in realtà è una sola, noi eravamo i più forti e lo sapevano benissimo, dimostrandolo anche quest’anno battendoli a San Siro!»
Nel 2007-08 è riconfermato nella nuova squadra guidata da Claudio Ranieri e disputa solamente undici gare tra campionato e Coppa Italia. Il 17 maggio 2008, dopo 306 presenze e sei goal annuncia l’addio alla Juventus; nel suo palmarès figurano quattro scudetti, tre Supercoppa Italiana e un Intertoto: «Il segreto per rimanere tanti anni? La professionalità, la voglia di migliorarsi, credere in un progetto, essere in simbiosi con le idee della società. Tutte queste componenti portano a risultati come questi».
Il rammarico di non aver potuto scendere in campo per l’ultima partita in bianconero: «Ci sono rimasto male, ma è finita lì. Se avessi voluto far polemica, l’avrei fatta tre minuti dopo, quando le telecamere di SKY sono venute a intervistarmi. Sicuramente ci sono rimasto male, anche perché poi quando gli hanno chiesto il perché, la sua risposta è stata che in quel momento della gara aveva bisogno di un centrocampista. Cioè, l’ultima partita di campionato, capisci? La risposta dice tutto».
Una grave mancanza di rispetto nei confronti di una bandiera. «Quello che ho dato lo so bene e penso che la gente abbia apprezzato. Giocando bene o giocando male, ho sempre dato il massimo».