Crepet: "Si diventa grandi con il talento e il sacrificio, non con i follower"

Crepet: "Si diventa grandi con il talento e il sacrificio, non con i follower"
Oggi alle 15:40Altre notizie
di Marco Spadavecchia

In un'intervista alla Gazzetta dello Sport, Paolo Crepet parla del rapporto tra atleti, social network e sovraesposizione mediatica. E lo psichiatra parte dalla scelta di Julio Velasco di invitare le sue giocatrici a limitare l'uso dei social durante i ritiri. "Velasco è una persona straordinaria, di un'intelligenza sopraffina – ha detto Crepet –. Non mi sorprende un comportamento del genere da un uomo come lui. Sempre controcorrente, nel verso giusto, a mio modo di vedere. È una soluzione intelligente, però Julio è una mosca bianca. Credo sia uno dei pochi a pensarla così in questo mondo. La sua lezione andrebbe seguita da tutti".

Meccanisco social

"Il problema è nel meccanismo, perverso e facilmente comprensibile – precisa lo psichiatra –. Gli atleti sono sovraesposti a livello mediatico, poi ci sono gli agenti, le agenzie, i social media manager e i giornali. Diventa difficile fermare la macchina. A volte basterebbe avere senso della misura. Troppo spesso conta più la buccia della polpa. Sui social funziona così. E c'è un altro grande problema: l'intelligenza artificiale. Ormai puoi creare contenuti finti in serie. Una volta online, prima che arrivi la smentita, il post è già virale. Ripreso da tutti e quindi vero per una fetta di pubblico. Il campione ha meno bisogno di esporsi sui social. Per lui parlano i successi e le vittorie, mica i post su Instagram. Si diventa grandi con il talento e il sacrificio, non con i follower".