Beppe Galli: "La Juventus ha lanciato tanti giovani che poi hanno fatto grandi carriere"

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di Redazione TuttoJuve

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Beppe Galli, agente Fifa e presidente di Assoagenti. Di seguito, un estratto dell’intervista. 

Dobbiamo dire che è stata una finestra di mercato che, almeno in Italia, non ha scaldato il cuore dei tifosi. Presidente, qual è la sua lettura?

“Ma ci rendiamo conto in che stato economico siamo? Il problema è che si continua a prendere giocatori stranieri e non si guarda abbastanza in casa propria. Il tifoso vuole il nome, ma bisognerebbe avere anche il coraggio di fare come sta succedendo a Napoli con Vergara, che sta giocando perché si sono fatti male tanti giocatori. Alla fine Conte è stato costretto a puntare su di lui e ora se lo tiene stretto, è un giocatore forte, forte davvero. Però non lo si vedeva prima, eppure non è che fosse sconosciuto, se non sbaglio l’anno scorso o due anni fa giocava a Reggio Emilia. Le qualità nei ragazzi ci sono, ma ci vuole anche quel pizzico di fortuna. In Italia, per esempio, la Juventus ha lanciato tanti giovani che poi hanno fatto grandi carriere. Da noi servirebbe più coraggio nel farli giocare, anche se il risultato spesso viene prima di tutto.”

Secondo lei, il problema non è solo economico ma anche culturale?

“Assolutamente sì. Capisco Inter e Milan, che hanno altre esigenze, ma tante altre squadre vanno a prendere stranieri quando magari potrebbero valorizzare giovani italiani e non è nemmeno vero che all’estero i giocatori costano meno, in Italia basta che un ragazzo faccia due partite buone e il prezzo schizza alle stelle. Questo è un problema strutturale del nostro sistema.”

Lei ha introdotto il tema Vergara, che ha fatto molto discutere. Fino a gennaio aveva giocato pochissimo con il Napoli. C’è chi diceva fosse impossibile togliere spazio a giocatori come Noa Lang o Politano, e chi invece sosteneva che 10-15 minuti a partita lo avrebbero aiutato a crescere. Da che parte sta?

“Io dico che spesso i risultati contano tantissimo e quindi gli allenatori si affidano ai giocatori più esperti. Poi però la fortuna dei giovani arriva quando manca qualcuno e loro sono bravi a farsi trovare pronti. Ma non è facile, un giovane sa che se fa bene continua, se sbaglia una partita rischia di essere subito accantonato. Questo è il vero problema. Senza offesa, ma succede anche a voi giornalisti, uno fa una grande partita e diventa il nuovo Baggio, quella dopo torna a essere nessuno. È una mentalità sbagliata.”

Secondo lei Vergara ha dimostrato di poter stare stabilmente in questa squadra?

“Vergara può stare in pianta stabile nel Napoli perché ha doti e caratteristiche differenti rispetto ai compagni. Non è solo una soluzione di emergenza, è un profilo che mancava nella rosa del Napoli. Nessun altro esterno o trequartista di Conte ha la sua muscolarità, la sua verticalità, il suo senso dell’inserimento. Io l’avevo visto giocare a Reggio Emilia e mi era piaciuto molto, c’è qualità. Come lui ce ne sono tanti, ma se guardiamo le squadre italiane, nel 70% dei casi sono piene di stranieri. È un dato inconfutabile e anche un po’ triste.”

Quindi i giocatori italiani ci sono, ma non vengono valorizzati?

“Io sono convinto di sì. Qualcuno dice che i giocatori italiani non ci sono più, ma non è vero. Secondo me manca anche una certa cultura, a partire dagli allenatori e dalle società. Se vuoi far crescere i giovani devi avere tecnici con una storia, perché anche il nome dell’allenatore pesa. In Spagna, per esempio, se non sbaglio c’è Fernando Torres che allena la Primavera, il ragazzo lo guarda in un’altra maniera. È una questione culturale.”

Presidente, il Napoli ha dovuto muoversi con un mercato molto ragionato, quasi a saldo zero. Sono arrivati due giovani brasiliani, Alisson Santos e Giovane dal Verona. Come giudica questi acquisti?

“Io una cosa la posso dire da tifoso ed un'altra da addetto ai lavori. In Campania c’è un bacino incredibile di ragazzi di talento. Secondo me lì si potrebbe fare un lavoro straordinario a livello di settore giovanile. Per quanto riguarda questi due ragazzi, sono giovani interessanti, ma la vera sfida resta sempre quella,  avere il coraggio e la pazienza di farli crescere davvero.”