Buffa a TJ: "Scirea spettacolosamente normale e normalmente spettacoloso. Raccontiamo l'uomo, ma anche il sublime calciatore"

17.12.2018 17:40 di Edoardo Siddi Twitter:    Vedi letture
Buffa a TJ: "Scirea spettacolosamente normale e normalmente spettacoloso. Raccontiamo l'uomo, ma anche il sublime calciatore"

#SkyBuffaRacconta Gaetano Scirea andrà in onda in due puntate il 22 dicembre a mezzanotte su Sky Sport Uno e mercoledì 26 dicembre a mezzanotte e mezza sempre su Sky Sport Uno. Noi di Tuttojuve.com, oggi, abbiamo avuto l'onore di vederne un'anteprima (meravigliosa) e al termine di essa abbiamo scambiato anche due chiacchiere con l'autore di questo splendido docufilm: Federico Buffa. Capace di emozionare anche con poche battute.

Abbiamo appena assistito a un'anteprima di #SkyBuffaRacconta Scirea. Che emozione è stata raccontare un campione di questo calibro non solo in campo, ma anche fuori?

"Ci sono dei momenti che non sempre si riescono a comprendere mentre stai vedendo un pezzo in televisione. Ci sono stati dei momenti in cui i protagonisti della sua vita, sua moglie, suo fratello, mi hanno raccontato delle cose che mi avevano messo nella condizione di chiedere "Questa la posso mettere o non la posso mettere?" perché erano molto al di là dell'aspetto documentaristico e giornalistico. E alla fine lo hanno permesso, quindi ci sono dei momenti in cui la storia sinceramente prende delle svolte un po'inattese specialmente nella parte finale. Io penso che come uomo sia stato fenomenale, perché è stato sicuramente un uomo spettacolosamente normale e normalmente spettacoloso, ma io credo sia stato anche un calciatore letteralmente sublime. Come dice giustamente Zoff nella sua intervista sul Mondiale '82, quella squadra aveva questa capacità di ribaltare il campo con il contropiede manovrato, che non è quello classico all'italiana in verticale, è il contropiede di tanti giocatori che vanno nell'altra metà campo prendendo gli altri con tanto campo scoperto. Una lezione di calcio di altissimo livello. E lui era chiaramente il giocatore che permetteva di giocare così. Quel gol della finale è sintomatico. Qual è il giocatore che va a colpire il pallone di tacco nell'altra area di rigore con la squadra italiana in vantaggio se lui è il libero? Uno: lui. Benvenuti sul suo pianeta. Abitanti, uno. Lui. Ed è bellissimo questo perché la parte umana è straordinaria, ma la parte tecnica secondo me è stata un po' sottovalutata negli ultimi 30 anni e l'idea era anche un po' di recuperare quella".

Ci voleva in questo momento storico, in cui stiamo perdendo un po' le fila del discorso calcistico, raccontare un personaggio così grande?

Un po'? (sorride, ndr). Sì, ci voleva, ma è del tutto casuale perché questa scelta è stata fatta l'estate scorsa. Recenti avvenimenti fanno sì che abbia una certa attualità raccontare Gaetano Scirea, ma devo dire la verità, io non ho fatto granché. È un raccontano, un raccontiamo cui hanno partecipato in tantissimi. Ti posso raccontare un piccolo retroscena che non ho mai detto a nessuno. Quando siamo andati a girare in Polonia siamo passati alla Federazione polacca dove c'era Boniek, suo compagno di squadra e attuale presidente della Federazione e lui ha raccontato cose straordinarie, tra cui una cosa che credo nessuno sappia. Lui gioca la finale dell'Heysel soltanto perché la Juventus ha promesso alla federazione polacca che lui il giorno dopo sarà in campo a Tirana contro l'Albania. Oggi questo sarebbe impensabile, ma i calendari non combaciavano all'epoca e Boniek fa un'imitazione di Agnelli in un modo che nessun comico italiano è mai riuscito a fare. E tu vedi tutta questa gente che alterna i sorrisi, anche più dei sorrisi, a ricordare la loro vita insieme calcistica e non, e che poi improvvisamente si inscurisce e comincia a piangere perché deve associare l'altro ricordo. Ed è come questo cielo della Polonia che continua ad alternarsi di colori e di sole e ombra perché la storia è così. Sono pochi anni di vita però densi, fortissimi, e tutti quelli che l'hanno vissuto hanno partecipato a un documentario che in realtà è un lavoro di assamble con i protagonisti che sono più quelli che hanno giocato con lui che gli altri.