SOTTOBOSCO - Eriksen e la vittoria della vita. Sbandierati affaroni di mercato, ma gli scoop (e i soldi) sono pochi. Spinazzola fa il Cabrini, che rimpianto per Juve e Paratici

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.

14.06.2021 00:43 di Andrea Bosco   vedi letture
SOTTOBOSCO  -  Eriksen e la vittoria della vita. Sbandierati affaroni di mercato, ma gli scoop (e i soldi) sono pochi. Spinazzola fa il Cabrini, che rimpianto per Juve e Paratici
© foto di Andrea Bosco nella foto di Mariangela Me

In  mondo-visione è andata in onda durante Danimarca – Finlandia l'angoscia . Quella per la sorte di Christian Eriksen  che si accascia al suolo causa arresto cardiaco.  Dramma evitato dalla prontezza di un compagno di squadra e dall'intervento dei medici. Ansia e  smarrimento. Il Principe di Danimarca come il Cavaliere de “Il Settimo Sigillo“ ha mosso sulla scacchiera il  Cavallo beffando la Signora in Nero  Se hai la fede puoi scomodare l'Onnipotente. Se non ce l'hai, inevitabilmente ti interroghi se per caso non avesse ragione Giansenio: ogni uomo ha un irrevocabile destino? Una mappa della vita: per alcuni breve, per altri lunghissima? “Stat sua cuique dies“ scrive Virgilio nell' “Eneide“. Più o meno:  “A ciascuno è destinato il suo giorno“.

Ho provato dal televisore una forte emozione. E quando dopo un'ora, la collega di Sky, visibilmente provata ha detto: “Eriksen è cosciente“, ho tirato un urlo come per un gol dell'Italia.   Aveva vinto la vita.  E fa niente se in ossequio alla cinica regola dello “spettacolo che deve, comunque, continuare“ la gara tra Danimarca e Finlandia sia stata  poi  conclusa.  Questa è l'ennesima occasione perduta da un calcio che non riesce a riflettere. Neppure di fronte ad una tragedia per fortuna evitata. L' eccezionalità della vita procede con imprevedibili “inciampi“. Un arresto cardiaco può capitare ad un atleta, come ad un sedentario. Ogni anno in Europa muoiono, per infarto, oltre 400.000 persone. Non c'è medico che possa prevedere “prima“ quello che accadrà nel cuore di un uomo o di una donna. Si sa solo che, per qualche motivo, le donne  risultano meno esposte alla  patologia.  Il punto è un altro: la mercificazione del sistema. Un moloch edificato su interessi talmente smisurati da aver perso la percezione della decenza. Come accadde quell' 11 settembre dopo l'attentato  alle Torri Gemelle a New York che provocò 3000 vittime nell'indifferenza dell 'Uefa.  Per altre cose, come noto, il cuore del moloch, viceversa, si strazia . Per la difesa verghiana della propria “roba“ il cuore del moloch si indigna. Confermando, sul tema, il pensiero di  Proust: “Nelle persone immorali, le indignazioni morali, sono forti non meno che nelle altre: soltanto cambiano un po' d'oggetto“.

Chistian Eriksen: l'augurio è quello di rivederlo in campo.  Ma senza fretta. Secondo gli indios venezuelani Piaroa ogni uomo dispone di almeno tre vite. Una Eriksen l'ha consumata.

Senza ipocrisia: davanti a situazioni come quella vissuta sabato pomeriggio si deve continuare a parlare di certi personaggi? Ceferin sembra la peggiore versione del Miles di Plauto. Gravina un Arlecchino al servizio di padroni con mezza lama nel fodero.

Si vagheggiano affaroni al calciomercato. Ma la verità è  che di soldi ne corrono pochi.  E che le  società si muoveranno dopo l'Europeo.  Per ora nessuno ha firmato: neppure Gigio Donnarumma. Realizzare uno “scoop“, tra l'altro, è complicato. Ogni tanto ci riesce Gianluca Di Marzio che è il più bravo. I media (tranne rare eccezioni)  veicolano il pensiero “dominante“. Ho nostalgia del tempo nel quale i giornali se le suonavano. E i giornalisti, per difendere  un calciatore, arrivavano a sfidarsi a duello. Ho nostalgia delle polemiche tra Gioanbrerafucarlo e Arpino o  Gino Palumbo.  Ho nostalgia di Marino, impareggiabile disegnatore del “Guerin  Sportivo“ diretto dal conte Rognoni.   Indimenticabili vignette che oggi sarebbero considerate “politicamente scorrette“. Come quella che settimanalmente veniva dedicata alla camera da letto di Helenio Herrera. Nella quale  madame Gandolfi si lamentava di come il “mago“ avesse dimenticato la pratica della “doppietta“ .

Era un giornalismo naif. Ma più coraggioso e sanguigno di quello odierno.  Un po' come accade con  i giocatori.  I pochi artisti  sono guardati, dagli allenatori, con sospetto. Come testimonia la tribuna di Sancho in Inghilterra – Croazia .  In un contesto pedatorio sovente noioso, quella espressa dall'Italia di Mancini si  è rivelata  una boccata di ossigeno. Ora il pericolo è l'esaltazione. E' ancora lunga. Ma vincere aiuta a vincere. E Svizzera e Galles non sembrano ostacoli insormontabili. Poi si vedrà. Volevate un Cabrini? Eccovi Spinazzola per la disperazione della Juventus (e ovviamente dell'ormai ex, Paratici). Cercate un Paolo Rossi?  Fatica sprecata: di Pablito hanno buttato lo stampo. Ma potete sognare un Raspadori. Anche  se a mio parere, la sorpresa potrebbe essere costituita dal “vecchietto“  Lorenzo Insigne .