Schianchi (Gazzetta): "Il rito di Villar Perosa che resiste al business"

14.08.2019 14:30 di Rosa Doro Twitter:    Vedi letture
Schianchi (Gazzetta): "Il rito di Villar Perosa che resiste al business"

Nel suo commento su La Gazzetta dello Sport, Andrea Schianchi ha parlato della tradizionale sfida di famiglia della Juventus di Villar Perosa: "Ore 17, mercoledì 14 agosto 2019: come avviene ogni anno da 60 anni, il rito si rinnova. Va in scena l’amichevole di Villar Perosa: Juve A contro Juve B. Ma l’aspetto tecnico della faccenda è di secondaria importanza di fronte al significato dell’evento: ciò che colpisce, in questo mondo del pallone ormai globalizzato e governato dal denaro, è la strenua resistenza di questa messa laica che, a metà estate, si celebra nel giardino di Casa Agnelli. Già, perché dire Villar Perosa significa dire Famiglia Agnelli, non va dimenticato. Così come non va dimenticato il senso di questo spettacolo: i giocatori, fuoriclasse, campioni e comprimari, si presentano alla corte del re e mostrano ciò di cui sono capaci. Non c’è più l’Avvocato, non c’è più il dottor Umberto, ma ci sono gli eredi a tenere viva una tradizione che racconta, più di libri e parole, che cosa sia il mondo Juve. Stupirsi di questo rito significa non capire che il calcio ha sì bisogno delle tournée planetarie e dei viaggi intercontinentali per riempire la cassaforte, ma ha bisogno anche della passione che si genera attraverso il ripetersi di questa tradizione. Non importa se oggi c’è Cristiano Ronaldo a correre lì dove un tempo c’era Boniperti, e non importa se sulla panchina di Villar Perosa, dove si sono accomodati Renato Cesarini e Carletto Parola, Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi, Antonio Conte e Massimiliano Allegri, oggi si siederà per la prima volta Maurizio Sarri. Non sono i personaggi, i singoli, a determinare il senso di questa scena che tanto assomiglia a una pièce teatrale. È la trama a dare il ritmo, a condurre per mano il pubblico che, pur abituato agli stadi stracolmi per la Champions, si fa rapire da questa rappresentazione un po’ «strapaesana» che riporta il calcio indietro nel tempo".