Bucchioni su TMW: “ Via Agnelli e Allegri, tornano Conte e Del Piero: i tre giorni di una mancata rivoluzione che eccita il mondo Juve. Ma se Elkann non cambia…”
Il collega Bucchioni su TMW:
E’ bastato vedere Alessandro Del Piero tornare allo Stadium per scatenare la più grande rivoluzione virtuale che il mondo Juve ricordi. Nuovi organigrammi sono circolati in fretta e non soltanto sui social, anche i bene informati si sono accodati velocemente dando per imminente il licenziamento di Agnelli, Allegri e di tutti i dirigenti attuali, per far spazio alla presidenza Pinturicchio, al clamoroso ritorno di Antonio Conte e all’inizio di un nuovo ciclo. Il Popolo Bianconero, che evidentemente non aspettava altro, è stato preso da una grande eccitazione, trascinato dalla straordinaria voglia di cambiamento, che ha coinvolto anche membri della famiglia come Lapo Elkann con un tweet incendiario o vicini e tifosi doc come Evelina Cristillin con alcune dichiarazioni neanche troppo velate. Quasi un timbro di autenticità per le voci e per i si dice…
Alla fine però la rivoluzione non c’è stata, sono rimasti tutti al loro posto, da Agnelli ad Allegri e compagnia, trattasi soltanto di una grande illusione che però non può sparire così come è nata e sulla quale (per me) vale la pena di riflettere.
Se per Arrivabene, l’unica novità imposta da Elkann di recente, Del Piero è soltanto un’icona e la sua presenza in casa Juventus non vuol dire assolutamente niente di più e niente di meno dell’essere un grande ex, credo che alla proprietà, parlo ancora di John Elkann naturalmente, non possa e non debba sfuggire la sostanziale insoddisfazione di gran parte della tifoseria bianconera.
E sarebbe un errore derubricare tutto nella delusione per gli scarsi risultati sportivi, per non aver vinto lo scudetto per la seconda stagione consecutiva.
E’ vero che a volte basta una vittoria per far tornare il sorriso ai tifosi, il calcio è anche questo, ma non mi sembra il caso della Juventus che registra scetticismo, perplessità e un sostanziale malessere ormai da troppo tempo. I tifosi e neanche pochi, non erano contenti neppure quando Allegri vinceva, quando un ciclo straordinario fatto di nove anni di successi era al suo apice.
La sensazione è che a casa Juventus non abbiano compreso fino in fondo che i tempi sono cambiati, che il calcio è mutato rapidamente, c’è stato un profondo rinnovamento anche anagrafico all’interno della tifoseria e dei fruitori del prodotto calcio, e il più citato slogan della società “Vincere è l’unica cosa che conta”, non sia più accettato e condiviso.
Il senso di appartenenza oggi nasce attorno a valori diversi e potrei rovesciare il concetto tanto caro a Boniperti dicendo che “vincere non basta più”.
Lo sforzo deve essere culturale, per essere accettati si deve andare oltre i colori della maglia, la storia e la tradizione, negli anni il calcio è stato trasformato in uno sport-spettacolo e l’obiettivo più grande del tifoso non è più solo vincere, ma anche divertirsi, vedere giocar bene, essere orgogliosi di quello che propone la propria squadra.
Il tratto distintivo e il collante delle tifoserie 2.0 continua a essere il successo, ovvio, ma in percentuale minore. I gusti sono cambiati, si sono affinati, solo se vinci e giochi bene, fai spettacolo, regali emozioni, sei al top. Sei un club moderno e da apprezzare. Ma puoi anche non vincere sempre, non è primario, fondamentali sono le altre componenti di una passione sostanzialmente mutata. E’ il frutto della globalizzazione calcistica, le nuove generazioni da vent’anni si abbeverano alle fonti del City e del Liverpool, del Bayern o del Barcellona del bei tempi, ma vedono anche fenomeni calcistici importanti e squadre che fanno parlare e rendono orgogliose senza avere un palmares straordinario, piacciono le nuove idee di calcio.
Sono queste le ragioni che spingono il Popolo Bianconero a credere in una rivoluzione, perché la vorrebbero, in sostanza l’aspetterebbero per togliere dal brand Juventus quel che di vecchio, di calcio utilitaristico, di valori calcistici superati che probabilmente rendono meno orgogliosi. Detto questo, se per qualcuno fossero solo discorsi, bisognerebbe almeno valutare l’effetto fine ciclo che sta condizionando gli ultimi due anni bianconeri. Ma non è stato fatto neppure quello.
