L'IMBOSCATA - E' uno Scudetto senza gioia. C'era una volta la Juventus. Sarri come il “cavallo di Troia“. Un segnale lanciato anche dagli investitori. Ma nessuno può uccidere la grande balena bianca

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.
31.07.2020 00:21 di Andrea Bosco   Vedi letture
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L'IMBOSCATA - E' uno Scudetto senza gioia. C'era una volta la Juventus. Sarri come il “cavallo di Troia“. Un segnale lanciato anche dagli investitori. Ma nessuno può uccidere la grande balena bianca

Non mi piace il gioco di Maurizio Sarri. Non mi scalda il nono scudetto di fila conquistato dalla Juventus. Qualcuno può dire che questo titolo sia stato lo scudetto di Sarri? E' stato uno scudetto senza gioia. Non per per assuefazione o abitudine alla vittoria. Ma per evidente imbarazzo: verso un gioco sempre invocato e mai visto. I cicisbei dell'informazione blaterano di “grande bellezza“: di “quel“ Napoli che incantava e mai vinceva. Ora è chiaro che Sarri è stato ingaggiato da Nedved e  Paratici con l'assenso di Agnelli: colpa loro. Ma è anche vero che per in un paese dai globuli cattocomunisti, l'idea di un “rivoluzionario“, tra l'altro dai modi poco urbani, che fa strame della tradizione bigotta della società più amata (e contemporaneamente odiata) d'Italia è  un cioccolatino ripieno di rosolio. Sarri è quella “discontinuità“ invocata anche recentemente da Aurelio de Laurentis.  Appare Sarri come il “cavallo di Troia“ in grado di abbattere una tirannia che da un decennio sta rendendo ridicolo il movimento calcistico italiano.  Ai cicisbei di regime non importa della “bellezza“: hanno i loro etici  "amori“ ( calcistici).  Il fatto che tre quarti del popolo juventino detesti Sarri ha ampliato a dismisura il recinto di quanti lo “sostengono”. Dopo lo scudetto sono spuntati come i funghi gli amici di Sarri. I “mentori” di Sarri. Quelli che conoscono Sarri da quando frequentava le elementari.  

Sono severo con Sarri, perché non è vero che si è adattato a quello che ha trovato. Ha cercato di flettere, manipolare, modellare, quanto ha trovato. Sarri non cambia mai lo spartito. Gli integralisti sono così: hanno il “libro” che è il “sapere” . Non hanno dubbi. Solo la certezza inossidabile che la “loro” sia la giusta strada. Solo con Ronaldo, visibilmente, Sarri si è piegato.  Ronaldo è troppo per tutti. Non esiste sul pianeta un tecnico in grado di reggere il suo ego e la sua personalità. Forse solo Zidane: ma Zizou è stato un “dio” come Ronaldo.  

Detesto il gioco di Sarri perché c'era una volta la Juventus: spesso vinceva, qualche volta perdeva. Ma c'era. Era la Juventus. Era solida, era un “corpo” . Con qualche ruga . Ma “era” .

Aveva una forte identità difensiva. Qui sta certamente l'equivoco di fondo di questa travagliata stagione .  La Juventus è come una nave dalle troppe falle nella sentina. Difficile da governare. Copri una falla e il mare ti entra da un'altra. Ti dicono che il nocchiero ha bisogno di tempo. Di altri marinai. Di nuove vele. Di bitume bollente sulla carena. Ti dicono che merita, il nocchiero, di   poter affrontare una nuova traversata. Comunque vada. Stai andando a casa di Ulisse, nella città che, vuole la leggenda, da Odisseo sia stata fondata. Ad un passo dalle Colonne d'Ercole, verso il mare oceano. Là dove aspetta Moby Dick.  E' Madama la smisurata balena bianca. Non  posso non ammirare la sfida che Sarri sta lanciando a stesso: provare a piegare la madre di tutte le balene. Che solca i mari da sempre. Ma che nessuno può pensare di cambiare semplicemente perché è lei che ti “cambia“ . Come ha spiegato al “Guardian” un pischello pieno di medaglie come Dybala: “Sazi? Stiamo già pensando al decimo scudetto“. Non alla bellezza, non al gioco, ma ad un nuovo trofeo. A quella sensazione fortissima che sa darti la vittoria. Specie se dietro alla coda hai uno sciame di arpioni. Ma nessuno può ucciderti. In tanti ci hanno provato. Neppure Calciopoli ha potuto: una balena normale sarebbe affondata. Forza dieci verso il decimo. Gli arpioni sono stuzzicadenti sulla “gobba“ (e cosa altro se no?) piena di cicatrici di Moby Dick.

Nell'ossessione di Maurizio Sarri per la sua “ idea” c'è molto di Achab. La cicca martoriata fin o allo sfinimento la sua gamba d'avorio. Leggere Melville per sapere come questa storia va a finire.  Hanno una melodia nella città fondata da Ulisse. La musica del “destino“. Si può essere “belli” anche difendendosi.  Si può essere orrendi anche segnando gol a grappoli. Giovanni Brera sosteneva che “ 0-0” fosse la gara “perfetta“ . La bellezza di chi offende contenuta, annullata dalla bellezza di chi difende. Ci sono scrittori che diventano famosi per un romanzo, senza riuscire mai a ripetersi. Colpa anche di chi “attende“ . Nessuno è mai riuscito a produrre qualche cosa che assomigli al  “Giovane Holden“: neppure il suo autore, Salinger.  

A volte capita di essere “catturati“ dai miraggi.  Capita di sognare. Capita di finire in un “tempo sbagliato“. Capita di finire in un luogo dove fino ad un minuto prima il mantra era “vincere è l'unica cosa che conta“ e un minuto dopo non è più così. Un club che è arrivato a togliere dal suo logo il nome per sviluppare a livello planetario il brand ha bisogno di altre certezze. La notte di domenica la Juventus ha vinto matematicamente il nono scudetto di fila. Il lunedì pomeriggio il suo titolo in Borsa ha perso il 5,5 %. Quelli che ne sanno, ti spiegano che pur vincendo era apparsa, brutta, fragile, insicura: anche agli investitori. Sarri ha tentato. Per la Juventus e per se stesso.  Pur detestando il suo gioco, l'uomo con la sua utopia, mi fa simpatia.  Ma i sognatori sono pericolosi. “Abbassano la testa e si precipitano contro i muri - spiegava Conrad - con quella serenità sconcertante che può dare soltanto una immaginazione disordinata“.