L'IMBOSCATA - Restano blasone e storia, ma oggi la Juve è quasi come un'Atalanta. Giuntoli ricostruisce dalle macerie. C'è un unico progetto. Il futuro di Marotta e Allegri. Gravina, ADL, Abodi e le "bombe" annunciate

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.
09.02.2024 00:49 di Andrea Bosco   vedi letture
L'IMBOSCATA - Restano blasone e storia, ma oggi la Juve è quasi come un'Atalanta. Giuntoli ricostruisce dalle macerie. C'è un unico progetto.  Il futuro di Marotta e Allegri.  Gravina, ADL, Abodi e le "bombe" annunciate
© foto di Andrea Bosco

di Andrea Bosco

Inutile recriminare. Si recrimina quando esiste un valido motivo per farlo. Per settimane il motivo c'era stato. Gli smaccati "favori" arbitrali all'Inter che avrebbero dovuto indignare non solo la Juventus, ma tutte le altre società del campionato.

Zitta la Juventus, zitti tutte le altre. Quindi, se nessuno (a parte i soliti noti) ha recriminato, perché farlo per la sconfitta del Meazza? Alla Juve è andata persino di lusso a perdere con una autorete gollonzo. Il divario è stato abissale. A riprova che finora Allegri ha fatto i miracoli, le nozze con i fichi secchi. Gli errori si pagano. E la Juventus è stata progettata pessimamente negli ultimi anni. Giuntoli ha trovato macerie. Ma per fortuna i medesimi errori non sono stati fatti nel settore giovanile. I frutti si stanno vedendo, ma i frutti, certi frutti, necessitano di maturazione.

Io non so cosa abbia in mente Elkann. So che Marotta non tornerà alla Juventus, so che il futuro di Allegri è da scrivere. E so, questo lo so (e sarebbe il caso che tutti i tifosi ne prendessero atto) che per rivedere una Juventus "stellare", ci vorrà un lustro, forse di più. Perché è cambiata la "mission". Si fa presto a dire: "La Juve corre sempre per vincere". Poi c'è la realtà. E la realtà dice che la Juventus non ha un regista paragonabile al turco di Inzaghi. La realtà dice che non ha un attaccante paragonabile al norvegese di Guardiola. La realtà dice che la Juventus non ha un trequartista in grado di inventare e di segnare. Aveva Dybala, ma grazie al signor Arrivabene lo ha perduto. È bene convincersi che oggi la dimensione della Juventus è più simile a quella di un'Atalanta, piuttosto che a quella di un Real Madrid. È bene convincersi che contro l'Inter, la Juventus non ha tirato in porta per 95 minuti. Il blasone è intatto, la storia meravigliosa. Ma né il blasone, né la storia ti fanno vincere scudetti e trofei. Io non sono scontento. Non accuso Allegri, non accuso i giocatori e capisco persino la proprietà che in questi anni ha continuato a ricapitalizzare. Non sempre si può vincere, e la Juventus in dieci anni ha vinto 9 scudetti di fila e altri trofei nazionali, due volte è arrivata in finale di Champions. Aveva un progetto. Oggi l'unico progetto sul piatto, per la Juventus, è quello di risanare il bilancio.

Darei un consiglio ai miei entusiasti colleghi confezionatori di iperboli: prima di definire questo Alcaraz, il "nuovo Vidal", siate prudenti.

Spero che la Juventus torni a concentrarsi sul "possibile". E il suo possibile è un secondo posto in campionato e magari, con un blitz vincente, la Coppa Italia. Il resto sono bubbole. Mi sfiniscono le previsioni di mercato. Tipo, la Juventus ha un tesoro da mettere in vendita: gli Huijsen, i Soulè, i Barrenechea and company. Meglio valutare con attenzione per non ripetere altri casi Dragusin. E poi vendere, per fare cassa e tenere chi? Kostic? Weah? Illing? Kean? Miretti? Per tenere il simulacro di Pogba?

La gara con l'Udinese darà qualche indicazione. Sperando che nessuno abbia la tentazione di farsi dare un "rosso" dopo una ventina di minuti.

A marzo l'assemblea convocata da Gabriele Gravina dovrà decidere se fare qualcosa di concreto in tema di riforme, oppure continuare a cazzeggiare come da decenni il calcio italiano sta facendo. E non potrà più continuare a fare. Visto che è gravato da 5 (dicesi cinque) miliardi di euro di debiti. Provate a scrivere la cifra e capirete l'enormità del "buco". Ha ragione De Laurentiis quando afferma che qualche club (uno a caso, l'Inter) con 1 miliardo di debiti, "non dovrebbe avere il permesso di iscriversi al campionato". Don Aurè, io sono uno che non scorda "o' passato". E quindi rammento quando una certa squadra (presidente federale Carraro) presentava fidejussioni false, ma egualmente poteva iscriversi, persino con 16 giorni di ritardo al campionato, calpestando le regole. Quando si dice il fascino – indiscreto, diciamolo - di un paio di baffetti. All'Ovest, niente di nuovo: lei ha ragione, caro don Aurelio. Sono pochi quelli che gareggiano con i conti in ordine, come lei, da valente imprenditore, fa.

La serie A, intesa come Lega reclama più autonomia, visto che è la serie A a tenere in piedi tutto il "carrozzone". L'avessero mai detto. Io so' io e voi non siete un... eccetera, ha replicato Gabriele Gravina, marchese senza blasone, del Grillo. Io vado al congresso Uefa di Parigi, io sono "vicepresidente" con la certificazione di Ceferin. Voi è inutile che soffiate sul fuoco preannunciando "casini".

Benché loquace più di Amadeus al Festival, Gravina ha le sue gatte da pelare. Vorrebbe ridurre l'assurdo numero delle società professionistiche (100 tra le tre Leghe) almeno ad 80. Ma quelli destinati alla dieta non ci stanno: la bandiera, il pueblo, la politica, il sociale, la storia. Le 20 società di serie A sono in disaccordo su molte cose (Inter, Juve e Milan vorrebbero un campionato ridotto a 18 squadre, ipotesi che gran parte delle altre vedono come il fumo negli occhi, per non parlare della serie B, bramosa di strapuntini) ma sul diritto di veto sono come un sol uomo. Ergo alla fine non si farà l'emerita mazza di sempre. In stile Gravina: gattopardescamente. Almeno una volta Gravina si esprimeva come il Conte Zio: "lenendo e sopendo". Da quando Ceferin gli ha dato i "galloni" ha messo le mani sui fianchi e dal "balcone", ha minacciato: "se i club vogliono andare sul Titanic, toglierò io la musica". Finora ogni annunciata "bomba" si è rivelata un flebile "peto". In definitiva: cercasi ministro dello sport, disperatamente. Abodi: chi era costui?