La storia renderà per sempre omaggio ad Andrea Agnelli e ai suoi anni d’oro, forse irripetibili, ma proprio la storia e non solo del calco insegna che i grandi periodi hanno un inizio, un apice e una inevitabile fine. Lottare contro la fine, cercare di resistere, non prendere atto di ciò che sta accadendo, ha portato perfino alla caduta dell’Impero Romano.
La Juve con Agnelli e il suo modo di fare calcio ormai vecchio, da fine ciclo, sta facendo proprio e solo questo: resistere.
Quello che sorprende è che John Elkann non sia intervenuto. Un personaggio del suo livello, giovane, con visione, sicuramente conosce più di me le dinamiche aziendali, da altre parti ha cambiato cercando energie e idee nuove, nella Juve no.
E’ evidente che le scelte degli ultimi anni siano state sbagliate e contraddittorie. E’ chiaro che riprendere Allegri dopo averlo licenziato e bollato come emblema di un calcio vecchio appena due anni prima, è la contraddizione delle contraddizioni.
Quel calcio lì non funziona più o meglio non funziona quando ci sarebbe da far ripartire un ciclo con giocatori diversi, ci sarebbe una squadra da rifondare attorno a un gioco e tutto quello che sappiamo…
Non piace questa Juve a maggior ragione quando vedi che anche il Villareal gioca meglio di te e ti elimina dalla Champions, ma non entusiasma i tifosi neppure se conquista la finale di coppa Italia perché comunque la Fiorentina ha giocato a pallone e per i bianconeri solita difesa e contropiede.
Ma consiglio ai tifosi di mettersi l’animo in pace.
Se non ci saranno fatti clamorosamente inattesi, la rivoluzione non ci sarà neppure questa volta e s’era capito dalla lettera che proprio John Elkann ha inviato agli azionisti di Exor prima di Pasqua. Piena fiducia in Agnelli, investimenti per sostenere il brand Juve e pazienza per aspettare la crescita della squadra. Come se non bastassero i settecento milioni già immessi in pochi anni con due aumenti di capitale.
E il tema è proprio questo: quanto tempo sarà ancora concesso?
Quanto ci vorrà per tornare a vincere?
Con la restaurazione, con Allegri in panchina, grande allenatore quando deve gestire i campioni, c’è solo una strada praticamente obbligata: fare un grande mercato.
Questa Juve ha bisogno di giocatori fatti e finiti, di personalità, in grado di giocare senza avere la necessità di un gioco che li aiuti e li faccia crescere. Il capofila di questa tipologia di allenatori è Carlo Ancelotti, il più grande di tutti. Nessuno come lui sa tenere insieme tanti campioni, motivarli, dare idee tattiche e farli vincere. Anche lui, però, ha sofferto quando ha avuto squadre un gradino sotto, che avevano bisogno di un gioco, come Napoli o Everton.
Dunque, mi aspetto un grandissimo mercato e il segnale delle intenzioni bianconere sembra arrivato dall’acquisto di Vlahovic. Ieri si parlava di un contratto biennale per Di Maria, quella è la strada.
Se queste sono le intenzioni, se arriveranno quattro-cinque campioni, Allegri tornerà a fare l’Allegri. O almeno sarà sul suo terreno.
In caso contrario continueremo a vedere gente come Kulusevski, per fare un esempio, che non cresce, anzi regredisce a Torino e rinasce altrove.
Non si deve offendere nessuno se dico che la stagione è fallimentare. Lo dicono i numeri. E’ evidente. Domanda ai tifosi bianconeri: ricordate una partita di quest’anno che vi renda orgogliosi e vi è piaciuta fino in fondo? Forse la gara con il Chelsea in Champions, forse l’ultima con l’Inter. E poi?
Barricate, palle inattive, autoreti, risultati strappati con l’orgoglio e la rabbia.
Morale?
Scudetto perso, Supercoppa italiana persa, fuori agli ottavi dalla Champions, meno punti di Pirlo, ancora in dubbio il quarto posto e anche vincendo la finale di coppa Italia sarebbero solo briciole.
Ovvio che Allegri sia in discussione per i risultati e per come gioca la Juve e se lui agli scettici risponde ironico “mi vedrete qui anche per i prossimi tre anni”, evidentemente è convinto che i campioni glieli compreranno davvero. Altrimenti dopo aver sognato Del Piero i tifosi potrebbero svegliarsi un po’ agitati…
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