Lanzafame, aneddoto sulla Juve
Davide Lanzafame a Gazzetta: «Ho cominciato a cinque anni al Barcanova grazie a mio padre che era dirigente. Poi feci un provino al Torino, andò bene ma poi non mi tesserarono. A quel punto arrivò la Juventus e non ci pensai due volte. Sono stati tredici anni memorabili in cui sono cresciuto come uomo e calciatore, al fianco di fenomeni. Ho vinto tutto tra Berretti e Primavera. Devo tantissimo a Guido Mattei, il mio mentore dall’Under 13. Un maestro di calcio, fu lui a svezzarmi tecnicamente. Nel 2007 fui capocannoniere al Viareggio con sette gol, molti segnati da subentrato.
Uscimmo agli ottavi contro il Piacenza di Nainggolan. In quel momento avevo i riflettori puntati, pensavo in grande. Se non ci fosse stata la vicenda che mi ha coinvolto, chissà come sarebbe andata. Ho fatto un po’ tutti i ruoli. Attaccante, seconda punta, trequartista, esterno, mezzala e ala grazie a Conte. Antonio era un martello: nel 4-2-4 di Bari al primo anno feci 10 gol e 3 assist in Serie B. All’inizio mi tirava le orecchie, poi capì il mio potenziale e mi fece giocare con continuità. Mi ha dovuto coccolare, ma è stato l’allenatore che mi ha cambiato la carriera».
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